gennaio

gennaio

Lo immagino la mattina di capodanno. Col cappotto lungo e la lobbia grigio scura messa un po’ sulle tre quarti. La sciarpa chiara, il sorriso che si accenna appena. L’ho colto nascosto negli occhi quando ci parlavamo, segno d’una ironia che non l’ha mai abbandonato. Eppure la vita non è stata tenera con lui, chissà come l’ha elaborata, fatta propria tra necessità e volontà. Torniamo alla mattina di capodanno. È tornato tardi e ha dormito ben oltre gli orari consueti. L’ha svegliato sua mamma col caffè. Era una consuetudine di casa che ho conosciuto bene, chi si svegliava per primo preparava il caffè per sé e gli altri. Si è alzato con calma, si è vestito con cura. In una fotografia ha la sciarpa allungata sul cappotto aperto. Si è messo una camicia bianca e una cravatta scura intonata al principe di Galles. Ama quella stoffa, il colore chiaro e le sue geometrie, la morbidezza della lana fine. Presto uscirà per incontrare gli amici, intanto parla con sua madre. È magro, mangia senza ingordigia, assapora, beve poco. Per raggiungere la piazza dell’incontro percorre strade che, pur molto mutate, percorro e amo da sempre. Si troveranno davanti a un caffè che esiste ancora e poi cominceranno a parlare e scherzare. Sono pochi e giovani, non amano le grandi compagnie, hanno fidanzate che andranno a trovare nel pomeriggio, lavori molto diversi, ma tutti in città. Si sono conosciuti per affinità e luoghi di crescita. Capisco che di quel mondo si è persa memoria perché non ho traccia di abitudini se non in qualche parola che riemerge e che non ha un oggetto tangibile da descrivere. Però ho percezione di quel mondo attraverso qualche vecchia fotografia. Devo stare attento perché quelle immagini sono statiche nell’apparenza, bloccano un momento, cosicché devo intuire ciò che sta sotto, metterlo assieme agli indizi che si sono accumulati nell’esperienza di vivere senza troppi ricordi espliciti. 

La giornata è particolare e con un aperitivo scherzano e parlano del presente e del futuro, c’è la speranza di tempi buoni, comunque migliori. Hanno un lavoro, lui un amore. Gli anni sono sconosciuti ed esplorabili, ricchi di fascino, impervi alla fretta e piegati dalla tenacia. Ha bellezza attorno e in sé e molta voglia di vivere. Pazienza e responsabilità, possiede entrambe e non teme la fatica.

Mi piace pensarlo così,  nel suo sorriso accennato, nel cappello che alza con due dita e da cui sfuggono i capelli chiari e fini che si intravvedono sulla nuca, sopra la sciarpa. Lo penso nei tratti delicati del viso e nelle mani belle e proporzionate, che non gesticolano ma che accompagnano le parole che aprono l’anno. È giovane, pensa che è bello vivere e questo gli muove il sorriso.

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