C’era la mimosa

C’era la mimosa

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A casa si sapeva dell’otto marzo. Mia madre diceva che era una giornata per le donne, c’era la mimosa, il senso di una particolarità, ma non si sapeva bene cosa augurare e in fondo tutto era come gli altri giorni. Però c’era molto rispetto. La violenza era stata prima, difficile sfuggirle in quegli anni. Il rispetto era nelle persone che si erano messe assieme, segno che si poteva sfuggire ai proverbi, al dover essere di qualcuno come identità. E non era questione di mitezza, anche se mio padre era una persona pacifica e decisa, era il valore del rispetto che in casa non era solo una parola e quello che si dava agli uomini era lo stesso per le donne. Mia nonna diceva che suo marito non le aveva mai detto neppure tirete in là, per scherzo. Quindi anche prima il rispetto era un valore, una sostanza per quella specie d’amore che circolava allora.

Mio padre, io stesso, siamo cresciuti da soli con donne, e il prendersi reciprocamente cura è stato naturale. Uno scambio, pur restando nei ruoli. Anche il rispetto si apprendeva tutti i giorni, magari con qualche ceffone per aiutare il concetto, ma non era una fatica. E’ stata una fortuna, anche se penso che sia la violenza ad essere innaturale, non la comunicazione e il rispettarsi. In più oggi c’è molto, la possibilità di andarsene, ad esempio, ma capisco che in una casa si gioca molto più che un rapporto d’amore, si crea e si riproduce ciò che c’è all’esterno. A volte si pensa d’essere in un isola o in una fortezza ben munita, ma in tutto questo chiudersi, in realtà si chiudono solo gli occhi. E il microcosmo dei rapporti in casa sarà in piccola parte ciò che accadrà fuori. La coscienza delle donne cambia gli uomini, li mette davanti alla loro debolezza, per questo sono loro che cambieranno il mondo. In meglio. 

8 pensieri su “C’era la mimosa

  1. Ciao uomo. Nella mia casa si è sempre saputo perchè in questo giorno regnasse la mimosa come profumatissimo… Servì? Si. A lottare sempre. Coi lacrimomi asciugati in fretta,col si sputato in faccia mentre il NO urlava fermo e deciso dentro. Forse fu anche per la consapevolezza di questi contrari ben distinti, che con noi e insieme a noi crebbe la coscienza che il rispetto doveva venire da noi

  2. bello ciò che hai scritto,la mimosa è un fiore che mi piace ,non mi piace festeggiare 8 marzo ma ricordare come ho scritto nel mio post…molto bello il tuo pensiero……..ciao………….Sara

  3. Ringrazio chi è passato, chi ha commentato, chi ha letto. Penso che quando si parla delle donne, anzitutto è necessario ascoltare e poi pensarci su. Questa sera ho visto uno spettacolo basato sui testi di Ferite a morte della Dandini. Le donne che l’hanno recitato, e fanno tutt’altro nella vita, sono state bravissime. La sala era gremita e gli applausi ripetuti. La mia sensazione è stata quella di trovarmi nel genere sbagliato, in quello che violenta, uccide, opprime e non è stata una sensazione passeggera. Gli uomini ci scherzano su queste cose, per attenuare, per far capire che è cosa d’altri, ma non è così, riguarda tutti, anche quelli che rispettano.

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