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Informazioni su willyco

mescolo tempo e vita con passione e sono curioso, mi occupo più o meno di sviluppo territoriale compatibile con chi ci vive, annuso il presente. Difficilmente troverete recensioni di libri o di film tra queste note, anche i versi citati sono rari, perché mi piace la poesia come fatto personale. Ci saranno pochissimi giudizi, gran parte dello scrivere sono impressioni. Per le analisi sono noioso e lascio perdere. Non troverete un canovaccio prestabilito, ad altro è riservato questo luogo, di fatto è uno zibaldone del senso del mio tempo. Gran parte delle mie opinioni sono parziali, si basano su tesi affini e non assolute, sono verificate per quanto possibile, per voglia, per interesse. Ho dei principi basati anch'essi su un'etica appresa e rielaborata, su concetti di giusto e ingiusto che cercano di contemperare il desiderio con la realtà. Di mio ho aggiunto una sensibilità verso l'uomo, la sua carenza di protezione di fronte alla violenza, all'arroganza. Quindi mi muovo in un relativo che per parte piccola o grande è mio e per buona parte mi viene da ciò che ho appreso. Non insegnato, appreso, perché ho aggiunto una discreta propensione al rifiuto e alla libertà connessa. Quindi, traete voi le conclusioni perché tengo a poche cose per davvero e il resto è opinabile.

torta margherita

I nonni materni abitavano in periferia, avevano un piccolo orto e il pollaio ad integrazione della dieta. Per un accordo tacito stipulato tra le galline e mia nonna, queste facevano uova facilmente rintracciabili e lei le difendeva dagli istinti del nonno, più incline al brodo che alla frittata. Con molte uova fresche a disposizione in primavera-estate, frittate con verdure e asparagi selvatici, in autunno-inverno le feste erano scandite dalla torta margherita. Ne venivano confezionate a nastro. Se venivano parenti, se si andava a trovare parenti c’era il rito dello scambio della torta margherita, nel senso che chi veniva in visita portava una torta e ad accoglierlo trovava una torta della stessa specie. L’abilità di confezionamento, su cui si incentrava il grosso della comunicazione positiva (perchè poi parlavano di malattie e di morti), era sulla sofficità della torta. Perchè la torta margherita si fa senza lievito eppure è un dolce etereo, incurante della materia da cui proviene, soffice e ardito nella crescita. Chi cuoceva o non sbatteva abbastanza gli albumi forniva torte sciancate, lasciando ad altre prove più felici la dimostrazione dell’abilità.  La fame infantile, incurante della forma faceva sparire velocemente il corpo del reato. Eravamo sempre al limite del soffocamento, perchè l’anima eterea toglieva il respiro a quella umana, ingozzando nel conflitto d’anime. Credo abbia soffocato più anziani la torta margherità che i tanto vituperati serial killer. Per la mia bambinitudine la torta è stata inprinting, educazione, rigore, perchè sotto le feste le torte venivano confezionate  una o due settimana prima e messe al fresco. Il posto fresco e presidiato della casa erano le camere da letto (solo la cucina si scaldava), per cui dormivo immerso nel profumo di zuccherouovafarina. Il mio cervello è stato cablato con questo profumo, alcune sinapsi margherita, anche adesso, avvertono la presenza della torta a distanza imbarazzante. La pavloviana associazione divieto di consumo-posticipazione del premio è stata devastante nella mia formazione sociale e politica.  Per me la torta margherita nella sua casalinghitudine è l’emblema della casa accogliente e disponibile, con pochi mezzi. Per questo propongo che in questo periodo di difficoltà ad arrivare alla terza settimana del mese oltre ai pollai di condominio venga incentivato l’uso della torta margherita: è la speranza della povertà accogliente e sincera, non doma e fidente nell’avvenire. Una lex margherita per propiziare il domani e stasera tutti a vedere che mangiano i bignè.

Ricetta

8 uova, 350 grammi di zucchero, 250 grammi di farina fecola

separare albumi dai tuorli e montare a neve gli albumi:deve restare ritta la forchetta ( a dimostrazione che solo con fatica si raggiungono i risultati)  I tuorli vanno sbattuti con lo zucchero fino a scolorare dall’arancio verso il giallo, si unisce la fecola e infine gli albumi.

Il tutto in una tortiera imburrata e prima cosparsa di pan grattato.

infornare a 190 gradi in forno caldo e dopo 20 minuti abbassare a 170 gradi. cuocere in tutto 40 minuti. Sorvegliare la bimba in forno sia nel suo crescere e sia nella parte finale: le bruciature pregiudicano lo sforzo precedente.

Lasciare in forno semi aperto e poi cospargere di zucchero a velo. La leggerezza non disdegna compagnie poco alcooliche, sia dolci che secche. Per i bimbi caffelatte. La coca cola è una bestemmia.

auguri

fortuna

giornata difficile e fortunata oggi: il lavoro è tracollato verso aree in cui resta solo la difesa e l’umore tetro dominava. Anche la mia storia recente non aiuta l’umore, finchè questo, non si è addolcito scoprendo alcuni di voi. Ho bussato a porte sconosciute e ho trovato profumi buoni, sintonie insperate. Giocare tutto sui sentimenti magari è troppo ballerino, però serve e rende lieve il resto. Anche la nota di basso che mi segue, era attenuata. Grazie per questo regalo insperato e che la vostra notte sia dolce e calda.

maestri?

Ho incontrato maestri d’immagini, persone con parole al guinzaglio pronte a scatenarle per tenerezza o per minaccia. Ho visto pennellate sovrapposte senza la lucentezza della lacca, confuse di significato come cibi troppo ricchi. Ho ascoltato musiche asimmetriche che parlavano allo spettatore alle mie spalle. E tutto questo mi è stato detto essere complessità e ricchezza. Credo che la semplicità sia camminare sulla linea centrale della strada, come gli ebbri che dimostrano qualcosa. Ma non c’è alternativa, la semplicità è pericolosa

misericordia

C’è misericordia nell’arte, che con garbo o furia lenisce e conduce all’altro da sè, ben più tollerante di noi.  E ognuno possiede una sua arte, domestica e forte; la mia è lo scrivere: è l’unica forma espressiva che ho, la mia cifra. Non importa quanto bravo io sia, ma è la manualità che mi è stata data.

C’è misericordia nello scrivere, nel raccontare di sè e d’altri, nell’ordinare sensazioni, nello scavo dei sentimenti. Rende la pace, passando per la guerra e guardarsi le mani, non più nette, induce alla carezza partecipe, a perdonarsi.

L’augurio di stamattina, per tutti voi, è che la vostra arte vi sia vicina, che vi aiuti a non esser d’altri in balia, che vi accarezzi nella parte meravigliosa che solo voi conoscete, che porti calma di vento.

Oggi inizio con J.S.Bach: Offerta musicale, la bandiera è arancio e blù, scarpe leggere per camminare in fretta. Poi si vedrà…

hotel a la poste

Superata la concierge s’apre la vista di tutte queste porte curiose, basta bussare e si scopre chi abita. Nell’ordine sparso, ho trovato:

  1. allegri veri
  2. allegri incongrui, formati al metodo casa/oratorio
  3. sentimentali felini
  4. sentimentali infelici
  5. sentimentali speranzosi che si possa combinare qualcosa con un post
  6. scassacazzi
  7. dicitori avvinti alla parola
  8. parole orfane d’autore
  9. contestatori sfatti
  10. contestatori soddisfatti
  11. terragni incalliti
  12. terragni per necessità, non alieni dal sogno
  13. sognatori leggeri
  14. sognatori pesanti
  15. fumati con dovizia anche da altri
  16. anoressici globali
  17. pesi con problemi di corpo
  18. scontenti di come si è, di come va, di come andrà
  19. canguri saltellanti con la sorpresa nel marsupio
  20. geniali prestati ad attività infamanti
  21. geniali alla ricerca di attività, anche infamanti, perchè tengono famiglia
  22. geniali in qualcos’altro perchè non si capisce nulla
  23. geniali e basta
  24. scrittori in erba, nel senso che fumano prima e durante
  25. scrittori incompresi che non sanno di esserlo
  26. scrittori compresi del ruolo
  27. scrittori costretti al post, ma scriverebbero guerra e pace se potessero
  28. scrittori che odiano il bianco della pagina
  29. cripto scrittori
  30. calligrafi colorati
  31. chimici umani e disponibili
  32. fisici umani e concreti
  33. matematici umani e gentili
  34. psicologi leggeri
  35. psicologi pesanti che sanno essere leggeri
  36. psicologi che non si fanno gli affari loro
  37. intelligenze prestate al dovere
  38. intelligenze prestate ai lavori domestici
  39. intelligenze immolate sui sentimenti
  40. carcerati volontari
  41. carcerati in attesa di giudizio
  42. carcerati in attesa che passi
  43. carcerati con grazia già ricevuta e non fruita
  44. musicisti talentosi
  45. musicisti senza musica
  46. musicisti d’altro invaghiti
  47. porno lettori
  48. porno scrittori
  49. anatomisti anonimi
  50. porno porco
  51. trasgressivi ignoti, diurni e notturni
  52. ignoranti canditi
  53. mamme separate
  54. mamme che volentieri si separerebbero
  55. mamme amorose
  56. mamme future, ma già si sente l’aria
  57. padri con prole coabitante
  58. padri con prole in trasferta
  59. padri dubbiosi
  60. padri preoccupati di essere padri
  61. adolescenti veri
  62. adolescenti di ritorno
  63. pittori scrittori oscillanti
  64. fotografi evoluti
  65. copioni incolloni
  66. camionisti amorosi
  67. pensionati
  68. donne belle
  69. donne generatrici di meraviglia
  70. donne affascinanti
  71. donne a-banali
  72. donne amorose che sanno di esserlo
  73. donne amorose che fanno finta di non esserlo
  74. donne ferite
  75. donne guarite
  76. donne medicanti
  77. donne attente
  78. machos vaporosi
  79. uomini per versi
  80. uomini di versi

la ricerca continua …

del parlare ad alta voce

Un tempo, chi parlava da solo per strada, era guardato con scuotere di capo. Non il mio. E ne ho conosciuti di quelli di cui si favoleggiava un amore sconcluso, una paura mai trascorsa, una solitudine non mitigata. In uno, in particolare, la parola non era buttata al vento, c’erano frasi logiche e allusive, parole ricche, mormorate tra il sè cosciente e l’altro sè vagante. Mi fermavo e sembrava ascoltare, rispondere, oltre il saluto. Ma i suoi occhi scappavano dalla costrizione che gli imponevo, finchè, mormorando qualcosa, se ne andava. Era stato un discreto musicista, poi qualcosa era andato storto. Amici da ragazzi, mi è tornato in mente, perchè anch’io mi dedico al soliloquio. Guardo dentro e fuori, mischio la curiosità del capire con la necessità del capirmi. Dove sto andando lo posso chiedere a me solo e la domanda, estesa ad altri, che leggo e vedo, è analoga, ma più lieve. Penso che a volte, ci si possa prendere per mano e che questa mano, anche se virtuale, non ci abbandoni nei momenti in cui si cerca. Non per sopravvivere, per accontentarsi, ma perchè il soliloquio si trasforma in dialogo. Le parole hanno chi le raccoglie, le storie scavano dentro quando si sente l’assonanza. Basta essere veri, lasciare che la forma non prevalga, che il dire smozzicato parli a chi ha voglia d’intendere. Leggo la mia storia e le mie fermate in attesa di nuovi treni, nelle frasi che si rincorrono su pagine diverse. A volte è un libro, un film,  spesso, di recente, è un post. Nulla è sovrapponibile, ma molto evoca e fa transitare emozioni. A molti sono vicino, sento comunicazione e gli occhi scivolano solo per antico pudore, badando più a condividere l’eco di una vibrazione piuttosto che sapere. Approfondire, ma senza chiedere. Perchè a tutti è successo di parlare con il noi di prima, di continuare il colloquio con chi è ben presente e per altri non c’è. Di guardare amori, solo per noi interrotti, al punto precedente la catastrofe, giusto il momento dove ancora tutto è possibile.  E non è forse successo di indagare nello specchio, senza allegrie immotivate, magari con la pietas rivolta al sè, di prendersi tra le mani perchè altre mani non erano vicine. Questo accanto alle corse e le risate, ai sorrisi complici e alle tre cose che non avremmo mai voluto fare, ma che abbiamo fatto. Tutto questo portiamo, zaino a volte leggero, a volte pesante, ma solo nostro. E questa è la nostra vita, con tutta la sua stranezza, allegra e singolare.

Sapere che nulla è scontato, neppure la tristezza, è invece, il senso del mio camminare. Non sono più capace di trovare i consensi facili, di ammiccare per una battuta in più. E’ benvenuto chi si ferma, prende ciò che crede e lascia ciò che ha da dare. Basta dare il giusto significato e importanza: nulla è definitivo, molto è solo vibrazione, anche se a volte, per miracolo, diventa sostanza, comunicazione profonda, vicinanza forte e piena. 

papero (curriculum 3)

Parliamo d’altro. Tregua. Ho fatto un’ immersione lunga nei sentimenti spazzolando cervello, quinto quarto, spirito e blog e adesso l’aria difetta.

Non nobis domine: per cortesia signore, spara su un’ altro.

Mi sono impedito, affascinato e partecipe della luce, ma transeunte è il giorno, di gironzolare nel mondo oscuro d’attenzione. La scoperta del buio sollecita e riordina priorità e importanza, apre alla concretezza.

Incarnato papero, cammino prima d’entrare in acqua e guardo le  zampe eleganti, stupito di vederle intrise di tanti residui d’onda, disseminati sulla riva dei sentimenti. Ma fra poco si nuota e il movimento riporterà tutto al posto assegnato.

Papero consapevole: felice della sua strana andatura, lento sulla terra, veloce nell’acqua, privo di freddo.

I ruggenti sixties accumulati sono necessità geometrica di un segno grosso sulla sabbia e la felicità è camminare con le zampe che ballano tra l’una e l’altra parte del limes. Voi la conoscete l’allegria di una coda che danza?

Come per il cerchio di gesso, basta ricordare che la vita è un gioco: a volte serio, a volte ilare. Banale mai.

l’era del cretino

Il cretino è in auge. Ricercato, pagato adeguatamente per raccontare il vuoto (e chi è più sublime del narratore del nulla), spopola nella scena mediatica. I grandifratelli, le isole, i talk tappeto sono i contenitori primari del cocktail mediatico studiato per abbassare il tono, troppo intelligente, della mediocre scena televisiva. Cocktail e quindi non tutti cretini, ma q.b. per il mix da ascolto, senza eccedere in grado alcolico. Non è una congiura, è una operazione di marketing: se si abbassa il livello generale, anche gli altri programmi svettano. Ma il cretino non si limita e non va in ferie: esonda in altri siti. Ospite dei talk show, ne alza il tono, li riconduce al popolar sentire, toglie gli orpelli dell’ attenzione critica dallo specifico e li riporta al generico. Il cretino è ricercato in analisi politica come portatore di autentici valori popolari, interprete di riferimento della filosofia del banale quotidiano. E’ osannato, conteso, valutato adeguatamente nella carenza di un mercato che lesina i cretini intelligenti. Che sono poi, quelli da scena, con spirito idoneo, senso della comunicazione e che non divagano mettendo in difficoltà il conduttore: il cretino di rango non è eversivo e sa stare al suo posto. Questa non è una critica, è solo la meraviglia, invidiosa, per chi ha inventato il cretino pret a porter. Questo sommo creatore di ruoli, è un intelligente che ha compreso la funzione sociale del cretino e ne ha vista la complementarietà nel proliferare di intelligenza a basso costo. Perchè il cretino consente l’intelligenza del banale, si fa capire subito e rende felice l’interlocutore E’ un generatore di pensiero positivo, provoca il: “finalmente una persona di successo alla portata di tutti, anch’io, che sono migliore, posso arrivare.” Il cretino sostiene l’autostima, aumenta il Q.I. degli altri senza far venire pensieri forforosi. Probabilmente fa anche crescere i capelli, ma si attendono conferme dalla ricerca biomedica svizzera. Il cretino comunque, è compreso nel welfare: si usa e non si paga il ticket, solo l’abbonamento. Se una trasmissione, un dibattito, un talk, è priva del cretino, diventa noiosa, non cattura l’attenzione dello share. Perchè, l’intelligente ama l’imprevedibilità del cretino: e non riuscendo a pensare in quel modo, ne è affascinato, si attende qualcosa che ha a che fare con il pensiero trasversale e che lo sorprenderà. E come sottovalutare che il cretino consente la lamentela sullo stato dell’intelligenza del paese, senza dover parlare sempre di ricerca scientifica, di precari nella scuola e nella sanità che sono temi astrusi e conformisti. La critica, quando si esercita sul cretino, è condivisa senza retrogusto acidoso duodenale, da cui la tesi che il cretino, è un farmaco anti ulcera. Il cretino stimola l’acume e l’intuizione: bisogna individuarlo nel mucchio e la sua ricerca è un esercizio che esercita l’intelligenza, tanto che il cretino incontrovertibile viene sbandierato agli amici: quello giusto non ammette replica o distinzione di valore. Uno sport non ancora olimpico e che può essere esercitato in famiglia, nel web, al bar, in ufficio, provare per credere. Quelli che, invece, non mi vanno a genio sono i cretini finti, quelli che si atteggiano: hanno una patina di eccesso, sono sopra le righe e smottano nel banale artificioso. Da gourmet, preferisco il cretino spontaneo; quello che non mi fa imprecare e chiudere il televisore, distruggere il giornale, uscire dal cinema anzitempo. E’ la vestale del media: mi consente di scegliere e di dormire sereno. Domani ci sarà altro, ma non sarà peggiore.

la scienza degli addii

“Abbi cura di te”: le parole per sciogliere un abbraccio mentre il legame è ancora forte.

Quando si pronunciano non c’è ancora la notte, il freddo è un pensiero e il cuore è sbilanciato. E i pensieri si rincorrono:

Vorrei essere diverso.

Mi manchi, ci sei ancora di più nei miei pensieri.

Non volo.

Prenditi cura di te, amore, anche se non ci sono, prenditi cura di te. Adesso è la prima notte in cui non ci sarà neppure un messaggio, uno squillo, una carezza. Il ricordo non deve prevalere sul futuro, è giusto così, è meglio così…

Abbi cura di te.

Domattina quando ti svegli, pensami un poco.

Abbi cura di te, non c’ero nei momenti giusti.

Abbi cura di te, non ho coraggio: il mio abbraccio s’è  sciolto per paura.

Non cercarmi. Oppure sì, ci sarò.

Abbi cura di te, sono senza parole, ti voglio bene, ti amo e non ho più voce.

Abbi cura di te, ogni giorno, ogni notte. Fammi male con la tua felicità.

Abbi cura di te, solo di te.

Ho imparato la scienza degli addii,

nel piangere notturno, a testa nuda.

-Osip Mandel’stam-

dell’abbandono 1

“Prenditi cura di te”

Dalla lettera a Sophie Calle, pubblicata su Repubblica di ieri, ai percorsi di quanti pensano queste quattro parole quando l’abbraccio si scioglie.

Azzardo senza pretese:

  1. la presa d’atto del fallimento di sè, rispetto all’altro e la richiesta di un’altra possibilità;
  2. la speranza che il legame continui con altri mezzi, come la diplomazia con la guerra;
  3. la confessione dell’incapacità di decidere;
  4. la vigliaccheria della parola vuota;
  5. la traccia del bene che c’è, anche se non è più lo stesso;
  6. il preannuncio del silenzio, perchè nulla è più adeguato;
  7. il preannuncio del silenzio perchè il cuore si è svuotato;
  8. il preannuncio del silenzio perchè c’è un nuovo amore;
  9. la necessità che il bene creato non si disperda nel vuoto;
  10. il preannuncio di ciò che mancherà e che è ancora sconosciuto;
  11. il rifiuto del ruolo della cura;
  12. la scusa per coprire la miseria delle proprie scelte;
  13. il tentativo di sembrare nobile mentre si fugge;
  14. la voglia di esserci sempre, ma alle nostre condizioni;
  15. la carezza che vuol mascherare il dolore dell’abbandono;
  16. la presunzione di essere necessari;
  17. il sogno che l’amore non finisca quando ce ne andiamo;
  18. la preghiera a chi è caro;
  19. la chiusura definitiva di un rapporto d’amore, in cui tutto è ormai chiaro;
  20. la chiusura di un rapporto d’amore, in cui ben poco è chiaro, ma non si chiarirà mai.

La mia interpretazione seguirà e come al solito, sarà specchio, per ora cerco di vedere l’atto positivo e dolente, non il vuoto.