Stamattina la signora Maria stava innaffiando i fiori del signor Emidio, il suo dirimpettaio assente. Nell’economia disattenta del vicolo è Lei il nume tutelare, lo spazza da cima a fondo al posto dell’igiene urbana che si limita a farsi pagare senza fare, toglie le cartacce, insomma, mantiene il decoro di tutti.
Al mattino mi ha saluta nel modo antico in cui ci si rivolgeva in città nell’altro secolo:
buon giorno signor, come stalo?
Galo visto che ghe xe el sole, se sta cussì ben co sta arieta.
Buon giorno signora Maria, no la se staga dar massa da fare, la ghe ne lassa anca pai spassini.
Cossa volo, so da mi sola, cussì passa el tempo e no la xe fadiga far un fià neto.
Finisce con i saluti ripetuti e un sorriso che per me durerà almeno fino alla prima rotatoria con deficiente incorporato.
La signora Maria ha 85 anni, vive da sola, ed è stanca di stare al mondo, ma ha un sorriso e un tono di voce che danno allegria ed è l’unica che mi chiama signor.
