sx dx

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Parli della difficoltà di distinguere tra un ministro di destra e uno di sinistra. Nelle cose, dici, sono uguali, e la politica delle larghe intese è stata il disvelamento che di fronte ad una crisi capitalista, dove chi ha i soldi ne fa di più e pagano tutto i deboli, la risposta è stata flebile, conservativa, come si dovessero al più attenuare le perdite di uguaglianza. Ché poi non c’è mai stata l’ uguaglianza, ma almeno prima era un tendere che motivava scelte e politiche. Insomma non è la destra ad essere in crisi e la differenza tra sinistra e destra è un problema della prima.

Messa così, non solo ti devo dar ragione ma mi togli la speranza che esista una sinistra che non sia marginale. Lascio perdere il velleitarismo, l’incapacità di cogliere la realtà che sento nei si potrebbe, che circolano e sono scambiati per azione reale. Lo so che c’è una differenza tra il sogno e ciò che ora possiamo sognare, mi accorgo che il discrimine vero non è l’ho etichetta del sogno ma i suoi ingredienti di realtà ovvero ciò che ne resta nel confronto con il reale, a partire dall’economia. Sull’eccesso e sull’appiattimento ai condizionamenti della presunta sinistra non posso che darti ragione. E qui viene un però, non ci credo più agli intellettuali e ai piccoli gruppi che fanno analisi nitide e poi non riescono a superare il divario tra pensiero e azione collettiva, e soprattutto non hanno la capacità di trovare grandi contenitori comuni per idee semplici. Questo erano i grandi partiti della sinistra del passato, obbiettivi semplici, comprensione e futuro. E chi ha capacità di capire, deve capire come unire nella propria diversità. Finché resto nel Pd, devo considerare che questo partito sia riformabile dall’interno, che un progetto di cambiamento possa essere costruito altrimenti non resta che il caniscioltismo. Abbiamo entrambi l’età per sapere di cosa parliamo e conosciamo i fallimenti del chiudersi nella propria ragione. Per costruire strade nuove servono analisi taglienti e vere e poi il valutare che la differenza tra sinistra e destra passa per cose semplici, tutelando e indicando come cambiare questa economia che esercita il suo potere sui deboli. Non mi piace la scelta verso l’individualismo, più per necessità che altro, continuo a pensare che si potrà cambiare, che serve un minuto di più dell’avversario, che essere di sinistra ora, significa dire ciò che si pensa e farlo.

Certo ho dubbi anch’io e spesso sono stanco, quando penserò che non è possibile, che bisogna lasciar fare alle cose, mi tirerò in disparte, ma per ora ci provo. Non ci sono alternative. Va bene discuterne, facciamolo quanto serve, non abbiamo le stesse idee, ma sono contento di parlarne e per le riflessioni che mi provochi. Grazie.

3 pensieri su “sx dx

  1. Rinunciare alla speranza di cambiare sarebbe come consegnarsi ai morti. E NOI grazie a Dio e alla nostra caparbietà siamo ancora vivi. Eccome! Buona serata che,se fuori c’è il diluvio l’arca ci protegge. Almeno si spera. Mirka

  2. Molto bello questo tuo post, sincero, di cuore, nell’ottica di un cambiamento reale e costruito insieme per uno scopo comune. Continua a provarci Will. 🙂

  3. @nuzk: ci provo e non saprei fare altrimenti, forse è la testardaggine della speranza. Anche se la speranza sembra essere una categoria del vivere poco apprezzata non vedo altro per sostenere la necessità di fare per cambiare qualcosa. Buon di di festa 🙂

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