puer eternus

C’è una parte della vita in cui l’amore sembra nelle nostre mani. E’ allora che s’ incontra il bisogno inesausto d’essere amati, con la presunzione che la sua soddisfazione  possibile sia collegata a noi, parlo dell’adolescenza e della prima giovinezza. Forse per questo ricordo, in altri modi, con spirito eguale o profondamente diverso, in molti c’è il sogno di rivivere quell’età. Come si esprimerà questo bisogno dipenderà da chi lo prova. Non di rado si concentra sulle cose, oppure sull’idealizzazione dell’attimo vissuto come unico, o ancora sulle idee, o sulle persone, ma non è ancora “solo” il bisogno d’essere innamorati, ovvero d’essere amati e amare? Che poi tutto questo bisogno significa uscire da ciò che sembra ormai conosciuto, e desiderare, e perdersi, anche se ora si sa chi si è e dove si è.

Non è vero per tutti, non so quanti si adattano, non ci pensano più, se la mettono via. In fondo quasi tutti parlano e vivono quella che, per decisione comune, sembra essere la realtà effettuale. E non sognano che di rado. L’età dei sogni sembra definitivamente archiviata, ma a scavare tra i gesti e le parole si scopre che c’è un rimpianto e che esso assume le forme più strane: dalla cineticità del vivere sino al cinismo. Come se il confronto con una propria possibilità d’essere (felice) esistesse  anche nella sua negazione, e fosse sentire un’assenza per qualcosa che c’era e si è perduto.

7 pensieri su “puer eternus

  1. Penso che sognare non abbia età……accompagnano la vita, buon fine settimana!

  2. Troppo spesso si considera il sogno come qualcosa di intangibile e troppo lontano dai nostri bisogni concreti e reali, senza considerare che nei sogni, quando questi sono autentici e significativi, risiede la strada per gli istanti di “compiuta” felicità che tutti attendiamo. Sognare sempre, forte.
    Un caro saluto, Willyco:-))

  3. Se penso ad Hillman il puer si rapporta al senex, non alla madre, ma al padre. Che tradotto significa non l’anelito alla beatitudine primordiale, ma il tentativo di ‘governare’ il puer con la saggezza del senex. Detto al volo.
    L’ipercinesi e il cinismo sono due ‘malattie’ del puer e del senex soggettivo che non dialogano tra loro. Mi viene in mente quando per sopprimere un impulso o un desiderio si assume l’atteggiamento opposto e contrario diventando rigidi, severi con se stessi e con gli altri. Questa scissione è piuttosto pericolosa, mi sembra di vederci tanta della ‘malattia’ del nostro tempo. L’assenza chiede di essere ascoltata, il puer che veleggia e il senex che dice NO non faranno la felicità di nessuno, nè tanto meno porteranno la dolcezza della nostalgia, caso mai una depressione.

  4. nel puer eternus di Hillman, si racconta quella storiella ebraica dove il bambino che si fida del padre si lascia cadere e per una, due, tre volte il padre lo prende, ma poi lo lascia infine cadere:è l’esperienza del tradimento. Su questa si gioca il rapporto tra ciò che è e ciò che vorremmo fosse, dopo il tradimento nulla sarà come prima, ma elaborare la ferita consente di crescere. E di riprovare. Hai ragione, nel sopprimere un impulso spesso si diventa rigidi, severi, anzitutto con se stessi, governare l’impulso, trasformarlo in emozione positiva è cosa difficile, non impossibile, solo difficile. Che sia in questo il rapporto tra il sognare e l’essere coscienti di ciò che si è? Come vedi non ho soluzioni, al più domande, ma rinunciare al sogno, mi sembra una povertà incredibile.

  5. E che la felicità sia molto di più di una possibilità.
    E che il sogno della felicità sia la felicità che evoca se stessa e si annuncia.
    Innamorarsi.
    Sempre.

    Ciao Willy, buona giornata

  6. Puer aeternus è infatti un libro sul tradimento e quella novella ci dice che bisogna imparare a camminare, cadere e rialzarsi fidando in se stessi. Di sognare non si può fare a meno, e amare/essere amato non è apannaggio nè dell’adolescente nè dell’ingenuo, ma in modo diverso di tutti.

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