la fuga

Se pensassimo a quanti dolori evita una fuga non ne avremmo un giudizio così negativo. E ci sono molti modi di fuggire. C’è chi fugge sempre e chi lo fa quando non può farne a meno. Ad esempio è più coraggioso colui che affronta un dolore ed una vergogna immediata o colui che la posticipa e ne vede il limite e la porta alla luce del sole ma anche alla reale misura? Nei rapporti tra persone il tema si piega verso la sincerità: chi è sincero non ha bisogno di fuggire. Affronta se stesso prima che l’ altro e non si nasconde la propria verità. Ma forse è da capire meglio cosa significhi sincerità perché la sincerità di chi dice non coincide con quella di chi ascolta ed un rapporto biunivoco non è quasi mai vero. La stessa sincerità diventa un’arma se usata per accusare chi è più debole. Così un’osservazione è il modo per ribadire una superiorità, una dipendenza. Oggi che la paura circola liberamente tra le case, che i dilemmi scendono dalla filosofia del vivere e acquistano la consistenza del quotidiano, si può omettere, prevaricare, usare l’arroganza del giudicare. Chi si rinchiude per difendersi sta fuggendo oppure ha capito che non è ancora l’ora del coraggio? La fuga è sempre questo: un passare da uno stato di serenità e di pace a uno di paura. Si fugge con le proprie gambe quando si può, oppure ci si rifugia nel silenzio sottomesso di fronte ad un attacco di parole. O ancora si fugge facendo cose che non hanno alcun senso se non quello del ripetersi. Queste sono le fughe sterili che rendono deboli di fronte all’ignoto, che non lo capiscono e non lo cambiano. C’è un altro senso della fuga, quello dell’evitare un dolore ignoto e insopportabile, come nel profondo dna dei comportamenti è scritto da tempi immemori, perché fuggendo si preserva la vita e l’essere se stessi, e però nella fuga c’è la possibilità di costruire la forza per contrapporsi alla minaccia. Quindi la fuga è un processo attivo nell’uomo, quando esso si esercita per non fuggire più di fronte a chi è avversario. A questo serve la fuga, a sviluppare le difese che nascono dalla consapevolezza, non a ridursi in schiavitù di qualcosa o qualcuno. Scappiamo se non sappiamo affrontare chi ci minaccia, ma ritorniamo più forti, anche per andarcene poi a testa alta, per nostra scelta: questa è la costruzione del coraggio e del procedere delle vite.

 

 

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