Tutto era movimento,
tutto era aspettativa,
i desideri confusi
sorreggevano quelli precisi,
le gambe volevano correre,
il cuore tumultuare in petto,
la bocca, cantare e ridere
nelle felicità diffuse.
Ai lati della strada, palazzi e case,
il selciato di tracheite si scaldava al sole,
liscio e grigio animale da inverno
pronto al sonno e alle carezze
delle corse lievi.
Camminar correndo
con il pensiero senza peso,
nella luce sguaiata del meriggio,
a volte con pioggia o neve
o sul ghiaccio da scivolar ridendo.
Troppo lunghe le gambe,
troppo lontano l’equilibrio,
troppo vicino il suolo
e sul corpo chiazze viola
nel freddo che ingoiava il pianto.
Pomeriggi d’inverno
che nulla attendevano,
solo il momento del tuo ritorno
e il diritto alla felicità bambina.
Ti si intravede, con le gambe lunghe 😊, così come quella felicità.
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Che meraviglia.👏
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siete gentili, molto molto 🙂
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Questo testo cammina come l’infanzia stessa: inciampa, ride, sanguina un poco e non se ne scusa. Il movimento non è solo fisico, è una fame di mondo: gambe, cuore, bocca cospirano contro l’immobilità. Il selciato animale, caldo e vivo, accoglie le cadute come un rito necessario, perché la felicità bambina non è mai pulita: è viola, fredda, testarda. E in fondo a tutto, come una stella domestica, c’è l’attesa del ritorno: non promessa, ma diritto. ‘Notte serena.
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È così che ho sentito lo svolgersi allora e adesso, Nadine, hai letto benissimo. Che casa fosse la sera e l’amore l’ho appreso allora. Buona notte 🤗
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Mi associo alla vostra meraviglia per questa dolcissima poesia
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Grazie Marina 🤗
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