terrazze

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Un lettino riposto in un angolo, i muri gialli, l’aria che muove pochi panni stesi. Le terrazze sono vuote di sole, nessuna pelle attende di abbronzarsi, pochi passi frettolosi scaricano gli stendini. Pochi rumori di faccende e torna il silenzio delle case verso i cortili, si chiudono le finestre delle stanze da letto lontane dal traffico del corso. Facciate che non mostrano, che non devono mostrare. La filosofia zen stabilisce che una parte dell’opera dell’uomo non debba essere finita perché la perfezione è riservata alla divinità. I muratori di pianura mica lo sapevano, e neppure gli architetti, solo che gli pareva inutile abbellire ciò che non era visto da tutti. Così le facciate si mostrano sul corso, mentre qui ogni spazio ha un suo posto, una funzionalità che ha trovato stabilità nel tempo. Si sono radunate piante, montati condizionatori, scavati nuovi camini, chiuse verande, segnati i muri di nuove telefoniche comodità. Ciascuno per suo conto. E in questi lati nascosti è più esposta l’intimità del vivere segreto.

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