Informale abbigliarsi, diceva l’invito. Incredule, stanotte le toilette si sprecavano, i tacchi in tinta con le sciarpe, le abbronzature senza limite, i vestiti impalpabili, nuance d’estate.
La conca verde ha un solo proprietario, nessuno si disturberà del suono alto di fisarmoniche. voci e clarini. I gruppi si aggregano, disperdono, ricombinano. Ciascuno, solo od in coppia, s’aggira con passi di tango, tra solitudini ed apparenza, importante è percorrere la pista.
I fritti, i crudi, le sorprese escono continue dalle cucine. Come i vini, strani e nuovi per avere un posto di commento e ricordo.
Poi i tavoli, aggregano, come le parole, e come queste, dividono. Meglio parlar di nulla, guardarsi attorno.
Qualche civetteria, una curva, un accenno di seduzione si infrange nel monologo iniziato dall’attore e nel divertimento mio.
Grande la sua passione del recitare, grande la lingua vecchia di 5 secoli, grande il periodare denso d’ immagine, di cose, di disincantato sguardo.
20 generazioni ed avremmo calpestato le stesse pietre.
Ma il richiamo della lingua ruvida e tonda, non dice nulla ai molti, neppure gli accenti sapidi sulle virtù delle pute, attirano attenzione e sorriso. La curiosità si spegne, finché un applauso zittisce. Riprende il teatro del mondo, riti e convenienze, seduzioni celate.
Mi attacco ad un toscano per guardare lo spettacolo e pensare ad altro.
Nel prato, la notte è dolcissima, i colli hanno punte d’albero imbiancate dalla luna.
Un inizio di commozione basta per andare.

