soprattutto

Stanotte la pioggia scroscia sul tetto e poi scende per la grondaia con un suono di toboga che si perderà nel sonno. Sento la casa calda, il libro che aspetta paziente, la molta strada fatta oggi. Sembra  tutto scivoli dalle estremità del corpo, mentre l’acqua, che entra con gentilezza, lava i pensieri sporcati nei contrasti e scioglie le arroganze del giorno. 

Se ascolto con attenzione, nel silenzio del vicolo sento il rumore di gorgo dei chiusini e delle grate che porta via utile ed inutile.

Via, soprattutto, verso il sonno e poi il giorno.

l’importante e il relativo

Importanti a noi e a pochi,

a volte utili ad altri,

le nostre tracce si chiudono nei cerchi,

del thé mescolato pensosamente,

nei pensieri grati, nelle rabbie, negli amori,

tutto si scioglie a volte in un sorriso, a volte in un pianto,

scrivendo epitaffi che correggiamo di continuo. 

la consistenza dello spray

Il limite dell’orgoglio, mica è un limite, è l’affermazione che si può dissipare perché si possiede. Basta cambiare tono, affilare le parole che restano tonde e calme, come le bombe dell’ottocento e di topolino, ma è solo apparenza perché, per sputare contro il cielo, bisogna rendere spray la propria essenza vitale.

Quando penso all’atteggiamento tartufesco della convenienza, mi viene in mente un’immagine piegata, un lavorar d’astuzia che genera altra astuzia e poi ancora astuzia in una parabola senza fine che cerca un terreno in cui riposare.

Altri esercizi d’intelligenza sono possibili quando, con un gesto ampio del braccio, si spazza il tavolo. Non battendo il pugno, ma liberando il campo. Ed allora una improvvisa libertà bagna ad ondate. Sembra immotivata, non eravamo gli stessi solo un attimo prima? In realtà s’è aperto un sipario ed un nuovo spettacolo inizia, allestito a partire da quel dissolvere, che non è diminuzio, anzi, ma è il motivo per considerare che il futuro è più interessante d’ un passato rattoppato.

colori:il bianco

Il bianco, tutto quel bianco che copre il grigio, che nasconde il colore consapevole delle nostre anime mutevoli. Il bianco che contiene i colori, quello che non c’è e quello che può essere. Il bianco che ferma, ascolta, pieno di silenzi, di rumori di sfondo, di colpi discreti di tosse.

Il bianco attesa, come d’una musica prima di essere suonata.


8×1000

Il mio 8×1000 ai Valdesi. 

Da non credente opto per una confessione che ha patito, che non investe per sè, che non impone.

Se ci fosse un’alternativa laica sceglierei altrimenti, ma come si fa a scegliere lo stato dei grandi eventi gestiti dalla protezione civile?

Quello che mi aspetto, se mai il Pd tornerà a governare, è che dia anche un’alternativa laica alla solidarietà. Prima non l’ha fatto.

 

6×3

Guardo il sorriso della ragazza sul tabellone 6×3

E’ ora di cena, l’autoradio parla dello scontro Fini-Berlusconi.

Il ragazzo in bici si affianca al manifesto, alza il braccio e cerca nella cornice bassa, sotto il sorriso.

Una, due, tre volte. E’ un po’ nervoso. Riprova.

Niente.

Cerca ancora, trova e mette in tasca.

Se ne va.

Lo strappo Fini-Berlusconi è diventato rumore.

La ragazza sorride ed è ora di cena.

Da qualche parte.

le 10 canzoni della vita 1

Questa canzone non era gradita in casa, troppo diversa dagli schemi allora in voga, che oscillavano intorno alle rime baciate, le storie d’abbandono, le casette in Canadà. L’ascoltavo da una radio Minerva, mastodontica come tutte le radio con velleità di fedeltà, ed ero nell’età giusta per sentire le parole addosso. Mi piaceva la malinconica noia che la ispirava, così simile ai miei momenti in cui il fare diventava una scappatoia per non pensare troppo a quello che non facevo. Questa era la noia ricca di chi poteva permettersi di non avere rimorsi, di lasciarsi andare tra le pieghe dei sentimenti, un’ accidia che mi affascinava, come un desiderio possibile da spendere al momento opportuno. Sarà per questo che non mi ha più lasciato.

n.b. Sarebbe interessante leggere e ascoltare le Vostre canzoni della vita…

poker

Al bar Roma già Talmone, l’happy hour è a discrezione. Sul tavolo tondo, a fianco giacciono, (non scomposte, che non è poi una necessità), carte geografiche, una guida aperta, del ghiaccio che impallidisce l’aperitivo. I proprietari sono entrati a caccia di tramezzini, verdurine, fantasie  di pasta fredda. Il vento caldo fa vibrare una mappa e la x di siete qui si rassicura per rendere la notte meno tremolante. Tornano i guerrieri, forse giapponesi, con due piatti colmi a testa. Non era a discrezione?  E masticando riprende il programma d’assalto alla città.

Per ora una melanzana ai ferri ha assaltato la guida e palazzo Madama pensa a ripulirsi.