giorni della merla

La pena è un vento senza vela né riparo,
è polvere degli interstizi del pensiero.
Ciò che depone uova di serpe
lo fa secondo arbitrio,
non usa chiedere
e se lo fa è perché dietro ogni angolo
s’acquatta una scelta,
animale per brevi consolazioni,
o risvolto da comprendere appieno.
Il dolore ha i segni del silenzio,
e chi sente il calore che toglie,
ha rispetto, distoglie lo sguardo:
è il pudore che vede
ed attende che la carta muti il suo segno.

2 pensieri su “giorni della merla

  1. È una poesia che cammina dentro il dolore, senza violarlo. La pena diventa elemento naturale, vento cieco e inevitabile, mentre il male non è mai spiegato: accade, depone, sceglie. Il pudore finale è un gesto alto, quasi etico: guardare senza trattenere, attendere che la scrittura compia ciò che la voce tace. Qui il silenzio non è assenza: è forma, rispetto, tempo che lavora. Grazie

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