gli uomini del fango

gli uomini del fango

Se fossi in loro mi offenderei.

Per l’assenza di soluzione ai loro problemi e per la somma di luoghi comuni di cui sono oggetto. Per la fuga dei cervelli, per le bombe d’acqua, per la tragica fatalità e per il tutto era già previsto che gli raccontano. Mi offenderei per la presa in giro d’una realtà raccontata, così pelosa e inconsistente da essere sui giornali per tre giorni e poi archiviata. Come si potesse archiviare la realtà…

Angeli del fango. Chissà cosa significa?

Che non si sporcano a spalare merda e fango? Che sono buoni e che rappresentano una sorpresa positiva nell’indifferenza di chi è stato graziato dall’incuria o dalla sorte? I giovani che stanno dando una mano a Genova, sono quelli che abbiamo attorno tutti i giorni. Che troviamo per strada e sono allegri o tristi, che vediamo a piedi, in bicicletta, in motorino. Che vivono in una scuola indecisa su cosa dargli, tra datori di lavoro che invece sanno cosa dargli, cioè poco o nulla. Sono gli stessi giovani che vogliono divertirsi, ma anche avere un futuro. E se credono sempre meno nella politica è perché la politica gli ha detto che hanno meno speranze dei loro padri. Però sono giovani, non ancora consumati dall’indifferenza di chi comunque ce l’ha fatta, e allora si rimboccano le maniche in cerca di un posto di lavoro, studiano, s’impegnano sperando che davvero serva per avere un mestiere.

Nello spalare fango e liquame c’è il massimo della solidarietà e il minimo dell’efficienza. Per spalare con efficienza vanno bene le ruspe, ma se non ci sono o non hanno conducenti, che si fa? Si rispolvera la solidarietà e ci si mette a spalare. Solo che lo stato sono le ruspe assieme alle braccia dei cittadini e se mancano le prime allora è lo Stato che manca. Questi ragazzi non se ne rendono conto, ma ciò che buttano nei rivoli verso il mare è il prodotto di quello che ha reso difficile la loro vita. Uno Stato che interviene a posteriori, che non provvede all’evidenza, dove chi governa il territorio ha paura o peggio, altri interessi, dove la fragilità non è il fatto idrogeologico, ma la vista e la memoria. Uno Stato che sta per adottare un provvedimento che renderà ancora più facile il cemento e l’ha chiamato sblocca Italia, ma non ha ruspe, non ha giudici efficienti, non ha condotte fognarie, canali che portino a mare, non ha coscienza collettiva.

Quello che ci tiene assieme è il minimo dell’efficienza, lo sperare che vada bene. Questo fa parte della coscienza che nasce in famiglia e riguarda i beni comuni, ma a tutti, fuori, i principi che vengono insegnati riguardano il successo di sé, e sono la competitività, la velocità, l’efficienza, la brevità, la resilienza. Sì, anche la resilienza perché in un autoscontri vince chi reagisce meglio alle botte. Qualcuno parla anche di solidarietà, ma sottovoce perché non è di moda come fondamento della politica e così sembra riservata all’antica carità cristiana: la pietà per chi non ce la fa, non il mettersi assieme per cambiare le cose. Renzi non è ancora andato a Genova, luogo difficile in questo momento, Grillo ci va domani, aveva la kermesse 5 stelle a Roma. I due non sono la stessa cosa, preferisco chi proverà a fare, non chi distrugge ogni cosa che tocca. In questi giorni parlare di peste non è bene, abbiamo tutti una vaga inquietudine per Ebola, e abbiamo visto troppi film di fantascienza. Credo che mettere assieme sia la cosa più difficile, che urlare e additare nemici sia più facile. Chi amministra è marginale nel movimento di Grillo, vorrà pur dire qualcosa. Confesso che la mia generazione ha molte colpe, una è quella di non aver ascoltato, o visto, o provveduto. Nel ’66 a Firenze ci potevano pur stare gli angeli del fango, già nel ’70 a Genova (eh sì, accade spesso) era difficile, ma se i figli e i nipoti di quelli di allora sono ancora a spalare, qualcosa nella coscienza ce lo portiamo. I ragazzi di quasi 50 anni fa, una speranza l’avevano, ora questa non c’è, si deve creare. Può nascere una speranza dal fango? Sì, se una coscienza di un giorno, di una settimana, diventa una coscienza comune, se si crederà alla realtà e non alle parole, se quelli che ora sono angeli diventano uomini. Ben più terribili degli angeli, e sporchi di realtà, gli uomini. Un esercito di giovani determinati al cambiamento può cambiare la fatalità, i luoghi comuni, la protezione civile con l’aspirina, la metereologia che non c’è, l’Italia. Sono grandi gli uomini del fango.

9 pensieri su “gli uomini del fango

  1. Grazie per aver trovato le parole precise che mancano a me… se non ti dispiace faccio un reblog. Grazie di cuore per questo post così vero da far rabbrividire

  2. E’ esattamente così…..quei ragazzi HANNO LA VOLONTA’ di fare qualcosa, anche a mani nude…. ma ci provano, quella volontà che manca allo Stato e ai politici…..

  3. anche io sono stato un giovane degli anni sessanta di quelli che avevano sia la voglia del cambiamento che la certezza del futuro professionale, quello che ci ha permesso di realizzare i sogni; oggi sono un padre preoccupato per i miei figli, uno già disoccupato e l’altra che sta per prendere laurea e contemporaneamente la disoccupazione. Il fango sta sporcando il futuro dei nostri figli i loro sogni sono già stati distrutti. Quale governo sarà capace di costruire progetti su basi solide e non solo di urla e belle parole. I giovani di oggi sono onesti e capaci come quelli di ieri, dobbiamo aiutarli a non mollare e uscire dagli argini, il rischio è troppo alto!

  4. Hai ragione Fabio. Purtroppo. Fare qualcosa implica cambiare le coordinate di questo nostro paese, rimettere al centro il lavoro, la sua centralità sociale, il diritto e il dovere di avere un lavoro. Non una occupazione. Quello che è passato nelle teste è che si possa essere di successo purché si sia competitivi. Questo va bene per alcuni ma non crea il benessere per tutti. Diseguaglianza e disoccupazione crescono e le teste non sono mai state tanto competitive e così poco solidali, vorrà pur dire qualcosa.

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