la storia siamo noi, Mauro

la storia siamo noi, Mauro

Le persone si sono disposte ad arco seguendo l’ombra, così si è generato un golfo, un abbraccio che circoscrive il sole. Siamo in tanti nel caldo di luglio in città, ascoltiamo i ricordi dei discorsi, ne aggiungiamo sommessi al vicino, pensiamo insieme e si sente. Gli abiti colorati, estivi ti sarebbero piaciuti, Mauro, così l’amicizia, le troppe cose non dette che  trascuriamo nelle vite ed ora emergono tra i pensieri.
Siamo fatti, abbiamo bisogno, di certezze e così si pensa che il mondo, le persone siano immutabili, che basti una telefonata, un messaggio, e risponderanno quando serve, poi tutto muta e ci troviamo a guardarci nello specchio dell’assenza che riflette le solitudini, e così pezzi di passato diventano definitivi, si ricolloca il presente, manca qualcosa che ora fa male da qualche parte.
Intanto i discorsi si alternano a canzoni amate, parole sentite come proprie che hanno unito. Che uniscono ancora.
” la storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo, la storia siamo noi, attenzione nessuno si senta escluso.”
De Gregori dice quello che ci siamo sentiti dentro, quello che si è cantato nei pullman che tornavano da immersioni di consapevolezza e indignazione forte, quello che circolava nelle teste, nei pensieri, prima di uscire dalle labbra. La storia collettiva, il noi, nella piazza, nel golfo che ti abbraccia lo sentiamo un po’ tutti. Ai funerali dei compagni quello che unisce non sono le testimonianze, è piuttosto il senso di una storia comune. Chi può dire altrettanto adesso, verrebbe da chiedersi, ma sarebbe un discorso da reduci e per i guerrieri invece, la battaglia non finisce mai.
Si sparge il silenzio attorno, si posiziona  un leggio leggero, un foglio rosso con gli accordi che vorrebbe volar via, Il sax, nel sole, è una voce di notte, impastata di fumo com’è stata la Tua, le nostre, tante volte, è una ninna nanna che prende, è la stanchezza soddisfatta di vivere avendo vissuto. L’Internazionale prende vigore, scivola e ribalza d’echi, avvolge, viene sussurrata con le parole che fanno bene, che erano di tutti qui attorno. È un pensiero che si rafforza, che si sente leggero e libero di scorrere dentro e fuori delle mura. Poi piano, diventa sussurro fino a spegnersi nell’ultima nota in un sospiro. Sulla grande vetrata a lato del cortile del municipio si vedono due bandiere della pace che sventolano, un pezzo della bara chiara, le persone che ti rendono affetto e onore. Tu così schivo e pudico, sappiamo che ti piace questo volerti bene, ne siamo tutti certi, per questo ci guardiamo sorridendo e ti siamo grati. 

6 pensieri su “la storia siamo noi, Mauro

  1. Mauro Bortoli è il compagno di cui parlo. Segretario regionale dei Ds, assessore a Padova e consigliere regionale, ma soprattutto persona che non ha mai smesso di professare e credere i principi di eguaglianza e solidarietà con cui si era accostato alla politica.

  2. Grazie Daniele. Di Lui ho ben presente il pudore nel far politica, ossia il rispetto verso di sè e verso chi non la pensava allo stesso modo. Cose non usuali.

  3. Non lo sapevo, ma da come lo descrivi sarebbe piaciuto anche a me.
    Mi spiace, spero le tue parole gli arrivino, sono sicura che apprezzi che le sue tracce vengano ricordare in questo modo.

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