vite semplici e vite complicate

SAM_0491Il mondo è semplice, i sentimenti sono semplici, noi siamo complicati. Ovvero siamo complicati perché non vogliamo che la semplicità si manifesti, perché siamo combattuti tra ragione e desiderio, perché il compromesso consente un equilibrio e soprattutto rinvia una scelta. Infatti la semplicità esige una disciplina che passa attraverso un scegliere e uno scartare, più che aggiungere. E invece le vite sono additive. Aggiungono complessità. Così sembra dolce il sapore di ciò che si decompone perché lasciato, mentre è amaro il sapore della linfa della scelta.

Cos’è la purezza primigenia se non la semplicità della scelta, anche, e quando, questa passa per il dolore della rinuncia, solo che nella purezza, in realtà non si lascia nulla perché tutto è reversibile, tutto può ricominciare, ma noi abbiamo assunto il tempo cronologico nelle nostre vite dove nulla ricomincia e tutto si somma. Questo vale anche per i sentimenti, naturalmente, dove ciò che viene dopo non è un prima che rivive, ma il perenne, eterno nuovo che riassume per suo conto il precedente. Forse per questo scegliamo le vite complicate, cerchiamo un’innocenza che è rispetto di regole, quando essa in realtà non ne conterebbe alcuna se non il seguire il vivere e il considerare che la colpa ( altro concetto cronologico che si somma) non esiste finché non viene vista e conosciuta da altri. L’innocenza così è semplice perché non ha un prima e un dopo, non complica la vita, si alimenta del presente è ha un futuro totalmente da scrivere, intonso, ma non è possibile perché esiste il controllo sociale e la colpa, così dobbiamo accontentarci. Per tornare all’età dell’innocenza si deve riconoscere un giusto condiviso, la scelta che ci fa vivere nell’approvazione e allora la vita semplice diventa un desiderio tra vite possibili che cercano di complicarsi il minimo necessario.

6 risposte a "vite semplici e vite complicate"

  1. Mi sono trovata a passare di qui,dopo avere lasciato dei commenti sul mio blog. Che dire se non che,la fotografia che hai postato,mi ha riportato all’età dell’innocenza di quando stavo a bocca aperta come una deficente?! Ciao.Qui si muore di caldo e le zanzare pungono perchè è anche umido. Resistiamo affidandoci all’immaginazione di un detto napoletano “nu poco a vero nu poco apposta”. Mirka

  2. Mi affascina il tuo concetto di tempo circolare, Will, del tutto che ritorna, che si può ripetere ma non in modo uguale.
    Che, sommato poi alla frase: (…) il considerare che la colpa (altro concetto cronologico che si somma) non esiste finché non viene vista e conosciuta da altri
    mi ha fatto ricordare immediatamente il bel libro UN CUORE COSI’ BIANCO di Javier Marìas, donatomi recentemente da una persona molto cara.

    Alla prossima, Will,
    ma intanto… bella settimana, ciao!
    🙂

  3. La semplicità mi fa pensare a Fellini: al vivere con leggerezza. Penso sia propria delle anime belle dotate anche di notevole intelligenza.
    La colpa invece mi fa pensare ai dogmi di chiese: all’imbecillità sostanzialmente.

  4. Ecco un’ulteriore prova di “non vera intelligenza”,direbbe la psico-bloggerita zauber. Sono passata di qui senza nulla dire a riguardo del tuo post. Solo incantata come oca o affetta da sindrome di Stoccolma per guardare una foto. Ah gli specchi! Mirka

  5. Per scomplicarmi la vita ho deciso di essere in vacanza per questa settimana, vi leggo, penso cose buone, guardo. State bene senza ritegno 🙂

  6. Penso che nella complicazione sia facile nascondersi, che sia un buon alibi per mantenere aperti possibili passaggi mimetici. La semplicità è un lavoro di insight, di ascolto profondo. Le cose ci giungono da dentro quasi sempre come immagine netta e chiara, mai come nube indistinta. Ci dovremmo affidare a quel pozzo interiore di cui tutti disponiamo e almeno essere semplici con noi stessi, e se vogliamo rapporti non solo omeopatici ma davvero belli, portarne anche nella comunicazione.

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