tra tanto scrivere, sono i particolari che fanno la differenza

tra tanto scrivere, sono i particolari che fanno la differenza

 

C’è chi fa finta di niente, chi nasconde una pena, chi si preoccupa dei tacchi o dei muscoli da mostrare.

C’è chi parla del suo gatto perché gli sembra tenero e allegro, e magari lo è.

C’è chi racconta solitudini, tristezze e psicofarmaci.

C’è chi fa ampi resoconti di posizioni, trasgressioni ed orgasmi, chi s’inebria di vini, degustazioni e cibi.

C’è chi racconta albe, tramonti e notti. Chi narra di musica, di film o libri, altri di poesia, molti di bambini, famiglia e consuetudini.

Mi perdo nelle descrizioni e mi sembra che tutte queste vite siano importanti, a volte noiose come accade alla mia. Perché tutto in generale si ripete.

Magari non proprio tutto per fortuna, però sono i particolari che fanno la differenza e quelli che sembrano poco memorabili e si nascondono, la fanno ancora di più.

E allora penso che nel descrivere, mi piacerebbe avere una prosa che fosse essenziale, fatta di fili d’acqua e di reti nodose. A volte scabra come un colore a spatola, però intensa e da toccare.

Una prosa che avesse il luccicore d’un riflesso, l’odore dell’acqua di canale, l’afrore della pescheria nelle notti d’estate. Che corresse oltre la parola, che precedesse il pensiero e venisse alla bocca come l’acqua fresca, quando l’imperlare d’un bicchiere già disseta.

Ma queste sono cose da pazienza, pensieri vagabondi, privi d’oggetto. E verrebbe da dirmi, come spesso m’accade : provaci se ne sei capace.

11 pensieri su “tra tanto scrivere, sono i particolari che fanno la differenza

  1. E se lo facessi già?
    Se la tua prosa, agli occhi di chi ti legge, fosse già così?
    La tua scrittura è fatta di sinestesie: descrivi un oggetto e a me sembra quasi di toccarlo, di sentirne l’odore, di vederne la forma.
    Provaci a scrivere differente, se ne sei capace. 🙂 🙂

  2. Cara Josè, tu sai quanto apprezzo la tua scrittura, il modo che hai di andare alle cose e di aprire finestre che lasciano vedere l’emozione. Ti ringrazio di questo giudizio che mi regali, lo prendo come un bene che merito poco. Vorrei che il sentire venisse tradotto dalle parole, che avesse la giusta densità, ci provo Josè e a volte sento che magari ci sono vicino, ma poi vale sempre quel: provaci se ne sei capace.
    Grazie, ti abbraccio.

  3. Bisogna provarci sempre, Roberto.
    Trovare nuove chiavi, nuovi stili, nuovi modi di portare fuori cose che sono dentro.
    Ma ti assicuro che tu lo fai già, e quel bene che dici di meritare poco invece te lo meriti tutto.
    Ti abbraccio anche io.

  4. Non è di cosa si scrive è il come che fa la differenza.
    Non c’è scrittura uguale all’altra, al di là delle parole vestite o meno a festa è il come siamo, il come è il singolo io che s’approccia alle danze del mondo.

    Complimenti, sento di condividere il pensiero di di PindariCamente 🙂

    buona giornata
    .marta

  5. La scrittura è il come siamo, verità profonda Marta, magari non come vorremmo essere. E riflettere su questo fatto, ovvero che la scrittura ci rappresenta aiuta molto a leggersi. Grazie per le tue parole. Buona r bella giornata a te. 🙂

  6. Ti ho detto più volte quel che penso sulla tua scrittura, anche molto recentemente, e quindi non lo ripeterò qui. 🙂

    Riprendendo il tuo incipit, mi vien da aggiungere che
    c’è chi non ha più nulla da dire,
    c’è chi c’ha provato,
    c’è chi non ce la fa,
    c’è chi si sente non adeguato,
    c’è chi s’è stufato,
    e poi c’è chi se n’è andato da tempo e non se n’è accorto quasi nessuno.
    E questo è parecchio triste.

    Buona notte,
    Ondina

  7. Come si fa a dire che non se n’è accorto nessuno Ondina. Non è così ma da queste parti nessuno ti prega perché continui a scrivere, dev’essere un piacere. Comunque.
    A me piaceva assai ciò che scrivevo 🙂

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