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30 anni dopo, cosa salvare degli anni ’80?

e dove eravate?

sempre fuori posto eh…ma vi boccio, certo che vi boccio

salvarsi

Salvarsi è una parola che conosciamo bene tutti: la usa chi fugge e chi combatte, chi s’ abbandona fidente nella clemenza e chi rivendica il libero arbitrio. Salvarsi è sempre transitorio, oltre il pericolo immediato subentra l’abitudine, la certezza. E chi dubita non si salva, deve almeno credere in sè.

la selezione

 

Il suicidio non è mica necessario, basta la nausea selettiva: questo non lo voglio vedere, di questa faccio a meno, quest’altro non lo chiamo. Così si erge la palizzata, ci sarà da affrontare la lamentela di quelli che ci tengono al rapporto, di quelli che si chiedono se hanno sbagliato qualcosa, però quelli che pensano di aver ragione sono perduti. E allora? Il fatto è che le ragioni sono come i soldi: servono per pagare qualcosa, ma non si condividono. E’ la stanchezza che fa da discrimine, se esiste, non val la pena di opporsi e per rimettere le cose in ordine, si comincia a togliere il fare obbligato.

una casa a kiel

In una sera come questa, ero a Kiel, via dalla compagnia, per nausea e per tedio. E come capita, ai cortesi insofferenti, il mare quetava le furie.

Nel buio, intenerito di chiazze gialle, davanti a me, una casa accese improvvise le luci. Tutte. Una sola figura si muoveva all’interno e passava da una stanza all’altra, incurante d’essere vista. Finchè una finestra s’aprì e le note di Chopin uscirono con la luce. Quella figura aveva addosso la solitudine della sera, voleva scrollarla di dosso e la spargeva attorno.

 

chissà cos’è?

Per quanto lontano tu vada, i confini dell’anima non li scoprirai, neanche se percorri tutte le vie: così profondo è il suo logos.    Eraclito

Credo di averla, ma non so cosa sia e mi sfugge una definizione che non la sovrapponga alla capacità di provare sentimenti e quindi genera gioia e dolore filtrati dalla testa e non solo dal corpo. Nella mia immaginazione assomiglia ad un contenitore dalle pareti indefinite, una sorta di cesta dei giochi, ricca di rimasticature e giochi già giocati; la novità è nel ricomporli e vederci qualcosa di nuovo. Credo cresca di dimensioni, quand’ ero piccolo aveva altri contenuti, ora sembra una discarica di pezzi di vita. Non so se esista, con cosa si confonda, ma qualcosa c’è e coicide con la mia cifra segreta, il modo di vedere il mondo. E’ un buon strumento che anche se non conosco, mi accompagna silente e non mi molla mai. Tra l’altro non si colloca ad un livello superiore, anzi va in sofferenza quando meno me l’aspetto e ciò che mi sorprende è il suo essere dipendente dal corpo: si deprime o si allarga con l’umore.

Credo che Eraclito abbia ragione: i suoi confini sono per noi illimitati, ma per la nostra limitatezza e coraggio.

si addensano

 

 

Si addensano le nubi, erano regali senza promessa le striature della sera. 

Non durerà per sempre, occorre veder oltre la stagione e il giorno.

Con la notte i propositi addensano in timori: bisogna costruire solide case, per piazze lastricate in pietra; fare angoli senza fregi, come spie distratte di flussi convergenti. 

Ma non durerà se lo sguardo non s’allunga: a volte basta un colore per mutare una direzione.

Costruire case, semplici d’eleganza, da beffare il tempo e giardini arabi, impudichi nel sole con gli alberi da frutto .

Progettare e costruire cose, tutte inutili nel giorno, prima che si sciolga la fretta che c’opprime.

Far della costanza, solida pietra iridescente, una stella da incastonare in cielo.

solidão

 Tutto quello che si fa, quindi, lo si fa per paura della solitudine? E’ per questo che rinunciamo a tutte le cose di cui ci rammaricheremo alla fine della vita? E’ questo il motivo per cui diciamo raramente ciò che pensiamo? Per quale altra ragione ci abbarbichiamo a tutti questi matrimoni in frantumi, alle false amicizie, ai noiosi pranzi di compleanno? Che cosa avverrebbe se rompessimo con tutto questo, se ponessimo fine al ricatto strisciante e prendessimo partito per noi stessi?…                    Pascal Mercier  Treno di notte per Lisbona

Ed esiste un’ ulteriore solitudine che brucia le navi, che si spinge sempre innanzi cercando quel pezzo di sè che manca e che non c’è mai stato. Alle risposte bisogna pure trovare una domanda convincente. Anche la scrittura è una risposta, anche il lavoro è una risposta, fino alla deprivazione di sè e allo scavare nel posto sbagliato, perchè scavare è comunque una attività che occupa tempo e genera speranza.  

E la stagione continua tiepida, favorevole ai percorsi tra case calde, raccoglie parole dai libri, dalla radio che sussurra senza obbligo di verifica, accende le luci, mette musica su giradischi e lettori cd, lancia richiami: a dopo, sì,… ci si vede.

Ed una paletta da croupier allontana la solitudine oltre il tavolo verde. Ma non preoccupatevi, tornerà in gioco ed ogni volta la posta sarà più alta: rien ne va plus, si vince, si perde, fate il vostro gioco, Signori. 

 

tornare a casa

Ultimamente discutiamo spesso del limite dell’impegno. E’ stanchezza, rifiuto dell’essere sempre disponibile, reazione ad un mondo in cui quelli che sono sopra il carro non scendono mai a spingere.  La domanda è: perchè devo ancora? Perchè non abbiamo alternative, rientrare significa ammettere la sconfitta nostra e di quello in cui abbiamo creduto.

Mi dici: abbiamo cominciato presto, néanche a 20 anni ed ancora adesso porto avanti impegni nati quando di anni ne avevo 34. Sono stanca, dopo 26 anni ne ho il diritto, dove sono i  trentenni? Già dove sono? Quelli che vediamo all’happy hour non c’erano neppure allora nei cortei, nella protesta, nei gruppi, ma almeno in quegli anni potevano pensare a sè con maggiori possibilità di successo. Quelli di adesso, i nostri figli,  sono persi nella ricerca di un lavoro, cercano di stabilizzare  vita  e affetti fuori casa,  agiscono pensando ad una mobilità sociale che non esiste più. Mica lo sanno e noi non glielo diciamo, ubriacati dalla tv e dai miti di successo, che oggi solo le arti liberali si riproducono e neppure i figli degli operai  possono pensare di fare a loro volta gli operai. Come vuoi che ci sia solidarietà, apertura verso gli altri se il messaggio è chiudersi nei propri recinti, rifiutare il diverso, perseguire il proprio futuro senza chiedersi cosa ci sta accadendo, proclamare la superiorità della nostra cultura e identità. Abbiamo confuso il benessere con la crescita umana, accettando che prima le ideologie e poi le idee fossero demolite sull’altare dell’avere. Siamo pieni di oggetti a basso prezzo che ci invadono le case, e sarà sempre più così perchè Cina ed India divoreranno materie prime per crescere nell’inutilità e nella bulimia dell’occidente. Avremo un mondo di rottami senza senso perchè la coscienza  dell’essenziale è scomparsa dalla nostra educazione: ci hanno resi famelici e insoddisfatti e i nostri figli avranno sempre più cose di cui non sanno che farsi, spinti verso la virtualità da un mondo che rifiuta la possibilità di essere e di crescere nel reale.

E tu vorresti tornare a casa, dire che hai già dato, ma per quanto ti basterebbe? Lo sai da sempre che ci sono quelli che non ti invitano mai e che  però troverai sempre a casa tua. Il mondo è fatto così c’è chi prepara da mangiare e chi si siede a tavola: accetta la tua maledizione, non puoi non esserci, dovrai combattere sempre, come i veterani che aspettano rinforzi, fino all’ultima battaglia.

C’è sempre un tempo per tornare, ma non è questo.

p.s. se avete occasione ri-guardatevi Quinto potere di Lumet e pensate al ruolo della televisione…

leggere come a 15 anni

Leggere come a 15 anni. Onnivori, saltando dai romanzi alla fantascienza, dai saggi alla poesia, dagli italiani ai russi, passando per i francesi e gli americani. Seguire col dito i manuali di filosofia, cercare di penetrare ragionamenti dietro i teoremi. Alzare gli occhi ed accorgersi che è sera, che il viso è caldo, quasi da febbre, che il mondo in cui siamo riemersi è  freddo e banale.

Leggere come a 15 anni quando si può capire tutto, apprendere tutto, essere tutto. Parlarne con chi dovrebbe capire, usare i toni sbagliati dell’entusiasmo ed infervorarsi fino ad una risata. 

E domani di nuovo.

Leggere come a 15 anni ed appena finito il libro, godersi l’attimo sospeso della  malinconia, leggera che accompagna l’atmosfera che si scioglie.

Leggere come a 15 anni, vogliosi di nuove imprese e pronti alla lotta con un nuovo autore: chissà come sarà, dove ci porterà e già con le prime righe sorridere al piacere di un mondo nuovo.

la nozione del tempo

Facciamo i conti con l’insoddisfazione e la leghiamo al tempo sprecato. Mai c’è stato un mese intero vissuto di cui ricordare ogni giorno, forse perchè non sarebbe tollerabile tanta densità di vita. E anzichè vivere come nei romanzi, con dialoghi, pensieri, azioni notevoli ed essenziali, la vita scorre tra abitudini e necessità dove ciò che è importante, a volte si rivela dopo che è accaduto. E’ passato un mese, un anno e non ce ne siamo accorti: è un compleanno, un natale ad evidenziarlo. La vita scivola in avanti e lascia rari suoni sul rumore di fondo, ciò che è stato importante davvero lo decide il ricordo e quando è avvenuto, semplicemente avveniva.

Ma il tempo ci è amico e lascia sempre un’altra possibilità, solo la sicurezza d’essere arrivati uccide.