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Storie, racconto, presente, ricordo che si mescola, sensazioni, ciò che si vede o si prova, spesso entrambi. Raccogliere l’emozione, approssimarla, sezionarla per vederne il cuore, astrarre il generale, l’evidenza di ciò che si ripete, oppure usare termini contenitore, specifici se hanno una storia, gioia, felicità, dolore, disperazione, atonia, catatonia, speranza, è il tempo che regola le serie, come si mescolano e dove si fermano. Ancora metafore, notte, buio, luce, nuvole, strada, vicolo, scrivere di cose, di come esse entrino nel sangue, per dove, le aperture del sentire, del piacere, come si annidino, per sempre, oppure per un poco, la genesi di un’emozione, la sua evoluzione, con pochi aggettivi necessari, un suono, un’immagine casuale, la realtà col minimo di volontà. Flusso. Distrattamente un barattolo viene preso a calci, il suono rimbalza, eccita il calcio successivo, toglie il pensiero, riporta indietro, monello, rimprovero, desiderio, calciare, ancora, rumore, finisce com’era iniziato nel suono che si spegne, pensiero, il flusso riprende, deviato, tenue, si può persino parlare di ciò che si pensa, placebo. Nell’angolo una lampada accesa, luce gialla paglierina, limitata, un cono, sottofondo di musica dal pc, un canale digitale mescola la luce con il clarinetto, il sax e il pianoforte, il pensiero si fa morbido, si ferma sul margine della luce, o dell’ombra, non c’è limite, terra di nessuno quindi terra tua, la razionalità si decompone, si quieta, assenza di parole, sensazioni, fuori resta fuori, scendere dentro mentre s’allungano le gambe, rosso, morbido, avvolgente, pulsa piano, tepore, assenza/presenza, tu, insieme eppure soli, solitudine equilibrio dolcezza per sé, comprensione, misericordia. Lista recente di chi non ha usato la dolcezza, poveri che rubano ai poveri.  Auto terapia, pace con sé, sonno leggero e vigile. 

Come trovare un senso privo di luci nette, una fotografia casuale dove il particolare è prigioniero di un caso, ingrandire, decifrare lo stupore di chi si sente visto, scoprirsi nello stesso stupore. Ciò che passa, passa, non c’è controllo su ciò che resta davvero, i luoghi comuni sono più vitali perché non vengono messi in discussione, abitudini senza riflessione, poco resiste all’analisi, è più forte ciò che si vuol credere, vedere, fede, siamo intrisi di fedi, insicurezze, risposte, labilità di esse, paure, insicurezze che sembrano nuove e in realtà si ripetono, generano fedi. Mania, problemi irrisolti, rinviati, indefinitamente, piacere come risposta, la sua ricerca, c’è felicità nel caso, la felicità del non esserci. Simmetrie, la disperazione è un eccesso, la tristezza è simmetrica, servono punti di riferimento, solidità, tranquillità, assenza di passione, leggerezza che si sbriciola tra le dita, tempo senza nome, né oggetto, un portolano per andare, sennò lentamente si muore, si spegne lo scanner.

4 pensieri su “scanner

  1. Oltre che il suo contenuto, mi piace molto il ritmo di questo post, a tratti vivace, qualche volta convulso, sempre meditativo e profondo ma che dà cadenza, scansione ad esso, come il battere di un (bel) tempo solo tuo ma pure (molto) condiviso. 😊

    Un sorriso, Will, e un buon (quasi) fine settimana 😃

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