uno stile calligrafico

uno stile calligrafico

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Il pendolo risuona nel bagagliaio con quegli armonici dolci d’acciaio che vibra. Non a caso si chiama acciaio armonico, penso. Perdersi per un momento nei particolari porta a un dialogo che guarda dentro. Cosa si sente in quel pezzo di realtà che non è più tale proprio perché è un pezzo di noi? I particolari, nell’osservare, nell’estrarli dall’insieme, hanno un linguaggio molto diretto, sensuale. Sono grana, asperità, morbidezza, densità, colore intenso che resta o che sfuma. E tutto trova rimandi, simmetrie, in noi. Così nello scrivere, o nel fotografare, o nel dipingere, si porta all’esterno qualcosa che ci appartiene profondamente. E lo si guarda, spesso insoddisfatti perché approssima, ma non siamo noi stessi una approssimazione di ciò che potremmo?

Di che colore è la mia anima? Di quale consistenza? Uniforme o ambigua di più nature? E di questo impalpabile, che pure c’è, emerge un colore e una sensazione tattile che la riconosce e l’approssima. Il pendolo tintinna sui dossi, il suo rumore che evoca ciò che farà appeso, suonerà le ore e i quarti ingentilendo il tempo che scorre. Quel tempo.

La stilografica traccia segni, comprensibili e netti. Sono parole che rimandano ad altro, che spiegano sempre in parte, ma il segno ha una sua vita, distinta dai significati di ciò che si legge. Per questo mi piace leggere e scrivere a mano? Grossezza del tratto, asole che si gonfiano e si stringono, t non tagliate, allineamenti e altezze regolari. Dimensioni. Né troppo, né troppo poco. Mi piace scrivere, penso, e di più sui fogli bianchi perché le lettere si succedono orizzontali. Perché rappresentano il mio ordine e mi rassicurano. Corrispondenze tra dentro e fuori. Non è questione di forma, ma di altro dialogo e questo modo di usare i sensi diventa stile, penso, modalità di vita. Nella ricerca di chi si è, il particolare notato è specchio in cui riconoscersi. La fatica senza fretta è dare significato a ciò che colpisce. Non spiegarlo ad altri, ma a me. Ci sono analogie con il sogno in queste corrispondenze, come se esso continuasse nei simboli attraverso il giorno. O viceversa il giorno continuasse nei simboli, nella notte. Perché mi piacciono gli orologi meccanici, penso? Le ruote dentate che si muovono regolari, scorrono come il tempo che misurano arbitrariamente. Guardandole sono pezzi di metallo, precisi, belli a loro modo, insieme agli altri diventano segni, corrispondenze. Perché mi piacciono gli inchiostri, i pennini, i colori? Eppure non sono un buon disegnatore, penso. Quale mancanza sto colmando con le mie passioncelle? Se indago benevolmente, trovo nei piaceri, nei particolari che mi attraggono, cose che si svolgono con lentezza. Che sbocciano. Vita che cresce, che colgo nei particolari. Prima era occultata, poi si palesa. E’ specchio che mi mostra. Cosa? E’ il limite? Non direi, c’è talmente tanto da vedere, sentire, toccare, annusare che mi riporta a me che non c’è limite, penso.

Alla fine, lietamente capisco che non mi conosco, ciò che scopro mi affascina e questo non mi chiude, ma cerca corrispondenze continue con l’esterno. Che esterno e interno si parlano, diventano sé. Ciò m’induce a cercare negli altri ciò che m’assomiglia, penso. Che sia questo una parte del bisogno d’amore ? So che entrambi non si esauriscono, la ricerca e il bisogno, e in questo non finire, non finisco.

9 pensieri su “uno stile calligrafico

  1. Che dire ? E’ troppo importante quello che hai detto, e vero, assoluto e definitivo. Nessuno, proprio nessuno riesce a mostrare ciò che veramente è, nemmeno i grandi artisti, di certo. E’ importante leggerti, la considero una fortuna per la quale ti sono grato.

  2. Oh il particolare di quel “secco battito del tempo” (ho un’antico pendolo tra il salotto e la mia camera da letto che mi fa questo effetto). E la penna che,mentre scorre veloce graffia il bianco del foglio e incide l’anima facendola liquida. Non so se di pianto o di un'”a priori” prima d’ogni grande viaggio.
    Senti ogni cosa con la lucida amorosa precisione di un vero capitano di nave. che un pò anche si teme. Mirka

  3. @gialloesse: tu hai la capacità di mettere un mondo dentro uno scatto, ciò che mi dici, anche se immeritato, mi fa arrossire e naturalmente, piacere. Grazie.

  4. C’è intensità psichica in ciò che scrivi, le tue vicissitudini interiori sono presentate in modo vivido, colorato, come accade a chi sta cambiando e si confonde tra movimenti interiori, necessari al cambiamento, e realtà. Questo ‘dentro’ complesso-complicato alla fine troverà la sua nuova dimensione, è certo.

  5. @Sandra: è vero, è un periodo di cambiamento. Credo che discernere ciò che appartiene davvero, il modo di vedere e di essere sia la nave, non il salvagente, per andare verso il nuovo. Che poi nuovo non è mai davvero, ma qualcosa che già c’era e che attira la nostra attenzione.

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