le rigidità del passato

le rigidità del passato

Al Mart di Rovereto c’è una mostra di Adalberto Libera sulla città ideale. La vedrò, e farò i conti con me, ancora una volta. Come mi accade con Strauss o Wagner, oppure con Leni Riefensthal o Casorati. E qui mi fermo perché i nomi diventano troppi e il disagio aumenta. E’ la contrapposizione tra un giudizio negativo assoluto sulla ideologia e sulla prassi del fascismo o del nazismo e la sua capacità di produrre e inglobare arte, capacità intellettuali forti. Come se il male non avesse la possibilità di generare il bello. Il discorso non è facile, in fondo la distruzione dell’intelligenza assieme alla cultura dei popoli vinti è costante nella storia dell’umanità, perché non dovremmo farlo anche noi in una damnazio memorie che elimini dalle menti tutto ciò che è stato? Eppure si sente che di quel bello nato in un periodo disgraziato saremmo amputati, che mancherebbe qualcosa nel nostro pensare. forse un modo è quello di ricordare ciò che avvenne e insieme riconoscere la capacità dell’uomo di essere anche altro, di avere in sé la contraddizione che lo porta verso il superamento del negativo che pure contiene. Pensieri quasi giulivi sulla capacità rigeneratrice del bene, del giusto, ma anche riconoscimento che nell’uomo c’è tutto, il bene e il male  e che far prevalere il primo è un processo continuo, fatica e impegno.

Comunque non tutto fu distrutto e di quel periodo razionalista le opere sono lì, inopinatamente astratte, ma vive ed esercitano fascino. L’architettura di Terragni, Pagano, Figini, Pollini e per l’appunto, Libera sono parte del nostro vivere. Classici contemporanei. Basti pensare all’E42, al palazzo dei congressi dell’Eur che, pur nella incompiutezza compiuta dell’expo mai avvenuta del 1942, sono spazio racchiuso, pensiero realizzato e disegnano una concezione dell’uomo e della funzione in linee pulite, nitide. Anche la pulizia del razionalismo, mi pone domande, il nitore e la geometria come si sposavano ( e infatti non era univocamente) con il fascismo? Certo l’ordine, la forza che emana la pietra e il bianco, la linea dritta, il tema della volontà di potenza, sembrano riportare ad un pensiero privo di contraddizioni, ma il pensiero fascista non era così consequenziale, anzi. Mi faccio domande e faccio i conti con questa tentazione di eliminare tutto ciò che accompagnò quegli anni e poi perdo il confronto, guardo, traggo piacere dalla forma e dall’intelligenza e mi restano le domande sul bello e sul bene. 

2 pensieri su “le rigidità del passato

  1. Mi riallaccio alle tue ultime parole:
    credo difatti che non sia giusto eliminare le tracce di epoche storiche che non condividiamo o che hanno segnato negativamente la nostra storia. Fanno comunque parte di essa, dietro ci sono delle motivazioni e comunque non si possono negare.
    Bisogna, e la stessa cosa vale per noi stessi (fatti di bene e di male), anche se non si riescono a comprendere, tentare di accettarle e prenderne solo la parte migliore.

    Che sia una bella settimana Will
    con un sorriso,
    ciao 🙂

  2. Separo ciò che vedo e sento dal giudizio sociale ed etico e capisco che il bene e il male ci seguono, li abbiamo dentro. Forse questo e’ un modo per giustificare la fatica del bene.

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