portolano 4

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http://www.unita.it/news/83592/io_vivo_in_una_tomba_perch_io_sono_un_intellettuale

dell’erigere barriere

Pianto solide palizzate, mi isolo tra libri e musica, incontro per necessità e piacere, progressivamente scelgo dentro me quello che serve davvero. Attendo muti e che la fatica dell’erigere barriere riveli la sua inconsistenza. Stamattina tra il vapore dello specchio ho cercato, senza trovarle, le tracce d’allora. Di quando passavano i venti in questa casa.

Sei cambiato m’hanno detto, in peggio, hanno aggiunto. Ma che peggio ci può essere nel futuro, quando si cammina?

anarchia e libertà

In questi giorni ricorre l’anniversario dei 70 anni dalla guerra di Spagna. Quello che accadde in quel paese infiammò il mondo, ma allora vedere il nazismo all’opera non bastò per evitare la 2 guerra mondiale. In questi giorni mi capita di leggere la parola anarchico come un modo d’essere un po’ snob, schifato della politica e dei politici. Il giudizio spesso è motivato da come si è ridotta la politica italiana, ma l’anarchia è altra cosa, è un modo d’essere che esige ideali ed animi forti. Non è faccenda da signorine, nè tantomeno da opinioni da salotto. Non sono anarchico, ma rispetto il pensiero utopico che sorresse vite ed impegno. Leggo caricature di qualunquismo fatte passare per rifiuto dello stato, sento attribuire aloni romantici agli ozi dell’intelletto e della critica senza oggetto. Non è questa l’anarchia, non è questo il rifiuto dello stato che trae origine dall’idea di eguaglianza, libertà e fratellanza. In Spagna si provò ad applicare politicamente l’anarchia e chi la soffocò furono le brigate comuniste fedeli a Stalin ben più di Franco. Sembra strano parlarne oggi: tutto così lontano, eppure per chi è  stato comunista molti anni dopo, quella è ancora una ferita aperta nei propri ideali di eguaglianza e libertà.

C’è un film che amo e che parla di queste cose, ed è Terra e libertà di Ken Loach. E’ un film di parte, come sono di parte la libertà e l’eguaglianza, e non credo possa essere altrimenti, se le vite si modellano su questi ideali. Per molti di voi tutto questo è distante da questo mondo ed invece credo che la risposta a come vorremmo stare assieme ed essere governati passi proprio da queste parole così comuni e così banali, riconiugate e riportate nelle persone finchè non trovano applicazione quotidiana.

 

notte brahmsiana

Le luci dei semafori brillano impudiche in questa notte troppo scura: costruite per il buio temperato, violano stupite, l’armonia della notte. Da qualche parte un circuito ha ceduto, un interruttore, una disattenzione e la mia parte di città affoga nella pubblica oscurità. Solo vetrine, assieme a qualche luce gialla dei piani bassi rischiarano persone frettolose. Piccole inquietudini tradotte in passettini, trajettorie verso luci decise, caldo, volti e voci conosciute. Anche il bar bologna ha chiuso anzitempo, così si è vuotata la piazza e solo i russi/rumeni, pernoituttiuguali, del giardinetto continuano a parlare e fumare. Le città dell’est sono spesso così, la luce si riserva alle persone non alla pietra. E come si potrebbe altrimenti, con 100 dollari al mese, la luce è un lusso anche per le città.

Rallento il passo, mi piace la città che respira ravvoltolata su sè stessa come un gatto. I negozi verso il prato, stanno chiudendo e le commesse salutano a voce più alta, bisogna pur aggrapparsi a qualcosa prima di scivolare nella notte. Le pozze di nero ritmano i portici, fuori, dentro, fuori, come un mare che si coccola. Per radio danno musica di Brahms, prima il concerto per violino e orchestra op.77 e poi la seconda sinfonia.  Dio, che meraviglia mettere alla porta i pensieri, ora solo note, buio, respiro e il leggero fresco di una primavera che canta con il terzo movimento: allegretto grazioso (quasi andantino).

Dedicato alla notte e alla vita che l’accoglie. 

ignorante precoce

Tutte quelle pagine di carta patinata, dove non si menava il can per l’aia e nei caratteri sottili l’autore infliggeva al lettore, la stessa pena a suo tempo subita, mi respingevano. Non c’era comunicazione, insegnamento, solo formule, teoremi, scarsi esempi, chè per capire o ci si arrivava oppure s’era sbagliato mestiere. L’autore non si preoccupava dell’illuminazione che aveva investito un cervello, (per trovare la gioia che stava dietro ad una intuizione dimostrata, dovetti arrivare a Wertheimer), non c’era una mappa del capire: la scienza era così e basta. Ed allora erano le parole a dover rispondere del misfatto cognitivo, come se spremendo da ogni singola lettera il significato questo, assomato,  diventasse il mantra della comprensione. Altri imparavano a memoria e si fermavano alla linea del voto, facendo coincidere l’intelligere con il risultato. Tra questi, uno pratico disse: non devi capire, devi sapere, poi la vita farà il resto. Ed io che pensavo fosse vero esattamente l’inverso, di quei libri, deposito del sapere, sottolineati a più colori, e commentati a margine, restava il peso e il rimprovero. Come fossero una galleria di antenati che, disgustati dal prodotto dei loro amori, scuotevano il capo senza non accorgersi che così facendo cadeva polvere.

qualcuno

 

cannes-1

Qualcuno da qualche parte ci salva. Non lo sa, ma ci salva. Da noi stessi innanzitutto e non lo sappiamo, quindi non ci saranno ringraziamenti in diretta. In tutta questa ignoranza di positivo c’è la gratuità. Come i lamponi e i mirtilli trovati al limitare del bosco, dopo aver camminato: si assaporano grati e inconsapevoli mentre nell’aria c’è odore di fumo e di polenta.

sabato

Arrivo al sabato troppo stanco, vengo da te,  distratto ascolto e spesso assento, sono perso nei miei pensieri. Ti basta che ci sia, mentre mi chiedi come va il lavoro, come sto dentro. Mi scruti, finchè parli, cercando di capire cosa c’è dietro ai miei occhi: l’hai sempre fatto, preoccupandoti del mio star bene. Racconti del condominio, delle piccole avventure di viaggio giornaliero e il pranzo passa, con qualche ricordo che fa capolino, ormai senza collocazione temporale. E’ stato tempo fa, tu eri giovane, sono successe cose importanti, poi il fluire si è ingarbugliato e hai smesso di pensare che si invecchiava. Per te sempre tutti presenti a tavola, al loro posto e nessun discorso si è mai interrotto tra noi. A volte penso che più che una famiglia eravamo un clan, un piccolo clan fatto di abitudini antiche e di storie senza contesto.

E come fai tu il coniglio non lo fa nessuno.

il cerchio del lupo

Allo zoo di Basilea un lupo, male in arnese, girava in tondo. Una gabbia larga, una fossa che neppure pareva recinto e lui a girare, a sbattere il muso sul vetro mostrando  denti. Mio figlio mi chiese: ma è questo il lupo di Cappuccetto Rosso? Ed io gli risposi: no, non proprio lui, un parente. Un poco di silenzio e poi, coi lucciconi già evidenti, disse: andiamo via, papà, andiamo via.

del prestare libri

Sono affezionato ai miei libri e alla mia musica. Il mio possessivo reiterato non è fuori luogo perchè questi oggetti sono il prodotto di un processo mentale di acquisizione, in cui il prezzo pagato non è la parte più importante. Nulla è avvenuto per caso, c’è stato un incontro, una scelta, un dialogo che è iniziato. E poichè capisco che la quantità  di libri e cd accumulata, può essere scambiata dai miei visitatori per abbondanza o disponibilità, spesso devo disilluderli perchè non è così. Ognuno di questi “oggetti” ha un posto nella mia testa, non sostituibile, è il prodotto di un’emozione. Per questo non mi piace prestarli, perchè non hanno lo stesso significato per chi li vuole e soprattutto difficilmente torneranno a casa. Questi no, mi costano fatica, ancor più se c’è insistenza, il ricatto del non ti fidi di me. E’ vero non mi fido, perchè oltre le buone intenzioni finirà come penso e se a volte cedo, è a malincuore. E’ sempre stato così, se posso preferisco regalare i libri comprandoli apposta per chi li apprezza. Raramente regalo qualcosa di mio. Sono libri sottolineati e commentati, è il maggior regalo che possa fare, perchè è un pezzo di me e permette di vedere oltre le parole. Quasi tutti i miei amici leggono, nessuno ha le mie stesse manie, questo è un problema. Le tipologie umane vanno da A. grande lettore che esaurisce l’interesse nella lettura, per cui se il libro è troppo grosso da tenere in mano, lo rompe a pezzi più maneggevoli e poi lo butta, fino  ad M. che ha disperso libri e musica in mezzo mondo, salvo poi dolersi che i titoli e le esecuzioni non si trovino più e mi chiede copie e fotocopie. C’è chi si vanta come R. che tutti i libri posseduti sono stati letti, fino a F. che non perde una primizia e spende metà dello stipendio in libri e ha paura di aprire troppo il libro per non guastare la rilegatura. Nel rapporto con il libro oggetto c’è la raffigurazione di ciò che siamo, le nostre libertà e catene, le storture e la capacità di volare. Il libro è un contenitore di parole, a volte di emozioni, che cambiano chi legge, è un oggetto da introspezione, spesso per solitari. Compensa e nutre, è oggetto di desiderio e rassicurazione, ma solo per chi spende il tempo nella solitudine della lettura e accetta la sua comunicazione a-temporale.

Difficile spiegarlo a chi non condivide, inutile credo, ma comunque non chiedetemi libri a prestito.

è mattina

Ci sarà sempre un caffè nel tuo mattino e una finestra da cui perdere lo sguardo. Un pane che si tosta, profumato e  caldo. Una magia d’attimi sospesi. 

Oggi l’aria ha il colore del tuo shampoo e ti sei fermato ad ascoltare che cantavi in bagno.

Un pensiero sopravvissuto al sonno ti fa ancora compagnia e pensi che si può fermare il tempo.

Solo dopo uscirai da una porta e in qualche modo andrai verso un lavoro.

E’ mattina.