i gemelli

i gemelli

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Seduto nell’auto in parcheggio, aspettavo e guardavo. Il piccolo prato occupava di verde metà del campo visivo, così le persone sul marciapiedi erano nella parte superiore dello sguardo. L’erba verde di pioggia era alta, frammezzata di margherite e di bottoni gialli di tarassaco e finiva in una piccola fila di giacinti, che assumevano la funzione di fingersi siepe a delimitare l’asfalto. Su quel marciapiedi passavano i gemelli. Corpulenti e larghi nei giubbotti imbottiti, camminavano piano, parlando fitto, come al solito, in quella che pareva, una serie di rimandi serrati di parole e fumando. Di cosa parlassero, non so, ma li avevo sempre visti così: vestiti senza pretese, ma puliti, vicini, che fumavano e parlavano a domanda-risposta oppure per frasi ripetute. Entrambi semi calvi, con una coda di capelli lunghi, e di un’età tra i 50 e i 60, portavano entrambi un berretto da marinaio. Si somigliavano oltre misura, ma non totalmente, come avessero bisogno di una differenza da tenere più per gli altri che per sé. Da piccoli li avranno vestiti uguali, pensavo, e poi da adulti s’erano differenziati senza un reale bisogno che non fosse l’estro. Si intuiva la comunanza che diventava sovrapposizione, come vi fosse stata l’accettazione che le loro vite fossero sorprendentemente intrecciate. Tanto vicine da non distinguerle, non solo nei tratti, ma anche nei modi. In questo stava la sincronizzazione dei gesti. Naturalmente questo colpiva me, che non vivevo la differenza dei nomi e delle identità che ciascuno di loro teneva per sé. Ma in tutto questo somigliarsi, pensavo che forse li aveva stupiti che due persone tanto diverse, i loro genitori, li avessero generati così uguali, ma che alla fine non avevano sentito il bisogno di staccarsi e, per mantenere la differenza, erano rimasti assieme.

Il giro del piazzale sui marciapiedi, attraversa 6 strade, loro lo percorrevano tutto. Li avevo visti spesso che, senza alcuna fretta, guardando ad ogni strada sincronizzati, a sinistra, poi a destra, di nuovo a sinistra attraversavano e facevano il giro. Fino alla chiesa dei cappuccini e in quell’aere sacro, a sorpresa, facevano il segno della croce, sincronizzato anch’esso. Così il fumo perenne, l’aria vagamente trasgressiva, il loro modo strano di vestire ed essere sempre assieme, nei miei pensieri, subiva un’ulteriore trasgressione: erano religiosi.

5 pensieri su “i gemelli

  1. Conosco abbastanza bene il mondo dei gemelli, avendo io due sorelle, minori di me, gemelle identiche. Ma anche mio nonno materno lo era…
    E’ un mondo a parte, tutto loro, quasi esclusivo, all’interno del quale condividono e si supportano tantissimo a vicenda; tra di loro c’è un legame intenso che è diverso dal rapporto di fratellanza o sorellanza “normale”.
    Però anche se sembrano uguali, uguali non sono. Chi ci vive o ci ha vissuto accanto nota grandi differenze, sia fisiche che caratteriali e di indole. C’è uno dei due che prevale, che è più forte.
    E’ un mondo affascinante il loro, dal quale però si resta, bene o male, esclusi.

    Buona notte Will
    ciao 🙂

  2. E’ vero, un mondo che, da fuori, è difficile comprendere, a volte sono simili in tutto, altre pur essendo identici fisicamente presentano caratteri e modi di fare totalmente diversi…..
    Buona giornata! 🙂

  3. Mi hai fatto pensare all’infinito. Cioè l’immensità dell’universo è davanti ai nostri occhi: in una piazza, in un quartiere o in un gruppo di passanti. Ecco lì ci sono enormità da leggere o da capire. I dettagli che sottolinei fanno presa no? Bello, tutto molto bello e profondo.

  4. @gialloesse: ti ringrazio, non ho pretese di originalità ma hai compreso bene un mio modo di vedere che ormai mi accompagna e a cui tengo assai. 🙂

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