un dialogo solipsistico

un dialogo solipsistico

Oggi mi sono sentito offeso. E lo dico a me perché se parlo con chi mi offende questo direbbe che non esisto, che sono uno zombie.

Come mai? Prova a cercare dentro le ragioni dell’offesa. Cos’è che ti fa male?

Credo sia la mancanza di rispetto, la protervia. Tu sai che non condivido quello che accade per fare un nuovo governo. Non ero neppure d’accordo sul governo Letta, figurati adesso per il modo e la maggioranza che viene scelta, ma l’incontro(?) Renzi- Grillo mi avvilisce. Mi dice che quelli che si oppongono, che pensano di cambiare le cose restando nelle regole democratiche sono degli illusi. Che io sono un illuso. Mi chiedo perfino se sono conservatore, se non capisco davvero quello che accade. Eppure sono immerso nella realtà, la cerco e devo fermarmi nei giudizi, perché mica accetto facilmente che un milionario mi faccia la paternale, mi dica cosa non va in questo paese. Tu sai che di alcune cose ho un minimo di conoscenza diretta. Ebbene si spacciano idee che non hanno alcun riferimento con la realtà, i mi piacerebbe con il reale. Si parla di green economy senza conoscerne consistenza, possibilità di occupazione, realtà economica. Si parla di cose sovvenzionate che vengono spacciate come modelli principali di crescita. E chi paga se non i consumatori, i cittadini. Si parla di uscita dai mercati come fossimo nell’800, di schiavitù dell’uomo alla macchina. Se una persona non ha mai visto una fonderia non può capire che le macchine lì sono il modo per rendere compatibile il lavoro immane, il pericolo che esso contiene, che l’uomo senza macchine è schiavo della fatica, che questo accade in ogni parte del mondo e che casomai bisogna inventare cose nuove per creare lavoro non togliere le macchine. Se una persona conosce ciò di cui parla per averlo sperimentato, non dice sciocchezze, casomai migliora il modo di lavorare. Ma vedi che mi monta la rabbia e non sono sereno?

E ti sei chiesto perché ti sale la rabbia, il rifiuto?

Credo di averlo capito oggi, pensandoci dopo l’ incontro e il comizio successivo travestito da conferenza stampa. E’ l’impotenza, il buttare all’aria la possibilità di una protesta che costruisca. A me non piace distruggere, mi piace costruire, modificare le cose, renderle conformi all’idea di giustizia ed equità, e il costruire non ha scorciatoie, neppure chi demolisce ci crede perché per ogni cosa che sparisce bisogna fare la fatica di rimpiazzarla con altro. Ci sono gesti e modalità d’agire che mi ricordano l’assalto ai forni del pane. Quando la gente ha fame abbatte barriere, regole e la farina viene buttata per strada, il pane nel fango, perché non si può passare dalla fame all’indigestione. E’ la cultura della rabbia e dell’attimo, mentre io penso che per cambiare le cose occorra costanza, forza nel tempo, rigore dopo aver davvero capito come le cose funzionano. Ma così mi pare di giudicare le persone ed io non voglio giudicare chi protesta, solo sento che vengo violato anch’io che mi oppongo. Penso a come si sono comportate persone come Gramsci o Pertini, i tanti che con un regime vero hanno cercato prima attraverso le regole e poi attraverso il pensiero strutturato di cambiare le cose. Cambiando le abitudini, le persone, cercando una giustizia che fosse tale. Ma qui neppure ci si ricorda di ciò che è stato, di queste persone che si opponevano nel rispetto della casa comune, anzi vengono messi in disparte, derisi come incapaci nel modificare davvero le cose. Collusi perché il mondo non è mutato. 

Forse ti dà fastidio il turpiloquio, la violenza del linguaggio, il fatto che non ci siano proposte, ma ultimatum.

Può essere anche questo, ma in fondo ne ho vista di violenza a partire dalla fine degli anni ’60. Ci sono stato in mezzo. Sai proprio in questi giorni c’era l’anniversario del comizio finito male di Lama alla Sapienza, con gli insulti degli indiani metropolitani e degli autonomi, la cacciata di Lama che diceva che non bisognava dividere lavoratori e studenti, e poi la conquista del palco, la sua distruzione da parte di chi contestava. Cos’è rimasto di quegli anni, di quelle persone? La cronaca, non un gesto successivo, un’opera che ci abbia resi diversi davvero, niente che potesse mutare il Paese, perché non c’era una proposta, c’erano velleità e voglia di rompere uno schema, ma quale fosse quello alternativo era un desiderio. Comunque a me non interessa il passato, è questa incapacità di rispettare la casa comune che mi mette in difficoltà. Mi chiedo quali siano i limiti della democrazia, se essa possa contenere la sua distruzione e ammetterla come forza positiva. Insomma mi sento vecchio e conservatore con il mio oppormi democratico, con il rispetto delle regole, e questo mi mette in un profondo disagio. Ho l’impressione che i giornali per conformismo e interesse spicciolo, una parte non piccola di altri interessi anche economici, liscino il pelo al gatto perché quando l’attenzione è sullo show passano sotto silenzio ben altre cose.

Insomma ti senti arruolato tra i governativi.

Peggio, mi sento arruolato tra gli stupidi, tra quelli che non capiscono, tra gli utili idioti di qualcosa che pensano di combattere e questo mi interroga e infastidisce profondamente. Devo togliermi dalla testa che in realtà sono persone privilegiate che cercano di conquistare il potere per imporre le loro regole, e che queste non sono migliori di quelle che ci sono. Perché questo è un giudizio, e i giudizi non servono a capire cosa c’è sotto, da dove nasce la rabbia. Oggi ha detto che non è democratico, che vuole una dittatura morbida. Sono impaurito da queste affermazioni, dal fatto che non ci sia un contraddittorio, una qualsiasi comunicazione. Mi inquieta che si dica, noi e voi, ma voi non esistete, dovete morire perché solo così potrà nascere il nuovo. Io non sono voi e se penso in maniera diversa continuo ad essere noi, questa è la società, non la democrazia, la società. Per questo mi fa paura il dividere tra amici e nemici, perché c’è chi ci crede e la cultura del nemico rende fragile la democrazia anche quando sembra forte. La democrazia non ha antidoti contro la violenza di massa che non rispetta le regole comuni. E non è solo la crisi che rende questo terreno, fertile per le avventure, è lo scarso senso del bene comune. Il fatto che l’evasore additi il privilegio, che il comportamento deviante voglia che la sua condotta sia riconosciuta come prevalente. In questo le responsabilità della sinistra, parlo di quella perché Berlusconi e la destra hanno favorito questo processo di relativizzazione del giusto, del privilegio come norma, ci sono e sono importanti. Dov’era la sinistra quando già c’erano i segni del disastro, perché non si è fatto tutto quello che si poteva fare? Per paura di essere moralisti? Perché comunque i privilegi si sono spalmati in talmente, tali e tante, forme che toccarli poi davvero significava mettere in discussione il proprio elettorato? Credo che  nei comportamenti che hanno ignorato, girato la testa altrove, ci si sia giocata una grande occasione di riforma in senso giusto ed efficiente del paese, ma detto questo come posso pensare che l’unico modo per uscirne sia demolire tutto? Comunque se questo è il ragionamento che prevale, se questa è l’opposizione, mi sento inutile. Inutile a una possibilità di cambiamento. E questo mi offende ed avvilisce. Ecco questo è il sentimento, oggi mi sono sentito offeso ed avvilito nel mio impegno contro questo stato di cose. 

5 pensieri su “un dialogo solipsistico

  1. Quando manca il rispetto (e pure l’educazione), quando prevale l’arroganza e si è perso di vista l’obiettivo del bene comune e la centralità e la dignità della persona, si aprono le porte a qualsiasi bruttura, Roberto.

    E mi vien da piangere a pensare che persone come quelle che vediamo sulla scena politica odierna possano mettere mano alla nostra Costituzione, quando solo persone del livello morale e civico di Calamandrei, Padre Costituente (ma cito solo lui per brevità), potrebbero _permettersi di pensare_ di modificarla.
    Ma ci rendiamo conto dove stiamo precipitando? 😦

    Ma io voglio sperare che ci sia anche altro.
    E quindi ben vengano (e siano felici di essere diversi!) i “conservatori”, gli “stupidi”, gli “utili idioti” se questi incarnano e possiedono quello che manca alla maggioranza di questa società e alla politica,
    cioè tutte quelle doti morali, civiche e umane, quei valori inalienabili e quegli obiettivi senza i quali ci sarà solo disfatta e distruzione.

    Serena giornata comunque, Will
    con un sorriso
    ciao Ondina

  2. Corretto. Corretto fino in fondo? Non so…non vedo nessuna differenza sostanziale tra questo sindaco-premier e quelli che lo hanno preceduto. Grillo non mi ha deluso, l’anima del guitto non poteva sparire dall’oggi al domani ma cosa può farmi credere che la dinamica di Renzi premier abbia in sè quella novità di strategie economiche, sociali per farci cambiatre rotta? Da dove spunta Renzi? Cosa ci fa la pletora di arraffoni di stato attorno a lui? E le manfrine per decidere i ministri?
    Willyco il problema non è il finto dialogo Grillo-Renzi ma quello mancato tra cittadini e istituzioni: non mi convincono le tue analisi pacate, non mi convince Napolitano e men che meno l’Europa. Siamo oltre il punto di non ritorno spero solo che il trapasso non sia sanguinoso. Mi dispiace profondamente ma io non ho nemmeno la tua civile rabbia, chi sta dentro il palazzo non la merita. Nemmeno Renzi. Ciao

  3. “…per cambiare le cose occorra costanza, forza nel tempo, rigore dopo aver davvero capito come le cose funzionano…”
    Nell’epoca del “tutto e subito” sembra che chi ci dovrebbe governare non abbia tempo per la costanza, la forza prolungata nel tempo, la comprensione e neppure per il rispetto del prossimo in quanto tale. I miseri spettacoli che si avvicendano da anni nel nostro panorama politico riescono solo a trasmettere il fatto che più si insulta e si offende e meglio è. Che andare al governo significa preoccuparsi di favorire chi in qualche modo sarà utile per portare avanti indisturbati strategie più o meno personali. E qualsiasi colpo più o meno basso è lecito per raggiungere i propri scopi (e in questo anche Renzi ha fatto ormai storia). Sembra che non esista più quell’onestà di spirito, che non ci sia più qualcuno la cui parola abbia valore per più di qualche ora.
    Mi rifiuto di credere che persone che abbiano ancora una morale, dei sani ideali, un’onestà interiore basata sul rispetto del prossimo e del paese per cui sono stati chiamati a governare, siano “estinti”. Spero che in qualche modo riescano ad emergere per ricostruire un’immagine vera e dei principi basati sull’onestà d’animo e di intenti.
    Buona serata Will

  4. @nuzk: sono convinto anch’io che non si siano estinte le persone che hanno una visione solidale del governare, principi forti, onestà verso sé stessi e gli altri, generosità nel dare. Lo penso e lo credo. Forse non sanno mettersi assieme, non sanno moltiplicare la loro forza, ma ci sono e sono poi questi che danno speranza. Abbiamo goduto di un tempo inusitato senza guerre, questo non ci ha resi più pacifici o onesti, ha fatto crescere un benessere che si è trasformato in privilegio, già in questo c’è pericolo. La pace, quella sociale anzitutto, si alimenta di pratiche che comportano equilibrio, che distribuisco diritti e doveri equamente, il fatto che non avvenga pone le premesse perché vi sia rottura della pace sociale. questo è il pericolo, per questo servono uomini che abbiano sani ideali, come dici, sani perché tengono al restare integri, al crescere secondo giustizia. Ma ci sono, sono sicuro che ci sono.

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