apprensione

Quando trovo chiuso un blog amico, mi preoccupo, lo sparire non è per caso. Dietro agli alias, ci sono persone vere che mi somigliano, che spesso capisco; se la comunicazione s’interrompe, il fragile equilibrio in cui viviamo s’è spezzato. E’ subentrato il silenzio come scelta per ritrovarsi.

Chi scrive ha un motivo profondo e vuole comunicarlo, anch’io con il mio soliloquio lo faccio e so che qualcuno leggerà, oltre la comprensione immediata. Adesso spero cadano i motivi, torni la voglia di parlare e la consapevolezza che si è preziosi a qualcuno.

approccio

Hai un approccio strano alle situazioni, le tratti come fossero problemi… e fai lo stesso con le persone. Anche se non sembri freddo,  fai così.

??? …Credo che non sia vero… almeno non sempre, mi pare di vedere le situazioni e le persone come opportunità reciproche. Almeno quelle con cui voglio interagire.

Tu ti rapporti come stessi scrivendo un flow chart corretto dai sentimenti e quindi pieno di if, ma scomponi e tendi ad una soluzione. Non accetti, risolvi, per questo ti dico che tratti tutto come fosse un problema da risolvere.

Come fai a dirlo, non è il mio modo di vedere. Certo il mio mestiere è risolvere problemi, non dedicarmi alla contemplazione nel lavoro, ma ciò non significa che io non sia pienamente coinvolto, che non sia io stesso grande parte del problema. Eppoi, lo sai bene che non sono distaccato. Mai.

Non parlo di freddezza e neppure di partecipazione, parlo di approccio, tu non lasci accadere le cose e quando accadono vuoi riportarle sul tuo terreno, scomporle per governarle.

Non ho soluzioni precostituite… forse è un metodo per vivere nella complessità, il mio. Tu sai che la complessità mi respinge, ma non è vero che considero i sentimenti dei problemi.

Tu non accetti la complessità perchè vuoi capirla, governarla. Semplifichiamo: c’è chi lascia accadere le cose, si fa coinvolgere, dà un senso al proprio tempo e c’è chi vuole governare l’ambiente che lo attornia. Possiamo rivestire come vogliamo questi due approcci, ma il risultato sarà che c’è chi nuota e chi fabbrica barche per attraversare il fiume. Tu tendi a fabbricare barche.

Se non facessi torto a Mani, ti direi che il tuo è un pensiero manicheo, duale e che la vita è mischiare problemi da risolvere, che possono riguardare persone e situazioni,e poi mescolarsi con la contemplazione di ciò che avviene. Io guardo il tramonto, immagino i pensieri altrui, ascolto le storie, vedo vivere e vivo, accettando che sia la necessità a governare i processi, le relazioni, ma al tempo stesso accompagno una direzione alla vita, accolgo e scarto. Insomma scelgo, magari non sempre , ma scelgo. Comunque questa cosa del flow chart corretto dai sentimenti mi pare interessante. Vorrei capire dove sta la poesia e il sogno in tutto questo. Ci penso.

…

per mano

Forse, è sempre di questo che ci si innamora: di qualcuno che ci viene incontro portando per mano noi stessi. Di qualcuno che pare farci nascere di nuovo.

Simona Vinci : Stanza 411

einaudi

jan

piazza San Venceslao oggi è solo una strada molto larga, con alberghi, giardini, il monumento all’eroe nazionale e di sera ragazze che cercano compagnia.

Jan Palach era studente di filosofia, si diede fuoco davanti alla statua di san Venceslao per protesta contro l’invasione sovietica il 16 gennaio 1969. Morì dopo 36 ore,  altri 7 studenti si diedero fuoco successivamente. L’emozione suscitata fu grandissima, altri corpi ardevano in Cambogia, in quegli anni, ma questo era occidente cristiano e il gesto di Jan era la libertà che, non potendo essere, rifiutava la vita.

Di quegli anni cosa resta? Un pò di permissività senza più coscienza, il logo del Che sulle magliette, qualche idea confusa, canzoni sparse e i ricordi un pò patetici di chi c’era. Di Jan ci ricordiamo noi che  siamo quasi vecchi ed invece sarebbe bello che chi ha vent’anni ci chiedesse chi era Jan, cosa voleva la primavera di Praga, perchè accadde tutto e cosa successe poi. Non so se ci sia stato un tradimento delle idee, della nostra giovinezza, oppure semplicemente sia passata l’euforia del “tutto è possibile”, ma visti i risultati odierni, ho l’impressione che la mia generazione abbia trasmesso meno di quanto poteva.

Jan Palach resta, come il bisogno di libertà e questo non può passare.

la guerra perfetta

Il sogno di ogni generale è combattere una guerra senza pericolo per sè, per i propri soldati, per il proprio territorio, uccidendo tutti i nemici. In fondo tutte quelle storie sul valore, sull’onore al nemico, sul rispetto dei civili sono romanticherie. Piano piano ci arriveranno, si stanno esercitando.

miti

Chi è tra i quaranta e i sessant’anni appartiene ad una generazione che ha avuto felicità particolari. I miti duravano a lungo, erano coinvolgenti e lasciavano tracce profonde. Succede anche ora, direte. Nò, mi pare sia diverso, che tutto si consumi in fretta, che la precarietà investa ogni parte dell’esistenza. La precarietà, non la velocità, ovvero la capacità di prendere emozioni dal mezzo in cui si è. La precarietà, anche quando si stabilizza, nel lavoro, nei gusti, nei sentimenti è una condizione di insoddisfazione del bisogno e come tale non si può spalmare su qualche simbolo positivo. Fino a non molto tempo fa, i miti erano in politica, nella musica, nella scienza, nel cinema, nelle arti. Pensate a Sergio Leone, tra “per un pugno di dollari” e “c’era una volta in america” passano ben oltre dieci anni e quello che si stratifica nelle coscienze è che ci sia un modo di interpretare l’america che non ha bisogno della storia, ma degli occhi del mito, con stereotipi applicabili ad ogni situazione. E il sodalizio Battisti-Mogol, oppure Guccini, la permanenza di De Andrè, di Sinatra o dei chansoneur francesi e belgi, oppure, oppure… Quando Natta vinse il premio Nobel per la chimica gli italiani non sapevano cosa fossero i polimeri, ma il moplen e Natta furono collegati per anni. Ora si consuma tutto presto, quasi nessuno si ricorda dei nostri premi nobel e perchè sono importanti, non sono dei miti, per l’appunto. Forse Rita Levi Montalcini, fa eccezione, anche per l’età da primato, oppure qualche capitano d’industria, che pur senza raggiungere Giovanni Agnelli, rappresenta il potere stabile del denaro. Per il resto, tutto si consuma nella precarietà della condizione e quando non ci sono orizzonti decifrabili, i miti sono altrettanto precari, destinati a consumarsi presto. Mi rendo del privilegio: parlo di cose che conosco, che posso surrogare anche ora, che sono ancora tali da provocare entusiasmi. Posso rimuovere gli aspetti negativi di un’età fatta di contrasti, ma la felicità e il diritto a questa, è stata un tema di massa, fortemente condiviso, cercato, praticato. Credo che la grande rapina nei confronti dei giovani sia proprio la precarietà e il togliere loro la capacità di avere sogni lunghi.

vita

Tra disagi che emergono e felicità fugaci, serenità da raccogliere e gustare sapendone il dinamico movimento, l’immagine che più mi corre è delle vite parallele che racchiudiamo e che ci tengono per mano, accompagnandoci nella corsa, nel passo meditabondo, nel sonno, nel sorriso aperto, nel pianto.

sentitamente

Un ufficio ha ricevuto gli auguri, una segretaria ha verificato se erano stati ricambiati. Non lo erano. Allora ha estratto un cartoncino prestampato in cui si ringraziava sentitamente. Ha recuperato l’ indirizzo e spedito.

Sentitamente, cosa ?

Attenzione, alcune di queste immagini possono urtare la vostra sensibilità

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/bambini-gaza/1.html

Magari la urtassero un poco questa sensibilità impotente!