puer eternus

C’è una parte della vita in cui l’amore sembra nelle nostre mani. E’ allora che s’ incontra il bisogno inesausto d’essere amati, con la presunzione che la sua soddisfazione  possibile sia collegata a noi, parlo dell’adolescenza e della prima giovinezza. Forse per questo ricordo, in altri modi, con spirito eguale o profondamente diverso, in molti c’è il sogno di rivivere quell’età. Come si esprimerà questo bisogno dipenderà da chi lo prova. Non di rado si concentra sulle cose, oppure sull’idealizzazione dell’attimo vissuto come unico, o ancora sulle idee, o sulle persone, ma non è ancora “solo” il bisogno d’essere innamorati, ovvero d’essere amati e amare? Che poi tutto questo bisogno significa uscire da ciò che sembra ormai conosciuto, e desiderare, e perdersi, anche se ora si sa chi si è e dove si è.

Non è vero per tutti, non so quanti si adattano, non ci pensano più, se la mettono via. In fondo quasi tutti parlano e vivono quella che, per decisione comune, sembra essere la realtà effettuale. E non sognano che di rado. L’età dei sogni sembra definitivamente archiviata, ma a scavare tra i gesti e le parole si scopre che c’è un rimpianto e che esso assume le forme più strane: dalla cineticità del vivere sino al cinismo. Come se il confronto con una propria possibilità d’essere (felice) esistesse  anche nella sua negazione, e fosse sentire un’assenza per qualcosa che c’era e si è perduto.