Nell’incapacità di gestire la solitudine riempiamo il tempo di telefonate, messaggi, mail, blog, incontri. Ci si trova per strada e ci si ripromette di vedersi, di mantenere il contatto. così la solitudine diventa un desiderio senza contesto, una assenza che si idealizza. L’amore non è un antidoto alla solitudine e tanto meno lo è la compagnia. Stanno meglio i credenti: pregano. Ma chi ha scelto l’agnosticismo si trova dinanzi a sè stesso e non sa che dire, perchè ogni uomo gli mostra una faccia diversa della stessa solitudine. In questo mondo così ricco di parole e di comunicazione non siamo mai stati così soli ed incapaci di accettarlo. La solitudine è una parete liscia, priva di appigli, tanto vale sedersi sotto, incrociare le gambe e cominciare a meditare. Accettare la solitudine significa accettare la propria compagnia, evitare le scuse e alla fine porgere agli altri quello che si ha. Magari con parole nuove e senza attese.
mi stupiscono
Mi stupiscono le persone, non i geni. Quelli non li capisco.
Tu sei un genio?
leggermente venduti
Venduti con leggerezza, venduti un poco, forse anche per poco, ma pur sempre venduti, col nostro nome, abitudini, interessi e reddito. Chè dei poveracci non se ne fanno quasi nulla.
Chissà chi sarà stato.
E’ cominciato anni fa quando il mio cognome non ha potuto essere registrato per un dominio: un signore sardo ne aveva registrato qualche milione, anche il mio, ceduto a chissà chi. Poi è continuata la vendita di pezzi di me, passando per provider senza scrupoli e denari, anche Kataweb ha deciso che ero merce appetibile. L’ha fatto con garbo ma la sostanza non è cambiata. Come dire: le schifezzuole si fanno dappertutto, ma la gentilezza è classe nei salotti di sinistra. Di recente, qualcuno m’ha ceduto pesantemente.
Chissà chi sarà stato.
Forse Tiscali oppure Libero o magari un altro nome altisonante. Non ho modo di saperlo, però da qualche tempo, case d’asta famose, gastronomie internazionali, venditori di libri on line, immobiliari importanti, agenzie di vacanze, ecc. aprono i loro battenti da me senza chiedere. Gente seria, neh, mica robetta, però maleducata perchè non li ho invitati e questo mi fa pensare d’essere stato venduto e collocato presso buone ed esigenti famiglie a servizio.
Sinora mi è stato risparmiato il porno e il lubrico d’alto bordo, ma forse pensano che in questo sia autosufficiente.
di tutte quelle note, una ancora risuona conficcata in una balla di fieno
C’è voluta costanza di vizi,
impazienza e alcool, e fumo e notti insonni
a plasmare gole roche, a traviare voci.
Ora attempati e soddisfatti
son pronti ad allevare note
e musiche usate come asciugamani d’albergo.
Note perdio, stupite d’essere in alto
a grattare soffitti, muovere ragni e rimbalzare. Finché…
Ci hanno buttato fuori dai nostri cieli azzurrini
di fumo e di angeli caduti in pozze di birra acidula.
E’ quartetto jazz stanotte
che continua sotto un cielo imberbe di stelle e nero,
così nero che risucchia l’anima.
Si sono zittite le voci, la sfida ai vicini,
alla campagna, al fieno, ai grilli ed alle rane
tra scrosciare d’accendini e fiammelle e punti rossi,
tutti ora ammutoliti davanti al sax
che s’inerpica e non finisce,
neppure oltre gli alberi
così impudichi di riflessi argentei, senza luna.
Riuscirà,
oddio,
riuscirà davvero a scalare il cielo questo pezzo di carne e di metallo?
Che è astronave,
casa, luce, latte rancido e buio.
E tutto assieme alita vita, testa, sesso,
sempre più teso, è arco polito, iperbole che sale, sale, sale. Finché…
spezza una nota piana e precipita nel silenzio.
S’è lasciato andare. Sapendo.
L’ha raccolto un basso amorevole,
ma così amorevole
che è abbraccio e madre e carezza per un figlio sudato dopo il gioco.
Stremati abbiamo affondato la testa nell’erba,
e di tutte quelle note,
una, ancora risuona conficcata in una balla di fieno.
anticaglie:il traditore della patria
Traditore della patria, era il massimo dell’infamia. Una colpa che investiva tutta la famiglia sino al nome e lui, il traditore, era peggio dell’omicida. Tra i concetti ormai desueti possiamo porre anche questo, senza troppa angustia. Forse qualcuno si chiederà, ma tra molto, se il senso di sfiducia e negatività sociale non sia dovuto anche a questa incapacità di riconoscere una patria. Se le regole costruite senza sentire comune non risentano della mancanza di un luogo al di sopra della politica che giustifichi il fatto di stare assieme. Se la violenza che permea i comportamenti, il vociare che nasconde i soprusi, il malaffare e la carenza di applicazione della legge in parti importanti del paese non siano consegenza della mancanza di una positività ed identificazione comune. L’ hanno capito bene gli Stati Uniti che non hanno paura di essere multietnici, ma hanno chiaro cosa significa appartenere ad una nazione. Perchè se si sta assieme solo per benessere e sicurezza la festa mica dura per sempre, eppoi serviranno gli ascari o la brigata sassari per difendere le case di chi ora si scorda la propria miseria, neppure tanto lontana. In fondo mi dispiace solo per i vecchi che dopo essere stati nazionalisti oltre misura adesso si trovano a vociare per un luogo mai esistito. E che non può essere patria, ma solo minoranza ricca in un paese povero di ideali, idee e futuro. Se mi chiedessero oggi l’immagine del mio paese, la prima cosa che mi verrebbe in mente è uno spot o un logo, ma le persone dove sono finite?
tracce
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40
http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/gente/gente.html
http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/economia/crisi-32/precari-africani/precari-africani.html
http://www.unita.it/news/84809/educarsi_alla_democrazia_per_battere_il_cesarismo
http://www.unita.it/rubriche/cotroneo
http://concita.blog.unita.it//Per_opporci_al_razzismo_408.shtml
http://giubberosse.blog.unita.it//Gli_affari_privati_dell_imperatore_392.shtml
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/mappe/democrazia-privato/democrazia-privato.html
paradossi
Nel mio modo di scrivermi addosso, mi accorgo che il gusto del paradosso, spesso non è comprensibile. Ma è proprio perchè credo ai valori universali e all’etica che non accetto le semplificazioni che la legge assicura. Possibile che non si possa colmare, almeno in parte, la contraddizione tra la paura della perdita di sicurezza e benessere con i diritti umani? Abbiamo bisogno di pensiero forte, perdio, e basta con tutte queste distinzioni che fanno perdere l’essenza dei problemi da risolvere: o i diritti ci sono e allora bisogna dire come esercitarli oppure non ci sono e non ci raccontiamo balle per sentirci buoni. Non è possibile accogliere tutti? Bene, stabiliamo le modalità dell’accoglienza che non sono le cazzate che adesso si devono fare per rispettare la forma della legge, dove tutti mentono, chi accoglie, la polizia che deve far finta di non sapere, gli immigrati con i viaggi immaginari, i consolati che certificano ciò che è già avvenuto,ecc. Ed è chiaro che il problema non si risolve pensando di erigere muri impossibili, ma alle frontiere della Libia, in Sudan, in Kurdistan, in Moldova, ecc. E’ un problema banale per gli esportatori di civiltà e democrazia sulla punta delle baionette? Oppure bisogna rendersi conto che la guerra contro le orde fameliche dei poveri, è iniziata, con l’arruolamento della coscienza di massa.
E’ solo indecente voltarsi dall’altra parte e continuare nel sonno scomposto dell’umanità condizionata.
non credeteci
Vi racconteranno che la vita umana non ha prezzo, che le donne e i bambini sono il futuro del mondo, che la pena di morte, lo stupro, la violenza sono cose esecrabili. Vi racconteranno che bisogna amare, che la giustizia e l’eguaglianza riguardano tutti gli esseri umani. Vi diranno che esistono diritti appartenenti ad ogni essere umano solo perchè è nato. Vi racconteranno tutto questo e molto d’altro, magari parlandovi di civiltà, di radici cristiane, di appartenenza alla parte giusta del mondo.

Ascoltate e meditate. Perchè poi vedrete donne, bambini e uomini riconsegnati al deserto che avevano attraversato. E molti di loro moriranno in nome del diritto che non conoscono. Leggerete di bombardamenti “chirurghici” su case civili, scuole ed ospedali, sentirete di matrimoni “sediziosi” mitragliati dall’aereo e di popoli in fuga davanti ai liberatori.
Solo allora non credeteci e ponetevi la domanda: ma chi siamo noi davvero?.
immaginate
Immaginate dei padri, ormai attempati. Immaginate storie tristi che hanno scosso famiglie spogliandole di gioie semplici: l’appartenenza, la vita, i giochi che fanno crescere, sorridere, preoccupare. Immaginate il tempo interrotto eppure il tempo che continua. La necessità di non lasciarsi andare perchè altri hanno bisogno. Tutto questo con il riserbo di persone che parlano poco anche nella vita e nelle storie conosciute. Qui la domanda non può avere punti interrogativi, dev’essere lieve come carezza e forte come abbraccio. Un poeta scrive una ninna nanna per il suo bambino. Le parole sono il luogo dei desideri, da recitare ogni sera, come storia e preghiera. Mentre scende la luce i suoi occhi vedono il futuro, i giochi, i doni, le bellezze che il bimbo avrà. Ogni cosa possibile e impossibile gli verrà portata, perchè sia felice e importante per sè stesso. La ninna nanna si snoda e davanti agli occhi del bimbo, che ormai si chiudono, scorrono i colori: l’oro, il rosso, il blu intenso che si screzia d’argento, il verde prato. Poi il nitrito di un cavallino, un piccolo fucile per sembrare più grande, un uccellino che canta il risveglio al mattino. Ci sono gli odori della cucina, il profumo del cortile, lo zucchero che caramella e riempie l’aria e la bocca. Il bimbo adesso dorme e sorride. Il babbo lo rimbocca e bacia piano.
Su questa poesia, la musica è stata scritta dopo un lutto così grave che solo una cosa bella e profonda poteva diluirlo e quando il coro la intona, gli occhi si inumidiscono, la voce si rompe in pezzetti di cristallo. Sono vecchi padri, conoscono le vite di chi sta accanto, hanno partecipato allora alla disperazione muta ed ogni volta sono pronti a stringere spalle dentro braccia forti.
Libera nos a malo.
giorni nutella
Che sorpresa… Come stai?
Io? Ho un sacco di cose da fare. Ma è un buon periodo.
Sì, sono un poco stanco, si vede?
Vacanze, no, ho assunto due nuovi impegni, fino ad agosto non se ne parla.
No, non potevo dire di no. Hanno insistito: si fidano di me. Ridurrò da altre parti.
E’ vero che lo dico sempre e poi non lo faccio, ma stavolta non sarà così.
Certo, rispondo sempre al telefono. Chiamami quando vuoi, il telefono è sempre aperto.
Ci vediamo a cena, abbiamo un sacco di cose da raccontarci, anche se sempre più spesso non ho nulla da dire, mi sento vuoto, come se l’esterno assorbisse tutto. Sono una vasca con lo scarico aperto, resta solo la schiuma.
Altre cose? Non possiamo parlarne in mezzo alla strada, ne parleremo se mi viene, te l’ho detto, ho poco da dire, ma tu come stai?