polvere

La polvere e’ dappertutto, nelle piste, nei campi, fino alla porta delle case. La polvere e’ nei giochi, nei visi, nelle mani, sui corpi dei ragazzi e degli uomini. E’ sui vestiti delle donne, nel gesto bello che porta un velo sulla testa per il sole, e’ sui banchi, su ogni oggetto di lavoro, sulle capanne, sulle imposte di ferro della scuola. Così ti viene finalmente il dubbio che la polvere sia un elemento del mondo, che faccia parte della vita e non sia così sporca come si pensa da noi. Infatti non ha l’odore di marcio che ti segue nei mercati delle città, non odora  di nulla conosciuto se non di sé ed è giallo ocra. Cotta dal sole, ne prende il colore, viene portata dalle tempeste di sabbia, ma ancor più si genera in questa terra arcaica che si sbriciola fino ad essere talco. Qui la terra è davvero antica, una zolla di universo su cui ominidi hanno cominciato a correre, venendo dalla Rift valley, talmente tanto tempo fa, da poter usare solo l’immaginazione per vederli mentre per decine di migliaia di anni tentano la savana e si devono rizzare  in piedi per guardare oltre le erbe alte, cacciare e fuggire. E poi, sconvolti da tanto ardire, tornare nella foresta, in un entrare e uscire che selezionava, trasformava il ricordo in specie. E allora l’esperienza dell’aria, dello spazio,del correre  non li abbandonava e ri uscivano finché si sono retti bene in piedi e correvno su due gambe e le mani stringevano le cose in maniera diversa. Allora è cominciato il cammino mentre altri restavano, e tutti hanno pestato questa polvere, se ne sono ricoperti il corpo, l’hanno lanciata per aria nei riti propiziatori, hanno letto il futuro nell’andare del vento. Oggi ci convivono e la sentono parte del mondo, ovvero non se ne accorgono. Così in questa polvere c’è la storia del mondo, la traccia degli antenati, il rumore delle percosse che i piedi hanno inferto alla terra, lo sbattere dei piedi, ancora così presente nei balli delle donne nei villaggi, quando la schiena si inarca in avanti, le natiche si protendono, la parte sessuale emerge, mentre le braccia si portano verso la terra, verso la polvere.

La polvere è ovunque e noi la sentiamo, come solo i forestieri possono notare, finché non la sentiamo più, ed allora emerge nelle rituali disinfezioni con il gel, sulle mani che attaccano, attaccano ovunque. Ma in realtà, e’ il grasso nostro che trasuda e si combina con la polvere. Gli indigeni hanno le mani secche, a loro basta spolverare, a noi non basta, il grasso che ci difende dal freddo, accumula sporco e alla fine siamo disinfettati nello sporco, incapaci di gestire la polvere. Ecco la differenza, ciò che per noi pesa, per loro fa parte della vita, si toglie prima della preghiera, prima del cibo, ma poi fa entra nel vivere.

Non vivrei nella polvere, la terrei a bada, ma già sapere che non ha connotati negativi di per sé, è una conquista, un modo di vedere il mondo.

7 pensieri su “polvere

  1. Anche queste sono differenze; non sapevo che la loro pelle fosse secca. La sensazione che hanno della polvere cambia molto anche per questa ragione, ma non credo solo per questo. Qui da noi abbiamo sviluppato un numero infinito d’idiosincrasie per lo sporco, e la polvere viene percepita tale, come cosa da eliminare. La nostra polvere è di diversa consistenza, è prodotto dell’inquinamento oppure è frutto della desquamazione del mondo, compresa la nostra pelle, cellula dopo cellula. Ma la vita è una continua desquamazione. La polvere entra dappertutto, una metafora, si lega all’inizio ed anche alla fine.
    Buon fine settimana, Willy.

  2. Arcaico, archetipico, se si ascolta il suono delle parole, quell’ar che fa schizzare indietro, si ha l’impressione che il prima sia intonso, non ancora tagliato dalla cultura greco romana. Negli scavi ar cheologici, hai la stessa sensazione, ovvero quella di maneggiare cose che un tempo servivano ed erano altro. Nella savana spesso ho avuto l’idea di un luogo in cui erano caduti meteoriti, c’erano piccoli massi consunti dal vento e dalla stagione delle piogge che mostravano materiali diversi fusi assieme. Piroclasti di vulcano o di cielo, comunque pietre che avevano provato il cielo e il fuoco e questo mi faceva considerare che quella terra fosse pulita dal calore. Anche gli escrementi, la plastica sbrindellata, si incenerivano e non infastidivano più di tanto, mancava l’umido, il bagnato che rende molle, non soffice, ogni cosa da noi. La terra di cui ho nozione e nome, e’ così, non e’ quasi mai polvere. Ho visto più volte uomini che facevano i mattoni da cuocere al sole: la terra diventava casa. Le stesse cose le ho viste altrove nella fascia sub sahariana, con popoli molto diversi, ed ho pensato che era quella polvere, quella terra color ocra, che li univa. La polvere e’ sempre un punto di partenza e di arrivo, hai ragione M0ra, com’e vero che qui, da noi, il disfacimento è ricco di materiale organico, umido. Li non pensavo al ciclo della trasformazione e della morte. Ho un fatto di cui dire, ne parlerò quando vorrà uscire, pero’ e’ strana la vita e il suo rapporto con le sensazioni elementari, il secco e l’umido ad esempio. Buon fine settimana M0ra, ti auguro di star bene con te 🙂

  3. Non ti nascondo che troverei difficile stare nella polvere come nella bella foto che hai messo. Tutti felici nella luce esplosa attraverso dal pulviscolo. Non so dove mi riparerei, di sicuro mi dovrei intabarrare nel tessuto spesso da capo a piedi. Provo fastidio per la sensazione di secchezza, per esempio non ho mai sopportato il talco sulla pelle. Uso abbondantemente olii e unguenti, compreso varie tipologie di burro perchè mi piace avere la pelle sempre morbida. Se penso alla terra, quella argillosa per esempio, il pensiero corre subito al miscuglio con acqua, alle mani impastate e rossicce, al piacere di premere, affondare, plasmare. Nondimeno sono affascinata dall’ascolto delle sensazioni che racconti e dal paesaggio quasi archetipico che sembra il rimando ad un futuro lontano, quasi alieno.

  4. La polvere non piace neanche a me, credo non piaccia neppure a chi ho incontrato, solo che non ci badano. Le donne si coprono la bocca, quando ce n’è troppa. Verso il lago rosa la strada riempiva di un velo rosso, alberi e case, non mi pareva ci facessero troppo caso. La considerano una parte dell’ambiente. Le donne e i bambini si ungono con il burro di caritè,lo adoperano molto. Credo anche in testa quando si fanno quelle treccioline minuscole. La biologia sviluppa risposte diverse all’ambiente, anche la testa sviluppa risposte differenti. Io non tollero lo sporco e quindi mi lavo, oppure mi metto quei gel disinfettanti, l’impressione di sporco disinfettato resta, capisco che il concetto di sporco che trovo in quei luoghi è diverso, che anche il lavarsi è diverso, ma sono occidentale e la mia cultura mi porta a soffrire se non pulizia. Così quando non ho risorse disinnesto il cervello e spero vada tutto bene, quando si è scelto di andare è alle regole del posto e questo lo sapevo prima di partire, ecco, a me, un po’ schifiltoso, questa constatazione aiuta. Ma non è così tragico, si deve solo trovare un compromesso che salvi capra e cavoli. 🙂

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