Sono stato foglia, colore nel colore, verde, rossogiallo mutante, marrone, prima morbido e poi croccante, accarezzato e frusciante. Il suono si è insinuato nel piacere di camminare, ha mobilitato gli altri sensi, finchè, con il panino e l’acqua, nessuno era in disparte. Ho fermato il passo per guardare la foglia appesa, roteante come un sufi nel primo vento serio di stagione. Non si è staccata, incongrua nella sfida e sfrontata nel contraddire la mia ragione. Allora è emersa la consapevolezza dell’identità, quella che porto negli oggetti, che nascondo nel paesaggio complice. Con i colori, l’aria leggera, la solitudine senza la sensualità dell’estate, che mi aiutano ad accarezzare le cose con gli occhi e rendono netti i bordi. Il pensare/essere obliquo è nel limes in cui mi muovo, nutrito di situazioni, cose, sentimenti, in parte scelto e gran parte eredità. E’ la freccia dell’ inquietudine, fatta di azione, passi nel bosco e nella vita, che procede per similitudini e analogie. C’è una certezza meravigliosa su ciò che mi attornia e coinvolge: che questo sia diverso e mio, che mi accolga perchè siamo della stessa natura e specie analoga. Lo pensavo da bimbo, dei giochi felici e del bello che accadeva: la sera e il sonno li avrebbero solo sospesi, pronti con me, a riprendersi dalla pausa notturna, il dì seguente.
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allegramente inadatti
Quasi tutti allegramente inadatti, ci siamo cimentati con spettri enormi: il potere, l’autorità, l’università, l’economia, l’amore, i sentimenti, la politica. E’ durata due anni (sempre lenti in Italia, a Berkeley era durata 6 mesi) questa rivoluzione, che adesso chiamano borghese, ma è difficile dire che non abbia migliorato la condizione di chi borghese non era. Nel ’70 la parte pubblica della festa era ormai finita e la sabbia era tornata sotto l’asfalto, però nel privato si continuava. Con energia il cambiamento metteva radici e investiva i rapporti di coppia, i modi del fare politica, il lavoro. Diranno che tanti, già in quegli anni sono passati dall’altra parte ed è vero, avevano perduto l’entusiasmo e tornavano nei ranghi. Succede sempre. Solo dopo l’allegria è sfumata in sconsideratezza e il principio del piacere l’ha fatta da padrone. Magari abbiamo fatto danni, ma davvero siamo più infelici dei nostri genitori? Gloriosamente instabili, a volte vecchi immemori, spesso approssimativi nella contemplazione delle nostre imprese. Eppure resterà traccia di tutto questo, a dispetto dei critici del ’68. Anche se ha fatto bene mia madre a vendermi l’eskimo e il motorino finchè ero militare: erano feticci e avrebbero pesato sul futuro.
rossogiallo
Ho camminato a lungo nel bosco con il sudore che incollava i vestiti e fiato, fino alla cima. I piedi cercavano solidità sotto il tappeto bruno di foglie di faggio. Solo il suono dei miei passi strascicati a farmi compagnia. La testa ha bevuto il verde, i rossigialli, l’aria già sottile, fino all’ebbrezza. Poi con la schiena appoggiata al legno del bivacco è scesa la pace, il vuoto dei finti pensieri. Sono stato felice.
curriculum
Ho piccole abitudini, passioni forti, emozioni mutevoli. Mi lascio stupire dalle persone, dalle cose. Sono ingenuo, senza sembrare. La fantasia del mondo entra e mi cambia; mi deprime la complessità artificiosa, la consequenzialità senza nesso. Per questo la musica occupa tanto spazio nelle mie emozioni, assieme alle storie delle persone, dei libri, dei film. Cercare un percorso è più facile oggi, perchè non conosco il sentiero e non c’è traccia. La vita assume nuovi connotati e le emozioni sono il portolano in questo navigare. La terra è un odore, un refolo fresco tra spruzzi di salso e mare: amo entrambi, si può far senza? Come per la relatività, c’è una freccia del tempo, ma adesso la direzione è compagna di viaggio, non una minaccia.
(continua)
légami
C’è un momento in cui ciò che era solido, diviene fragile e si apre un periodo di possibilità. Si può tornare indietro, ma l’impressione è di spegnersi, si può andare avanti, ma è difficile immaginare un futuro con chi non è futuro. Si può fare un esame sincero della vita e cercare assieme una via d’uscita. Ma è difficile se il legame ormai si è sciolto. Per molti il passo successivo, lasciare, fa emergere la paura. Paura di un dolore più per l’altro che per se, di un disastro per i figli, della perdita della sicurezza raggiunta, del fallimento di una vita. Ho riguardato “scene da un matrimonio” di Bergman, pensando, poi che le originalità in occidente non sono poi tante negli uomini. Percorsi usati che si ripetono. E se c’è chi ha il coraggio di prendersi in mano e dire a se stesso cosa accade, c’è anche chi questo coraggio non lo trova, anche se sa. Si cercano legami per giustificare la difficoltà del lasciare, si enfatizzano sino a renderli importanti, alternativi all’abbandono. A volte funziona e le cose tornano in un ordine nuovo, ma spesso non è così, resta la tristezza dell’essere improprio. E allora lasciare è rispettare l’altro, oltre che se stessi. Lasciargli un’altra possibilità. Riconoscere il bene che ancora abbiamo, come un valore che unisce oltre la divisione. Difficile vero?
confusione
Il server di wordpress pasticcia sugli interventi: li mette dove vuole, altera l’ordine. Ma non lo fa sempre e la casualità mi permette di capire che non dipende da un mio settaggio. Escluso l’errore umano, che del resto sull’altro Willyco di splinder non esiste, allora punto sulla macchina beffarda e spiritella. In fondo benevola, ma dispettosa, creatrice quel tanto che mi costringe ad inseguire i vostri commenti nel patchwork di parole pregresse. Mi ricorda l’inizio di un libro di Gamow (un, due,tre infinito), dove l’autore ipotizzava una macchina che cambiava in continuazione le combinazioni di lettere e scriveva tutto quello che era stato scritto e tutto quello che sarebbe mai stato scritto. Come la biblioteca di Babele di Borges. Forse stiamo assistendo all’inizio di questa biblioteca e la rete sia il suo contenitore. Comunque spero che il signor worpress metta a posto le cose. Buon inizio di serata
buon giorno
Buon giorno a tutti quelli che credono a ciò che gli viene raccontato.
Buon giorno a chi si è scottato e aspetta che passi il dolore.
Buon giorno a chi pensa che la vita ha altre occasioni.
Buon giorno a chi ha perduto un amore e non sè stesso.
Buon giorno a chi si è perduto, ritrovato e cerca nuovi smarrimenti.
Buon giorno a chi è innamorato e non lo sa ancora.
Buon giorno a chi è innamorato, lo sa e pensa che non è possibile.
Buon giorno a chi è innamorato, lo sa, pensa che non è possibile, ma l’idea gli piace.
Buon giorno a chi pensa che la primavera non è distante e intanto si gode il freddo.
Buon giorno a chi non ha avuto paura di cambiare.
Buon giorno a non si lamenta e sorride.
Buon giorno a chi sorride perchè vuol bene senza motivo.
Buon giorno a chi ha un dolore dentro che nessuno capisce.
Buon giorno a chi si sforza di capire.
Buon giorno a chi mi ha insegnato qualcosa e sono davvero tanti.
Buon giorno a chi chiede di essere aiutato e lo sa.
Buon giorno a chi sta bene com’è e non si vanta.
Buon giorno a chi mi sopporta e sono tanti.
Buon giorno a chi non pontifica.
Buon giorno a chi non ha soluzioni e le cerca.
Buon giorno a chi si è svegliato con un suono che ama.
Buon giorno a chi ha voglia di correre a perdifiato.
Buon giorno agli emotivamente ricchi.
Buon giorno a chi si lascia prendere.
Buon giorno a chi parla chiaramente.
Buon giorno a chi lascia perchè vuole bene.
Buon giorno a chi non si vuole tenere tutto.
Buon giorno a chi è onesto anche se fa male.
Buon giorno a chi mi vuol bene.
elizabeth
Oggi dedico la giornata a tutti quelli che hanno amato una venere di rimmel. E anche a quelli per cui la venere di rimmel era un mito, perchè hanno conosciuto di peggio. Se ne siete usciti bene, altrimenti datevi da fare, guardatevi intorno, smettetetela di inseguire la vostra immaginazione. Non è come l’avete pensata, la signora, non lo è mai stata e soprattutto non cambierà. Orifiamma rosso da battaglia. Musica adeguata: dai modena a celentano. Frank Sinatra va benissimo con un pò di scetticismo dolente. Per i raffinati, i songs di John Dowland e Stravinsky( va bene la “sacre”, magari diretta da Boulez). Film consigliati: Casablanca, così si capisce cosa si è perso davvero ed Elizabeth, perchè ci sono donne (e uomini) che valgono una battaglia, una guerra, una vita.
cos’è successo?
Alcuni di noi sono nati prima, hanno vissuto carosello come parte rilevante della giornata, avevano l’età giusta con i beatles, hanno girato in solex ed eskimo. Abbiamo pronunciato, un pò stupiti, parole forti. Venivamo da famiglie normali: dove una separazione, un divorzio erano una cosa enorme, una bizzarria da ricchi. Ci hanno educato a fare un passo indietro, ad essere cortesi. Anche nel ’68 il rispetto non è mancato. Cos’è successo, che tutto è diventato relativo, che l’amore non ha più voluto soffrire, che è diventato naturale prendere atto che i sentimenti, le famiglie finiscono. Se n’è andata la pazienza e il silenzio, anche la cortesia è adesso, relativa. E’ tutto così impalpabile, così poco assoluto ed eterno che guardiamo stupiti quelli che sembrano da troppo tempo felici. L’età del relativo, dell’accettazione rabbiosa o supina, che è sempre accettazione. Siamo partiti per essere grandi autori e siamo troppo spesso attori di spettacoli mediocri. Certo prima era peggio, troppa ipocrisia, dolori soffocati con la convenienza che imperava nei rapporti. Con la morte delle ideologie i sentimenti si sono eclissati dall’assoluto. Ma cos’è successo all’amore?
a volo tradente
Chissà dove inizia il tradimento e perchè questo si fa coincidere con la libertà. C’è un momento in cui la crepa è impercettibile e può restare così per sempre oppure una vibrazione la fa affiorare ed è la rottura. Le domande, i dubbi, le oscillazioni e poi la riflessione sulla libertà, sono successivi, ma il danno è irreversibile. Si pensa alla libertà e la si fa coincidere con il volo come se questo non avesse un almeno un limite: quello del posarsi prima o poi. Ascolto molto, sono curioso delle vite e dei silenzi. Immagino. La realtà raccontata, solo a volte sorprende, ma non è mai banale. Eppure nei racconti confidenti, il tradimento ha significati diversi a seconda di chi lo racconta. Chi tradisce banalizza, giustifica, non parla del vero vulnus che è la mancanza di coraggio. “Non ho detto perchè non volevo far male.” Si può non dire, ma è colpevole non avere il coraggio di rimettere in ordine le cose. Dall’altra parte il senso della privazione, dell’amor umiliato, con tutto il codazzo di speranze, illusioni di ricostruzione, di ri-innamoramenti. Passa, spesso passa, ma nessuno è più eguale a prima. Non varrebbe forse la pena di considerare che questa epoca ha fatto emergere i limiti dell’amore, l’ha tolto dall’iconografia dell’eterno e riportato a misura umana: grande, forte, meschino, allegro, incosciente, calcolato, finito. E che questo è il suo posto per dare luce a questi uomini, in questo momento, in questa parte dell’universo.