elogio del ritardatario

elogio del ritardatario

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Sconfiggere i treni e gli aerei, arrivare all’ultimo minuto, salire, sedersi, tirare un sospiro di sollievo, sciogliere lo stress della corsa in un sorriso di soddisfazione. Se un gatto sapesse mostrare il sorriso sarebbe quello, un sorriso che è dentro e si mostra appena fuori distendendo il viso. Sempre sul filo perché c’era di meglio da fare. Però non hai mai perso un aereo e questo ti dà una sensazione di potenza, di dominio degli orari. E’ una partita personale. Come vivere due vite, una tranquilla che si guarda in giro e una che corre. Sovrapposte e contemporanee, le vite, e tu che vivi in quella bolla di tranquillità, esci e ti metti a correre, quando serve. Stress, certo, ma vuoi mettere la soddisfazione di vincere il tempo. Poi calma, fino al prossimo aereo, treno, appuntamento. Lo sanno tutti che arrivi in ritardo, non è vero, ma ti va bene così, ci ridi sopra. Non li sorprenderai mai ed essere scontato a chi non lo è, dà un bel vantaggio. Così quando vuoi arrivi prima, godi dell’attesa, è una cosa che chi è preciso non sa fare. Non ti disturba, anzi è tempo tuo, c’è talmente tanto da guardare, da pensare. Pensi che il tuo rapporto con il tempo è costante, dialettico, non è il tempo archiviato di chi arriva mezz’ora prima. Se lo fai è una scelta, un rapporto felice col tempo. Col tuo tempo. Lo sai che gli altri non capiranno. Non ti importa molto, è una cosa tua. Il fatto è che nell’universo della precisione hai scelto la relatività. Non rallenta tutto vicino alla velocità della luce? Pensi che non hanno imparato nulla , il mondo è sempre in ritardo sui desideri, ma arriva giusto agli appuntamenti.

3 pensieri su “elogio del ritardatario

  1. E’ molto bello e profondo quello che hai scritto. Un perfetto gioco di flussi e riflussi,di pazienza alternata all’affano che a un gatto sarebbe piaciuto.Mirka

  2. Che tu corra e succhiuda gli occhi nel sorriso dei gatti, o che tu vada godendo del piacere del viver lento e’ un modo di gestire l’unico tempo che ciascuno possiede, esso non si cura del nostro approccio ccon lui, e scorre inesorabile e sempre uguale

  3. Lui sì ma io no, non scorro uguale. Mi è tornata in mente la battuta di Totò che prendeva un sacco di sberle e rideva: ma io tanto mica mi chiamo Antonio. 🙂

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