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Informazioni su willyco

mescolo tempo e vita con passione e sono curioso, mi occupo più o meno di sviluppo territoriale compatibile con chi ci vive, annuso il presente. Difficilmente troverete recensioni di libri o di film tra queste note, anche i versi citati sono rari, perché mi piace la poesia come fatto personale. Ci saranno pochissimi giudizi, gran parte dello scrivere sono impressioni. Per le analisi sono noioso e lascio perdere. Non troverete un canovaccio prestabilito, ad altro è riservato questo luogo, di fatto è uno zibaldone del senso del mio tempo. Gran parte delle mie opinioni sono parziali, si basano su tesi affini e non assolute, sono verificate per quanto possibile, per voglia, per interesse. Ho dei principi basati anch'essi su un'etica appresa e rielaborata, su concetti di giusto e ingiusto che cercano di contemperare il desiderio con la realtà. Di mio ho aggiunto una sensibilità verso l'uomo, la sua carenza di protezione di fronte alla violenza, all'arroganza. Quindi mi muovo in un relativo che per parte piccola o grande è mio e per buona parte mi viene da ciò che ho appreso. Non insegnato, appreso, perché ho aggiunto una discreta propensione al rifiuto e alla libertà connessa. Quindi, traete voi le conclusioni perché tengo a poche cose per davvero e il resto è opinabile.

uccelli di laguna

svassoIeri, al mare, due uccelli nuotavano nel tramonto. Ogni tanto sparivano in cerca di cibo sul fondo, per riapparire dopo un tempo che pareva lunghissimo. Più d’un minuto, è tanto, per polmoni piccoli e coraggiosi, che cercano anche a 6 metri di profondità.

Nel mare viola e arancio, il pensiero è corso alla similitudine della scoperta del sè, con la vita in superficie, allegra o triste, ma apparente e la ricerca del sè nel profondo. Il cibo per noi è lì sotto ed è quello che ci permette di vivere ed apparire . La maestria e l’arditezza con cui un uccello si immerge, è ciò che vorremmo nel percorso iniziatico alla nostra comprensione.

La leggerezza è nel prodotto di questa semplicità e rischio della ricerca: essere, finalmente senza sforzo, nutriti nel profondo.

Mica facile.

L’uccello è lo svasso maggiore e si arrabbia se lo si chiama folaga.

senectude

Lo dico con ironia: non è facile invecchiare di questi tempi. Troppo scarto tra ciò che abbiamo sognato e ciò che ci troviamo tra le mani: c’è un lavoro non finito, bisogna rimboccarsi le maniche, ragazzi.

E poi questa giovinezza, che non vuole finire, ci accompagna verso imprese, un tempo riservate ad altre età. Sentimenti, amori, lavoro, competizione, nulla è quieto e la velocità è quella della giostra e non quella dell’età.

Tutto viene alimentato e retto da ciò che è stato: esperienze, letture, incontri, film, marce, lotte, spettacoli, conoscenze importanti. Quello che non ha ucciso ha fortificato e ora il bel circo avanza trionfante.

Un tempo allo spartiacque dei 55 si pensava alla saggezza, ma qui di saggio non c’è nulla, a cominciare dalla pervicacia con cui si affrontano competizioni incuranti dell’età. Quelli che abbandonano, semplicemente scompaiono, inghiottiti dal passato che fuggiamo.

Basta non essere metalmeccanici e tutto è possibile.

Bella corsa per guidatori con la giusta dose di coraggio e profetica la grande, mai vecchia, Bette Davis, «invecchiare non è roba per codardi».

obama

I pensieri di questa mattina mettono assieme la lettura di alcuni Vostri post , in particolare Emma ( http://milanovalencia.wordpress.com/) e l’articolo di Barbara Spinelli su La Stampa di oggi. (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4132&ID_sezione=&sezione=

Non c’è nesso apparente, se non nella consapevolezza del mio bisogno di uscire dal mondo ristretto e per me importante della mia giornata, fatto di sentimenti, sensazioni, dolori, aspirazioni e frustrazioni.

In sostanza la mia vita diventa prigione, se non collocandomi al di fuori, guardandomi, guardando.

Esemplifico estrapolando ciò che mi ha colpito:

Portami via da un cielo che non sa chi sono, da un colore indefinito che accoglie questo sole, da questa strada dove i rumori sembrano più gravi, dove il cuore batte senza che io lo senta, che a volte mi premo la mano sul petto per sentirlo.
Porta via queste labbra di sangue, questo freddo sulle dita, questa frenesia nell’arrivare.
Ché non si arriva da nessuna parte.
E nessuna parte ci sta aspettando. (Emma)

Qui si sta seppellendo il sogno inane dell’impero stile Bush con quello che l’ha accompagnato: l’insolenza violenta, l’incompetente e militante ignoranza, il messianesimo pseudoreligioso, la lotta al terrore vissuta come scontro, fallito, di civiltà.

D’un tratto le terze vie s’accartocciano come secche foglie, disperse da un soffio che annuncia ben altre mutazioni: mutazione del modo d’intendere la politica, la speranza, il domani.

Nella prefazione al suo primo libro, I Sogni di mio Padre, Obama constata: «Conosco, per averla vista, la disperazione disordinata degli impotenti: come essa storce le vite dei bambini nelle strade di Giacarta o Nairobi, allo stesso modo in cui storce quelle dei bambini a Sud di Chicago; come per tutti costoro sia stretto il sentiero tra umiliazione e furia scatenata; come sia facile scivolare nella violenza, nella disperazione. So che la risposta dei potenti a questo disordine – l’oscillare continuo fra ottusa acquiescenza e scriteriato, ripetuto uso della forza – è completamente inadeguata. So che l’indurirsi delle linee, la fuga nel fondamentalismo e nella tribù, minacciano noi tutti».(Barbara Spinelli).


L’ estraniazione che sento, spesso mi isola nell’incomprensione, fa nascere il bisogno che il dentro sia collegato con l’esterno, con una prospettiva, un progetto. Forse per questo ho fatto politica così a lungo: per il bisogno di mettere assieme i sentimenti e i valori personali con un futuro che contenesse anche la mia felicità.

Essere amato, compreso, amare e capire, vivere con le difficoltà, ma senza aggiungere alla mia vita, la tristezza di una società fatta di sopraffazione e ingiustizia senza speranza. Portare la gioia o il dolore personale in un contenitore di speranza, dove l’assoluto e il momento diventano relativi, essere parte di un flusso che, se non mi protegge, mi contiene, essere con gli altri e capire che sono parte della mia vita.

Quando fu ucciso Kennedy ero ragazzino, ma ne ricordo l’annuncio in classe e nel confuso sentire, fatto di giochi e di scuola, c’era la sensazione che un pezzo del mio futuro avesse meno speranza. E’ passata presto la tristezza, ma ancora oggi non riesco a disgiungere ciò che provo dal disagio della società in cui vivo.

Per questo sento e capisco ciò che dice Emma e sento la necessità che la casa in cui vivo,muti. Per sentire che il cuore batte e c’è un posto dove andare e stare bene, a volte. Solo stare bene.

invictus

Nella notte che mi avvolge,

Nera come voragine infinita,

Ringrazio ogni divinità vi sia

Per la mia anima invincibile.

Stretto nella morsa della circostanza

Non ho battuto ciglio o pianto ad alta voce.

Sotto le mazzate del fato

La mia testa sanguina ma non si piega

Oltre questo luogo di odio e lacrime

Incombe solo l’orrore dell’ombra

Eppure la minaccia futura

Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto angusto è il passaggio

o quanto pesante la sentenza

Sono il padrone del mio destino:

Sono il capitano della mia anima.

(William Ernest Henley)

Dedicato a Minnie, d., Camilla e a tutti quelli, donne o uomini, che in questi giorni, si prendono per mano e si conducono, affrontando impavidi la paura.

lettere al vicolo 1

La coppia ugandese con bambino, non c’è più e tu, caro vicolo, sei più silenzioso.

A me piacevano gli ugandesi: erano allegri, salutavano e quando hanno fatto festa per il compleanno del piccolo, mi hanno invitato.

Come sai, qui siamo un gruppo di scombinati, ci salutiamo senza sapere bene quali stranezze mettere in comune. Arriviamo a casa a tutte le ore, facendoci con simpatia gli affari nostri. Quasi tutti, vicolo, perchè al tuo inizio, verso la chiesa, c’è chi conosce morte e miracoli di tutti. Ma questi signori, i miracoli non li fanno, li sanno solo, sarà per questo che ritengono, adesso ci sia più classe nel vicolo. Chissà cosa vuol dire classe? A me pareva che gli ugandesi, insieme ai gay e al trio etilico ci rendessero finalmente umani e socievoli. Tu cosa ne pensi del nostro futuro di classe?

Dentro di me credo tu sappia leggere, vicolo. Metterò queste righe nella cassetta vuota degli ugandesi, fammi sapere.

sabbia

Ieri mi sono regalato una giornata, una camminata lunghissima sulla spiaggia. Non c’è gesto più semplice del camminare per riportare ritmo nei pensieri e chiarezza di visione, poi le decisioni saranno quelle concesse dalla vita e dall’indole. Ho seguito segni d’onda magici sulla sabbia con linee accurate che dureranno una marea, ho visto forme e geometrie inattese scolpite dall’acqua e dal vento, ascoltato uccelli pigri per l’abbondante cibo che arriva dalle nostre zozzerie, scoperto la forza del mare che strappa parabordi e boe immense, gettandoli sulla spiaggia con dileggio indifferente. Due pattini restituiti dalle onde hanno posto interrogativi sugli occupanti: ma si sarà risolto tutto bene, solo un pò di paura. L’acqua era assorta in sè: non doveva dimostrare nulla a nessuno. E’ stata la più grande lezione della giornata che troppo spesso mi viene ripetuta e non imparo.

L’ora serotina è arrivata sulla laguna con un trionfo di aranciati-rossi, verdi, azzurri che sconfinavano nel blù-nero: tutto armonico, senza problemi di accostamento. Il nostro pittore preferito si è sprecato in potenza e la gloria dell’adriatico per un attimo ha ritrovato senso. Le poche presenze umane sono ammutolite, perse tra reti e vecchiaia e solo l’odore d’olio dei dolci ha ricordato che il martedì grasso era rimasto a Venezia.

Poi la notte e la civiltà (?).

Sybil

Eri dolce e bella, con le lentiggini, il maglione bianco e i capelli rossi: era così naturale seguire i tuoi seni piccoli e il rossore che dilagava sulla pelle.

Stanotte sei tornata, riportando il tuo odore mescolato con le foglie.

Non eri il primo amore ed è durato poco: un battere di mani e siamo volati via.

dito

M’hanno detto: sei incommentabile.

Alludo, indico, curvo le parole e scelgo di lasciarmi fraintendere.

Perchè mi stupisco se guardano il dito?

L’esplicità ostentata leviga una superficie, dove non c’è nè fatica nè merito e soprattutto non si comunica.

Sotto la pelle ci sono i recettori nervosi, sotto il grasso, non c’è più protezione. Da lì inizia la contaminazione.

E resteranno pochi amici curiosi per davvero.

resistenza

“La Stampa” di ieri riporta una decisione delle commissioni del partito democratico sulla Resistenza e il suo valore fondante: semplicemente non si citano nei documenti.


Forse è scontato per il partito democratico, che oggi la Resistenza sia un valore condiviso, un a-prescindere degli italiani, ma forse si sbaglia.

Forse è scontato, per questi nuovi politici, non dare importanza che una parte bella dell’Italia si sia battuta per la democrazia e abbia pagato per conquistarla.


Forse il nuovo pensa che oggi sia un inutile orpello, ricordare, ovvero che non abbia significato per il presente e per il futuro.


Forse il nuovo include semplicemente che si compiacciano i centristi infastiditi, la chiesa che guardò immobile, la destra che si dice post fascista, gli italiani immemori.
Forse tutto questo non lascia indifferenti i tanti che, come me, considerano la Resistenza e la democrazia in Italia indissolubilmente legate.


Forse è utile scrivere in tanti al partito democratico che non siamo daccordo e che senza padri siamo figli di nessuno.


Forse, ora più che mai, la nostra storia è importante e bisogna difenderla per cambiare.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4100&ID_sezione=&sezione=#

Non è una buona giornata.

l’uomo del flow

Il flow: pochi simboli, l’essenzialità in ogni processo complesso.

Da piccolo ero bravo con il meccano, anche con i lego dei miei figli me la cavavo bene. Abbiamo riso tanto, trovavo sempre il pezzo giusto. Lo sapevo fin dall’inizio com’era la costruzione. Lo facevo per loro, perchè capissero che è facile avere idee semplici nella vita. Quello che conta è il colpo d’occhio, la semplificazione che scioglie la complessità. Nella mia testa si destruttura tutto, ogni azione è fatta di un input e un output ed in mezzo una if. Non bisogna ramificare troppo: ci si perde. Si finisce in vicoli chiusi con mura invalicabili. Un flow bello assomiglia all’energia: sceglie la via più breve e meno faticosa.

Come potevo non applicare alla vita concetti così semplici?

Sì certo, anche ai sentimenti e agli amori.

Il flow funziona con tutto, anzi nella vita quotidiana dà più soddisfazioni. Mi strappa sorrisi di consapevolezza in corso d’opera, perchè io so come andrà a finire.

Mi guardi sorpresa: se vuoi ti mostro come si fa.

Vedi in questo riquadro ci siamo noi, più sotto il nostro incontro, poi la prima if: ci stai o non ci stai. Ci stai e nasce la nostra attività amorosa. Sotto, per un pò, non c’è niente, non ci sono decisioni. Poi hai chiesto di più e quindi ancora una decisione. Questa è la if importante è lo snodo della storia: se decido in un modo, vado da questa parte, se scelgo il no, vado da quest’altra. Siccome so come vanno le cose, ho messo sotto un’altra if: nel caso ci ripensassimo, torno indietro e riprendo. E’ la vita: ci si ripensa a volte, ma è tutto così lineare, scontato.

Vuoi che continui a spiegarti come si procede?

… ma perchè piangi.