ci sta la festa di San Gennaro

ci sta la festa di San Gennaro

Ad un certo punto è finito tutto, la batteria della reflex, lo spazio sul telefonino, la voglia di fotografare. E la processione intanto si snodava tra le strade, suonavano le bande, i gonfaloni oscillavano e c’erano mille visi da guardare, da sentire. E io avrei voluto fermarli tutti nella memoria.

Se voglio vedere la dimensione della folla, la devo cogliere come tante singole persone. Vederla come insieme sembra acefala, indistinta, priva di spessore e d’intelligenza, al più fa paura, ma se la vedo nei singoli, allora sento gli odori, la ressa, la fatica, il sudore. Se ho una macchina fotografica la dirigo sugli sguardi che non vedono, sulle facce immerse in se, sulle parole che concitano, sulla distrazione e l’attrazione che s’inseguono, ma mi accorgo che l’obbiettivo non riesce a seguire la testa, che ciò che fisso è sempre parziale. Non è un racconto in se, non abbastanza almeno, come su un notes, i particolari rimandano alla storia, all’emozione provata.

Intanto la folla attende sul sagrato, è affluita dai vicoli e dalle strade adiacenti, si è ingrossata e ora aspetta. Sono usciti tutti i santi coprotettori, ne hanno letto brevemente meriti e vita, sono stati applauditi. Nella folla prima ciascuno ha applaudito i suoi e poi anche gli altri. E adesso tutti attendono, anche i Santi in fila dopo i gonfaloni delle confraternite, attendono. E tutti sono rivolti alla porta della cattedrale. Finché  esce il cardinale con la teca e annuncia che si può gioire perché il sangue di San Gennaro si sta sciogliendo. La folla ondeggia, si sente che è contenta e applaude tutta, anche gli stranieri. che sembravano non capire, applaudono, e la cosa è evidente che riguarda tutti e ciascuno ed è condivisa. Questo sentire comune emoziona, mi sento commosso per l’afflato, che esprime gioia e speranza e che sta attorno. Il Santo sente la sua città ed è ricambiato. Non importa che si creda o meno, è tutta questa emozione comune che circonda e che prende.

Lentamente il Santo raggiunge il suo posto e la processione inizia il  percorso verso Santa Chiara, la folla si divide tra chi ingrossa il corteo e chi  si assiepa ai lati.  A un incrocio un bambino sta sulle spalle del padre in quarta fila e quando il padre gli chiede: che santo sta passando? Il bambino risponde: è San Filippo Neri. E adesso? È Santa Patrizia. E ora?  È Santa Lucia. E a ogni nome di santo batte le mani, finché commenta: non so chi sia, ci sono le rose. È Santa Rita, dice il padre.

E io fotografo solo con gli occhi, perché Napoli è questo oggi: persone e spontaneità, bellezza insomma.

4 pensieri su “ci sta la festa di San Gennaro

  1. A Pozzuoli c’è il santuario di San Gennaro, esattamente sul luogo dove il santo è stato martirizzato.
    E qualche anno fa, a settembre, proprio a Pozzuoli, ho partecipato alla processione per le vie (ripide) del paese, percorse correndo dai portantini del busto di San Gennaro, e fin dentro il piazzale dell’Accademia Aeronautica.
    Lì ho scoperto che la liquefazione del sangue può avvenire in tre date diverse durante l’anno: circa a maggio, a settembre e a dicembre.
    E’ stato molto suggestivo e intenso vedere la partecipazione, la devozione e il coinvolgimento dei partecipanti, che non poteva lasciare indifferenti.

    Chiudo con questa canzone, che mi hai fatto ricordare proprio tu, leggendo la tua bella descrizione di una grande tradizione:

    Bella domenica Will,
    col solito sorriso, ciao 🙂
    Ondina

  2. Alla fiera di s.gennaro quanta folla per la via. Chissà perché mi hai ricordato questz notissima. Comunque sia ti si legge sempre in tutti i versi e con piacere come si deve a uno scrittore. Complimenti e buon di di festa. Ovviamente salute e bene. Mirka

  3. Napoli è così piena di contrasti, di radici, di oscurità che sembra un campionario di ciò che l’umanità può essere. Anche se prevale la bellezza e l’umanità alla fine.
    Grazie per la visita Ondina e buona settimana 😊

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