“amicizie pericolose”

“amicizie pericolose”

Essere amici dei potenti comporta dei rischi e qualche certezza. Il rischio è quello di essere coinvolti nella caduta, la certezza è quella che al favore ottenuto si unisce una dipendenza difficile da sostenere. Però scegliere di evitare le “amicizie pericolose” ha un costo, spesso la marginalizzazione in politica o negli affari. Anche nella professione queste “indipendenze” si pagano. Guardo le vicende veneziane di questi giorni, penso a quanti esibivano la frequentazione dei potenti di allora come passe partout per il proprio accreditamento. Molto oggi viene negato, nelle teste vengono ricapitolate occasioni e incontri, ciò che era a pacche sulle spalle ricondotto a semplice istituzionale e necessaria conoscenza. E tutto porta a rapidi reset del passato. E così penso all’evidenza, alle carriere degli yes man, le contiguità vantate, le feste esclusive, il potere esibito. Ci sono degli indicatori infallibili per capire quanto si conta nella testa dei potenti: l’essere invitati nei palchi d’onore, ai ricevimenti dei prefetti, alle tavole esclusive di C.L. Se questi inviti cessano, significa che non si conta più, ovvero che non si è potenzialmente interessanti per altro e che il proprio ruolo pubblico è scomparso. Visto quanto accade, ed è già accaduto in passato, capisco che non cercare le “amicizie pericolose” è una predisposizione inconscia, che conoscere per lavoro è molto diverso dall’essere sodali, che “non contare” è una libertà grande, che ciò che salva è una timidezza diffidente che induce a non lasciarsi andare, a non cercare confidenze eccessive. E infine, che dire di no, non è facile, ma paga se è conforme a ciò che si sente. Potrebbe essere definita una scarsa attitudine a puntare verso l’alto o meglio, un’ambizione molto limitata. Ma non è una diminutio, è una vera benedizione se si sa apprezzare l’equilibrio che genera.

9 pensieri su ““amicizie pericolose”

  1. è un problema, willyco, ormai è diventato come il doping nel ciclismo: o ti “bombi” o non corri con noi. solo che se dici di no, e non ti vuoi bombare, non vinci. il problema è che a quel punto dovrebbe scattare il passo successivo, e non scatta: la denuncia di chi si “bomba”, e qui si chiuderebbe il cerchio. e invece no, ci fermiamo al passaggio due, mannaggia alla miseria. io vorrei ripartire da qui, per dire: http://www.riparteilfuturo.it/e-se-denunciassi-un-corrotto/

  2. @adp: sono d’accordo con te, è proprio così, l’ho visto e testato. Rompere il cerchio significa che cambia la testa di chi fa politica e di chi usa denaro pubblico. Non bisogna scordare che accanto a un politico corrotto ci sono n funzionari che sono stati a loro volta corrotti o non hanno controllato, così il daspo dovrebbe funzionare su tutti, politici, funzionari, ditte coinvolte. Le denunce spesso non bastano, ma sono necessarie, anche per testimoniare che la gran parte delle persone non sono ladre. Tieni conto che sul mose ci sono decine di interrogazioni in consiglio regionale, comunale e provinciale fatte da vari partiti, pd, verdi, rifondazione, sel, ecc. ecc. e che la procura ha indagato per anni senza che si riuscisse a trovare un appiglio, poi la cosa è deflagrata. Credo che questo “sistema” sia pervasivo, ci sia dappertutto e corrisponde ad un costume che ha eliminato l’etica e la legalità. cambiare è rompere il cerchio, non connivere, denunciare, da adesso in avanti dev’essere il discrimine tra chi può amministrare e fare i lavori e chi invece è fuori.

  3. Credo che l’essere in pace con la propria coscienza sia impagabile e faccia stare assolutamente bene.
    E si sa come si deve fare per tenersi alla larga da certe cose mica tanto pulite e limpide. Ed è certezza che ad essere onesti non ci si arricchisce.

    Sai Will, credo che poi i corrotti e gli arricchiti a forza di ruberie non siano poi così felici.
    Oltre che essere “malcontenti”, porazzi, vedrai come diventeranno improvvisamente cagionevolissimi di salute non appena varcheranno le soglie del carcere; mentre prima a rubare non avevano alcun disturbo e i loro stomaci digerivano qualsiasi ladreria.
    Ma quante auto, quanti soldi, quanti immobili queste persone devono accumulare per placare la loro sete di possesso, potere e questa ingordigia infinita?

    Epperò questo è il tristissimo risultato di un mondo che assegna importanza solo all’apparenza, all’individualismo e al denaro, mentre trascura tutti quei valori non negoziabili che sono alla base di una società sana ed onesta.
    Risultato di un mondo malato che fa sentire furbi e intoccabili i ladri e i corrotti e che tenta in tutti i modi di far sentire fessi gli onesti.

    😦

    Buonanotte Will, ciao 🙂 ma senza sorriso stasera chè mica mi viene…

  4. Io, ohimè, con la politica faccio a cazzotti.
    Con le idee, i principi, i valori: no.
    Il mio pensiero politico è anarchico e, come ovvio, utopico. Intendo infatti l’anarchia come sublimazione di democrazia… e so bene che in un paese di disonesti e corrotti non funzionano i miei ideali. Non scalo sino alle alte cariche politiche… guardo molto più in basso per capirlo. Pochi sono gli uomini o le donne che non si lasciano affascinare da certe amicizie e da certi favoritismi…che rinnegheranno le conoscenze al cambio bandiera. Stimo chi ha il coraggio di camminare solo a testa alta … nei piccoli spazi ma spendendo si al meglio in nome di quel che pensa.
    Forse son fuori luogo e tema. Perdonami se è così. Ti saluto caramente.

  5. Laura: Ho fatto politica per molti anni, in vari modi, e in qualche modo la faccio ancora. Per me fare politica, e fare l’amministratore pubblico era il modo per dare realtà alle idee in cui credevo. Molte di quelle idee non le ho mutate e non è necessario rubare per fare politica. Conosco quindi l’ambiente per cognizione diretta, posso anche dire che la stragrande maggioranza delle persone lo fa per un misto di spirito civico e di autogratificazione connessa. Onestamente quindi. Questo genera potere buono da gestire, e lo si deve fare perché si è lì per quello. Ma c’è un altro potere che invece si alimenta sempre della cosa pubblica e del consenso, non dimentichiamo che esiste sempre un consenso alle spalle, e che usa il potere per fine personale e per amici prima che per la cosa pubblica. Ecco parlavo di quel potere Laura, lo conosco bene perché se non ti conformi ti marginalizza, ti esclude, ma non è un problema quando lo si è capito, basta solo decidere da che parte stare. Non sei fuori tema. Buona serata 🙂

  6. Ondina: non so se i corrotti e gli arricchiti siano meno felici, di sicuro hanno un’altra felicità rispetto alla tua o alla mia. Negli ambienti che cito, non mi sono mai sentito a mio agio, c’era qualcosa che stonava, certo c’era l’obbligo di esserci derivante dalla carica, e per non essere inutilmente snob,ma non ero utile Ondina e questo in quegli ambienti conta non poco. Andare in direzione contraria non è sempre facile però ha in sé una grande soddisfazione: permette di vedere le persone in faccia. Buona serata 🙂

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