testarda meraviglia

Chiediamo a noi fatiche
per dimostrare d’essere vivi
scordando l’essere strumenti
per mani antiche,
del tempo prigioniere.
Nel nostro cielo irto di nubi,
consola la proiezione di certezze,
in esse scorgiamo parte
di ciò che dentro urla e lacera,
cosí usiamo la bellezza per affermare
mentre bisbiglia parole per mutare.
La testarda meraviglia,
che spinge innanzi il nostro agire
chiede con insistenza dolce
di tornare all’innocenza
del colore puro,
alla dolcezza d’essere
nel percorrere sincrono dei passi.
Quando passavo nella strada,
ed ero ragazzetto.
le cose chiamavano attenzione,
accendendo improvvise luci,
volevano fermarmi nel tempo loro quieto
ma io non m’accorgevo
e canticchiavo e fischiavo
con la musica che ordinava il passo
e all’improvviso lo mutava in corsa.
Di tutto questo perdermi
non ho alcun rimorso
e ciò che ho perduto, vive,
lampada accesa nel crepuscolo
di fronte al sole.

https://youtu.be/Q3Kvu6Kgp88?si=vTdr2Y226R6PBLGQ

2 pensieri su “testarda meraviglia

  1. L’infanzia irrompe non come nostalgia, ma come stato dell’essere. È una poesia che non chiede ritorni, ma riconoscimenti: l’innocenza è origine, empatia. La bellezza non è ornamento né scudo, è una forza bifronte, afferma mentre già prepara il cambiamento, bisbiglia mentre scava. Questo è il tuo argomento preferito e sai trattarlo bene. Grazie. Buona serata.

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  2. Grazie Nadine per come mi leggi. È vero, l’infanzia è uno stato che ancora interpreta e si confronta con l’oggi e col vissuto. Ha quella testarda pazienza che attende il giorno che viene. Buona serata 🤗

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