connivere

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Se Berlusconi verrà condannato può essere che salti il patto tacito che coinvolge in modo largo e trasversale la politica del paese, ovvero l’insieme delle pratiche al limite della legalità, che consentono a una parte dell’economia, e delle fortune personali, di crescere e mantenersi. Questo Paese ha innumeri rendite di posizione, una politica che costa perché fondata, non sulla maturità dell’elettore, ma sulla capacità di scambiare favori, assicurare reddito, di esercitare potere indipendentemente dalla competenza e del merito. Si badi bene che questo non riguarda l’illecito evidente, ma è un modo di fare che pervade le vite di tutti. E tutto questo non riguarda la sola parte pubblica, ma anche il sistema privato, che attraverso le lobbies ha sempre pesato sulle scelte politiche industriali, sugli accordi internazionali, sugli appalti interni. Ciò accade da sempre, e tangentopoli l’ha dimostrato in modo inequivocabile, che il groviglio del lecito e dell’illecito accompagna una parte fondamentale del potere, quella della decisione del chi e cosa dare di pubblico. Non è che tutto sia marcio, anzi credo che gran parte delle procedure siano sane, però è un atteggiamento diffuso, un’acqua in cui nuotano i pesci e quindi con la tentazione costante a provarci approfittando di una impunità che proprio il potere sembra assicurare.

Se Berlusconi verrà condannato in via definitiva ed escluso dai pubblici uffici applicando la legge, una parte dell’impunità del sistema verrà toccata e con essa tutto il castello della distrazione e dell’omertà potrà essere messo in discussione. Resta da chiedersi se questo è ciò che davvero vuole il Paese e se questo sia in grado di sopportare, non la verità che già conosce, ma le sue conseguenze. Una per tutte, la modifica del sistema in corsa verso una pulizia che sostituisca la discrezionalità con il diritto, l’aggiustare con il rigore. Oppure se questo non causerà ulteriori crisi, e che dopo aver masticato qualche reo, a fauci quete, l’opinione pubblica non riporti la spinta verso il mantenimento dei privilegi, dello status quo, dell’ingiustizia e dell’ineguaglianza. Perché il sistema è pervasivo e appena scavando vengono fuori privilegi e diseguaglianze ovunque. Quando Craxi fu incriminato, in un discorso alla Camera chiamò in correo tutti i partiti, l’intero sistema, il Paese. Per il molto che ho avversato Craxi, posso dire che aveva torto nel dire che ciò era lecito non che non fosse vero. In quell’etica di allora, che è la stessa di adesso, tutti avevano qualcosa da perdere. Purtroppo dal 1992 non è cambiato molto, così il tema è rimasto sotto il tavolo e non si è affrontato per via politica, anzi ha preso altre forme ed è peggiorato, perché anche la necessità di far coincidere privato e pubblico nel potere, è stata messa in discussione, raccogliendo nel caso di Berlusconi, un consenso assolutamente imprevedibile. Come fosse questa la vera natura di gran parte del Paese. Per questo motivo la legalità diviene un’arma anziché un modo per ristabilire un equilibrio turbato, ed è rivoluzionaria se trova il suo compimento, perché toglie l’impunità del potere e rende uguali. Ma la legalità rende evidente il privilegio, le distorsioni esistenti, le rendite di posizione che, se non immediatamente ascrivibili all’esercizio discrezionale del potere, mostrano la loro ineguaglianza: nei territori, nei cittadini, nell’accesso ai diritti, in un processo di conseguenze dove la differenza non è la norma, ma l’eguaglianza.

Mi si dirà che non c’entra, è vero non c’entra immediatamente, ma se esistono cittadini di serie a e di serie b, regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale, enti inutili e lavoratori forestali altrettanto inutili, persone che fanno un lavoro che non porta nulla alla comunità eppure genera uno stipendio, trattamenti privilegiati, ordini professionali inattaccabili, farraginosità di legge che obbligano a spese inutili, tasse e accise di scopo che non hanno più oggetto, se mai l’hanno avuto. Tutto questo, assieme a mille altri esempi e pratiche, moltiplicato nella vita di tutti i giorni fa della questione dell’eguaglianza e della legalità la questione del cambiamento del Paese. Ma è questo che vogliono i cittadini?

Per questo mi chiedo se nel rifiuto alla condanna di Berlusconi non ci sia dietro una parte grande del Paese che non vuol cambiare, che rifiuta gli effetti perturbativi della condanna del potere, perché tutto viene messo in discussione. Se i templi ritenuti intangibili sono violati, quanto di questa fatica verrà trasfuso nel mutare le coscienze, nel riconoscere i propri piccoli privilegi, nel mutare gli stili di approccio al diritto, nel vedere ciò che ci riguarda?

Ecco questo è il tema che riguarda l’Italia, che diventerà cogente oltre il giustizialismo, e che nel far saltare il meccanismo del non vedere mostrerà ciò che è il Paese. Berlusconi cercherà di trascinare con sé l’Italia e stranamente scoperchiare il vaso della distrazione, del lasciar fare per non essere disturbato, sarebbe un merito, genererebbe una grande operazione di efficienza e di cambiamento oltreché di giustizia. Spero che questo accada ovvero che la connivenza finisca, ma anche che tutti noi siamo pronti a metterci in discussione.

3 pensieri su “connivere

  1. Un’analisi precisa e dettagliata, la penso anch’io così, non c’è la voglia nè la mentalità di voler cambiare lo stato di cose…..
    Buona giornata.

  2. Condivido buona parte dei tuoi dubbi e qualche speranza, tuttavia ritengo che il post al di la della indubbia perfezione stilistica, manchi un pochettino di sano realismo o per lo meno di una interconnessione del principio causa -effetto!
    Bisogna tener presente l’indole degli italiani!
    La loro involuzione antropologica!
    Non fosse altro che accanto alla inevitabile condanna di Berlusconi, il nostro sistema istituzionale, prevede tutta una serie di “aggiustamenti” da rendere inutile la sentenza, anzi c’è la forte possibilità che si possano innescare meccanismi ancora più viziati sia nella forma che nel contenuto.
    L’imperio della LEGGE, in uno Stato che solo teoricamente si proclama di Diritto, non serve a nulla se la LEGGE stessa è ingiusta!

  3. Temo tu abbia ragione, che il sistema sia auto rigenerante e soprattutto la storia dei provvedimenti ad personam, ma non solo, dimostri che gli effetti riparatori della legge possono -e sono- ampiamente vanificati. Quello che vedo attorno pero’ e’ un insieme che scricchiola, inchieste che partono, connivenze che vengono alla luce e saltano. Nulla di nuovo, ma se questo avrà anche il colpo di coda del caimano ferito nella illimitata considerazione di se’ qualcosa può accadere. Ciò che mi chiedo e’ se ci sia un paese pronto a cambiare, ad accogliere la novità. Illogicamente spero, ma non è questa la funzione della speranza?

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