minimi pensieri 8

La tentazione del bello non diventa ossessione di perfezione ma è il modo per uscire dall’immobilità e dal pantano in cui si scivola in questa società ineguale. C’è una tentazione costante del non decidere, del mantenere la posizione nel timore di perdere qualcosa, o tutto quel poco che si possiede. Solo i giovani fuggono da questa immobile assenza di futuro, non tutti ma quelli che prendono in mano la loro vita capiscono che la coscienza di percorrere almeno una strada, andare verso un dove, è già avere la possibilità di essere se stessi.  Essere prigionieri, a partire dal linguaggio, delle cose seriali, dei modi convenzionali e stereotipati di dire, nel definire e vedere la realtà, ci rende ciechi. E in questo il luogo comune che è la realtà virtuale, dove regole e modi sono apparentemente liberi, precipita l’immobilità della mente. Qui il bello diventa transeunte. Non vivifica, non spinge a sperimentare se stessi, non fa crescere le persone e non le mette assieme. Nasce un sogno di innocenza originaria che appartiene a ciascuno, ma è qualcosa che non esiste se non si verifica nella realtà e nel suo svolgersi. Il conformismo, anche virtuale, uccide i sogni e rende immobili le persone, fino alla rinuncia della libertà. La lingua ci insegna che le cose possono cambiare nome perché non sono ferme, perché hanno più dimensioni, perché mutano nel guardarle, toccarle, sentirle. E così nei miliardi di modi di chiamare i sentimenti e l’amore, nel renderlo vero nei gesti e negli infiniti modi per farlo non c’è forse il prefigurare della vita nella sua molteplicità che ognuno di noi contiene? E non è questa molteplicità la radice dell’innocenza, del bello e del rapporto profondo tra chi cerca, trova, mette in comune ciò che sente ed è?

In questo c’è la tentazione del bello come processo che muove, che induce a vedere ciò che gli altri si rifiutano di cogliere, ed è l’imperfezione perfetta di chi ama profondamente.

2 pensieri su “minimi pensieri 8

  1. Aspirare ad una libertà senza barriere . Le barriere delle convenzioni, delle consuetudine , essa è il costrutto del linguaggio comune ripetitivo , forse un poco ipocrita . La povertà del noto , come coltre che copre la bellezza. Che cosa è più umano della bellezza che muta che tutto è movimento , è l’energia del mutante . Andare oltre la superficie per entrare nella profondità della semantica di un linguaggio che non si nasconde ,che non tace per paura o per vergogna o per status. Molto bello il tuo dire nel concludere con un’apertura :
    ….” ed è l’imperfezione perfetta di chi ama profondamente.”… Guardare con occhi nuovi e scorgere l’ oltre senza pregiudizi , cuore e mente all’unisono . 🌹

  2. Benvenuta Francesca. La naturale voglia di scoprire, di non ripetere, apre gli occhi e la mente alla meraviglia. Questa, penso, sia la misura dell’entropia dei corpi, delle vite. Amare è la sua esterna/interna manifestazione ed è cosciente dell’imperfezione che anziché paralizzare spinge in avanti il suo cercare.

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