piccoli suicidi

Spariscono blog. A volte mutano pelle od interessi, a volte senza commiato. Come per gli amori disillusi, immagino venga coscientemente tagliato qualcosa di caro, per punire sè e gli altri. Ma anche per sfiducia, perchè l’orizzonte e le motivazioni alte si sono interrotte.

Suicidi reversibili. Attese interrotte. E dall’altra parte, ci si dispiace, per la voce amica che scompare inattesa. Piccoli dolori. E non è proprio tutto virtuale.

sex and food

Banale vero? E che mai avrà il nostro da dire di nuovo su un argomento talmente esplorato? Nulla, ridadisco, il primato della lentezza e dell’attenzione, solo questo, assieme ad un poca di leggerezza e divertimento.

Anzitutto niente ostriche preventive e peperoncino, mi piacciono, ma non li ho mai trovati stimolanti, il peperoncino in particolare, toglie l’attenzione e la concentra su di sè.  Per iniziare, qualche stuzzichino, gamberetto, scampo, purchè senza sapori forti, per guardarsi negli occhi, far scorrere le dita. Serve tempo, è un sesso lento, preparato, fatto di attenzioni, non casuale, ha bisogno di apertura mentale e fisica. Ondeggia tra piaceri diversi, ma per mangiare davvero, sono altri i rituali.Torniamo al cibo che inframmezza il sesso, occorre tempo, anche spazio, la cosa si può svolgere in più luoghi, basta siano comodi. Ad esempio un bagno assieme è una esperienza che si presta ad essere accompagnata con vino freddo e stuzzichini. Ed esaurita la prima passione, senza fretta, è piacevole asciugarsi reciprocamente, mettere quel tanto di crema che serve a scaldare. Poi a letto, piluccare formaggi non invadenti, parlare, accarezzare, ascoltare. Le parti più impegnative alla fine, quando sarà solo la voglia a governare gesti e corpi. Vanno bene, tra l’una parte e l’altra, i formaggi, molli o a scaglie, purchè discreti, con noci e marmellate di verdure, di pomodori o peperoni, buoni anche i fichi, le arance e le pere in mostarda. L’importante è usare le dita e non le posate: i formaggi sono lì che aspettano una parentesi di conversazione, uno scambio, un imboccarsi. Il cioccolato, serpeggierà dopo il salato, possibilmente fondente od altro purchè piaccia. Poichè, è esso stesso piacere, deve essere poco e discreto anche se combinato con peperoncino, oppure con fave di cacao, o granella di nocciole o mandorle. Niente nutella, fa urlare solo quando si puliscono le mani sulle tende, buoni invece, i pezzettini sparsi. A tocchetti o scorze, assaggiati e scambiati in punta di labbra. Con fantasia d’uso. Nel bere sono esclusi i liquori, il vino ha funzioni diverse, meglio inizialmente, bianco, aromatico e freddo da sentire l’aroma appena. Il vino accompagna, l’attenzione è su altro ed allora la sua funzione è dissetare. La sequenza scivolerà sul rosso, prima discreto e per finire, corposo e generoso, un vermuth chinato con il cioccolato. Evocante il sonno e corroborante.  Bollicine, solo se i ruttini sono simpatici e fanno ridere. Tutto fluisce e porta ad un risultato, quello del piacere, ma le sfere sono collaboranti ed è meglio non eccedere prima se non si vuole banalizzare poi. Una scopata e via non ha bisogno di tanto sforzo reciproco.  Mentre parliamo di una danza non una lotta, un piacere condiviso, con novità ed emozioni che si comunicano con la parola e altro. La quantità del cibo non sarà invadente, avanzerà qualcosa di tutto, ma c’era poco più di poco e l’attenzione era altrove. E’ un rimpallare di sensazioni, una promenade a due. Il caffè lo farà l’uno per l’altro, se è una barbagliata ancor meglio. Lenta al mattino, da condividere, togliendo una briciola dalle labbra amate.

mantra

Occorre pazienza e forza per smontare i problemi. Una forza particolare, fatta di muscoli rossi e lunghi che dialogano con il cervello, per governare sè e lo spazio compatibile. Cogliere le necessità comuni prima dell’altro e combattere una schermaglia d’intelletto che mantiene il movimento senza scomporsi. La pazienza è collocare equilibri compatibili in un diagramma delle forze.  Difficile quando verrebbe da rovesciare il tavolo, richiamare che c’è un giudice a Berlino, gettare in faccia la malafede.

Quando le colpe e le ragioni sono scompensate e le une, le nostre, non hanno mai il peso delle altre, occorre una forza paziente per risolvere i problemi. Anche per accettare che la soluzione non sia una moderata insoddisfazione per tutti.

passione quieta

Una passione quieta, da notte incipiente, con la brace che percorre la legna fino a consumarla tutta. Passione fuori d’abitudine, fatta di piccoli regali, qualche nome segreto e sogni da scorrere come rosari tibetani.

Assieme, parola asincrona, polita da mani pazienti, determinate. Ansanti a volte, a volte forti, mai banali o disattente. Assieme è da maneggiar con cure rivestite, d’amore, d’affetto, da desiderio. Prescinde da contratti e pali, recinti e fossati. Assieme, senza noia, con amplessi gridati e risolini soffocati. Tanto domani ce n’è ancora, non c’è fretta.

Ho scritto a Te, passione, con la sanguigna, che in questa vita sabbatica assieme viaggerei, a lungo, leggero di bagaglio, usando il mezzo che più mi piace: il tempo.

a volte

A volte, sembra, basterebbe poco: un gesto e un passo deciso, un invio premuto. La vita cambierebbe e la valigia, da sempre pronta sotto il letto, avrebbe modo di conoscere treni e stanze nuove. Poi il pendolo che abbiamo in testa ferma il tuffo sul trampolino, la mano scivola sul canc, il braccio si arrende verso il basso. 

A che serve il caso se non gli permettiamo di lavorare?

insoddisfazione

L’uragano Gustav su New Orleans, solo tre morti: insoddisfazione generale, la natura non rispetta le attese dell’informazione. 

tabacco

A sera abbiamo giocato con il tabacco. Fiutato e masticato per ridere e poi sigari, con il fumo aspirato dal baloon, ricco di agricole  ventenne.

Trasognati e distesi, ascoltando racconti di Cuba, è arrivata la notte. E i gamberi, da mangiare con le mani, con le patate arrostite. Alberto sosteneva che il vino era fuori posto, allora soda, acqua tonica e rhum. Vomitando discretamente in un angolo del giardino, pensavo alle regole dell’amore discusse tra adulti consenzienti, strafatti di cibo, sole e chiacchere. In queste occasioni si creano filosofie e regole a posteriori, per spiegare errori da ripetere. E tutti a parlar d’altri, a stupirsi a voce alta, per eliminare il brusio delle proprie insensatezze. Si ascolta: gli occhi chiusi, il mondo che gira, le parole sconclusionate di etilica limpidezza e rumbe per collages di sogno e realtà.  Senza scegliere, fino alla prima luce dell’alba, fradici di umidità e di parole. 

E rientrare. Finalmente.  

di genuina bontà

Non leggo i messaggi minatori, le disperazioni vaghe a cui non mettere rimedio e metto in campo azioni di genuina bontà. Rifiuto, allontano, distacco perchè, complice la stagione, non sopporto. Quando il segno viene superato anche il necessario diventa troppo, provoca ripulsa, trattenuta per cortesie antiche e ricordi comuni. Ecco che di genuina bontà faccio professione per non esserci più, per essere “basta” senza alzar la voce. Ognuno ha in serbo tal forza e malgarbo da far annichilire: armi non previste dalle convenzioni, ma d’uso comune nelle pareti di città. Nell’ insistenza, nel volere che le asimmetrie diventino simmetriche si distorce tutta la realtà e ciò che non c’è non diviene passato. La Didone è sempre abbandonata, ma tutto è più normale: è settembre, è solo la vita che abbandona il sontuoso caldo, gli ozi e i pensieri circolari: l’autunno sarà clemente. Si spera.

confesso

Con un processo silente e subdolo, le parole delle canzoni, dei libri, dei film hanno cominciato a specchiarsi in quello che provavo. Non usavo e non uso le stesse parole, ma riconoscevo cose mie in ciò che sentivo e leggevo. Mi direte che lo fanno tutti, e credo sia davvero così, ma tutti non significa nulla nei sentimenti ed io le parole le avevo già per descrivere ciò che sentivo.  Queste frasi, a volte importanti, ma spesso banali, diventavano nuove perchè erano esterne a me. Come se uno mi parlasse conoscendo ciò che accadeva ed io lo prendevo sul serio. Nei miei libri o in quelle che io chiamo ife, cioè radici profonde per la mia storia, si parlavano pensieri trasversali: il nuovo e la traccia della mia eguaglianza. Sottolineature, annotazioni, la vera storia sottostante come film girato in sequenze di clip, con un montaggio a copione aperto e pagina bianca. Gli appunti scritti con furia, le tracce iniziate e non proseguite, il lasciar perire l’intuizione, il culto dell’attimo seguente, l’unione del vissuto con il desiderio. E avanti, mettendo assieme versi, immagini, suoni, tutto a descrivere emozioni in corso, unendole alle mie, scavando parole e testi, reinterpretando  fino a sentire di essere vicino al vero. In quel momento, almeno. Se vediamo il software enorme a disposizione come una immensa discarica di pensieri ed emozioni, prendere ciò che si trova e ritagliarlo, non significa vivere vite d’altri, ma trovare il fattor comune della nostra follia vitale. Ecco, in questo ho avvertito l’arte della vita che è ricombinare quello che esiste con quello che sarà e che così ci rende attori di noi stessi.

second life

c’è parecchio movimento in second life, capannelli e girotondi, non mancano solitari, soprattutto cuori e cervelli. Qualche diamante.

  1. Chi fa la prima donna,
  2. chi chiacchera e si tira la gonna,
  3. chi beve aspettando parole,
  4. chi ci prova alla luce del sole,
  5. chi si sente trascurato,
  6. chi non lo caga nessuno e non se n’è avveduto,
  7. chi ha altro da fare e per un attimo s’è fermato,
  8. chi nel frattempo è disoccupato,
  9. chi ha alzato l’asticella ma non ha saltato,
  10. chi legge e parla a perdifiato,
  11. chi non apre bottega,
  12. chi si è già stufato,
  13. chi prende lo spunto,
  14. chi copia uguale sputato,
  15. chi è fuori tema,
  16. chi è fumato,
  17. chi il cervello s’è bevuto ,
  18. chi col matrimonio è scoppiato,
  19. chi la dà a vedere,
  20. chi l’ha vista e lo fa sapere,
  21. chi la dà senza parere,
  22. chi è incompreso,
  23. chi è pinocchio,
  24. chi che se lo pubblicano schianta il mercato,
  25. chi fa finta di capire,
  26. chi ha capito e non lo dà a vedere, 
  27. chi è in disparte perchè non l’abbiamo meritato,
  28. chi c’è e non vorremmo averlo meritato,
  29. chi vola alto,
  30. chi vola basso, più o meno a quell’altezza lì,
  31. chi scava le parole,
  32. chi racconta delle fole,
  33. chi alza la posta,
  34. chi ha la faccia tosta,
  35. chi è temporaneamente assieme,
  36. chi spiattella le sue pene,
  37. chi è uscito e non è rientrato,
  38. chi è rientrato, ma è proprio andato,
  39. chi si è preso un congedo,
  40. chi racconta il suo stufato,
  41. chi si sente ingrassato,
  42. chi da tempo riposa,
  43. chi si è incattivito,
  44. chi dà il benservito,
  45. chi la notte è in bianco,
  46. chi tiene banco,
  47. chi si è pentito,
  48. chi adesso è in viaggio,
  49. chi è appena tornato,
  50. chi ha un sentimento nuevo,
  51. chi ha un sentimento usato,
  52. chi ha perso fiducia,
  53. chi non ha mai avuto torto,
  54. chi scrive con trasporto,
  55. chi ha rotto col mondo,
  56. chi mangia un gelato,
  57. chi ha tutto sbagliato.
  58. chi tiene e non molla, 
  59. chi cerca una spalla,
  60. chi si sente tranquillo,
  61. chi parla coi muri,
  62. chi fa discorsi maturi,
  63. chi dorme e non vede,
  64. chi proprio non crede,
  65. chi scrive poesie,
  66. chi vuol simmetrie,
  67. chi aspetta un segnale,
  68. chi a volte è banale,
  69. chi era convinto ma è andata male
  70. chi scrive giulivo,
  71. chi vuole un motivo,
  72. chi aspetta un aiuto
  73. chi dà un contributo.