piccole compulsività

piccole compulsività

Ci sono reazioni esagerate, lo spazzare il tavolo e a volte rovesciarlo, che sembra pure meglio in quel momento. Magari per sfogarsi e non pensarci troppo o per dimostrare qualcosa a qualcuno. Così c’è chi ti chiede l’amicizia in questi luoghi e poi ti cancella senza neppure dirlo. Come se il mondo virtuale non avesse una sua creanza e sincerità se siamo tra persone e non solo tra alias. Invece sembra che per qualcuno o molti, tutto appartenga al fare e disfare, quindi semplicemente si preme un tasto e non ci sei più. Ma anche se è così, basta pensare che c’è pure di peggio, quindi bisogna farsene una ragione. E posso assicurare che, contrariamente a quanto si pensi, non è difficile, non si sta male che poco e la ragione arriva subito. Accettare ciò che non si capisce non e’ poi così difficile se si scrollano le spalle da inutili pesi.

Già faccio fatica a comprendere chi ha la costante tentazione di cancellare tutto, come ci fosse qualcosa che davvero si cancella, che essere messo dentro o fuori d’una porta, lo riservo, per il dolermene, a chi conta davvero, al più la considero come l’ennesima conferma che se questo mezzo e’ vacuo, solo noi possiamo dargli consistenza, restando ciò che siamo davvero.

Restando, per l’appunto.

13 pensieri su “piccole compulsività

  1. Carissimo,leggo e sento in questo tuo articolo accoramento vero,quindi non posso che fermarmi e aggiungere qualcosa.. Anch’io mi chiedo e con una certa tristezza. Mah! nel virtuale come nella realtà,quella preziosità dei sentimenti che danno senso spessore e leggerezza insieme al vivere è finito. Siamo ormai parte d’un meccanismo di rottura che ben difficilmente si compenserà . “Amore liquido” direbbe il sociologo Zygmunt Bauman. Noi viviamo nel tempo dello sfaldamento dei legami comunitari,è il tempo del business e del successo (vacuo e frenetico),il tempo della parcelizzazione della società,della monade informatica,dei rapporti subordinati al tasto canc del nostro pc portatile,dell’idolatria consumistica. “L’homo oeconomicus e l’homo consumens sono uomini privi di legami sociali. Sono gli abitanti dell’economia di mercato. L’uomo senza qualità dell’epoca postmoderna è stato rimpiazzato dall’uomo senza legami sociali” (Bauman) E questo per una persona come me che ha creduto,da sempre, di lottare. per un mondo migliore spinta dal sentimento e dalla passione civile,mi sgomenta e mi sbanda,senza per questo chiudere la porta o ritirarmi come fece Cincinnati. Anche ora che sono alle prese con una realtà pesante a causa di un trasloco pressochè in atto che,settembre è già qui,mi da gioia lasciare un piccolo segno del mio “esserci” per gli affetti e la stima che si è intessuto in tutto questi anni del web.
    Un caro abbraccio e…malgradotuttoeciononostante sempre un’Evviva,Mirka

  2. Credo che questo rispecchi il vero animo delle persone, chi si comporta in tal modo denota solo una grande superficialità e se lo è qui, sicuramente lo è anche nei rapporti di vita quotidiana, personalmente non credo ci sia molta differenza. Quando capita ci si rimane male, credo che sia normale questo, ma alla fine ci si rende conto che in fondo è meglio perderle che trovarle certi contatti. Buona giornata e buon inizio settimana!

  3. La realtà virtuale smaterializza, è comoda. La nostra cultura che ha scisso corpo e mente ha prodotto l’idea che il corpo sia assoggettato alla volontà, basti vedere come con la chirurgia estetica lo possiamo ‘modificare’ e ‘aggiustare’ come vogliamo. Il corpo ci rammenta la nostra fragilità, escluderlo vuol dire scacciare anche molti degli elementi che costituiscono un legame, perchè le parole da sole non bastano, credo, a creare un vero e profondo legame.

  4. Nella scissione tra gesto e mente questo mezzo e’ principe e privo di rischi. Pero’ Effimera, credo che il discrimine vero sia la durata ossia il tempo e il piacere che viene messo in un rapporto, la sua profondità e ciò che si vuol dare e ricevere. In un’amicizia, come in un amore, il tempo e’ importante, motiva gli sforzi verso l’altro e la speranza che il piacere reciproco del darsi, duri. Non ho nulla di certo, considerato che ci sono eccezioni a questa labilita’ anche in questi luoghi, e questo vorrà pur dire qualcosa. Comunque si impara.

  5. @ In fondo al cuore: Il mio non è un giudizio di valore sulle persone, non ne ho la conoscenza umana e qui sembra che le cose non siano così importanti nei loro effetti, in fondo il virtuale e’ un’arma che colpendo a distanza come la stampa toglie la relazione tra cio’ che si fa e cio’ che si provoca, fosse anche un pensiero negativo. ma non diamo troppa importanza a tutto cio’, mi è solo rimasta una sensazione che è già passata. Eppoi di certo dipende anche da me e da come mi muovo, hai ragione, qui non si è diversi da come si è nella vita.
    Buona settimana per te.

  6. Sono d’accordo con la tua analisi, anche se mi sto convincendo che molto spesso il web assomiglia sempre più alla realtà, a volte così inconsistente così impercettibile, così inutile… … …!!!

  7. Nel virtuale ci si può presentare con mille identità,nella realtà,forse con un volto doppio deformato da uno specchio rotto. Interessante la provocazione finale. Colby

  8. Riflettevo su quanto dici proprio in queste ultime ore, in cui sono ricapitata su un mio vecchio post che parlava di rapporti – anche se non virtuali – interrotti così, nel silenzio. L’ho trovato attuale adattato a questo mondo, in cui la modalita del far scomparire un altro è drammaticamente più veloce, ma non per questo meno indolore per chu la subisce.

    Hai ragione tu, restituiamo, oppure conserviamo, la dimensione umana anche a questo mondo: restiamo.

  9. Senti blogger Willy,se nel reale ci si ignora come se già si fosse morti,xchè meravigliarsi se nel virtuale si sparisce? Meteore lo siamo anche lasciando un esercito di figli. Gipsi

  10. @ Diemme: credo che in tutti i rapporti ci sia lo stile della fine. A partire da quelli amorosi per finire in quelli più banali dell’incontro casuale. Le relazioni meno importanti si lasciano semplicemente sfumare, le altre hanno bisogno, nella mia grammatica, di chiarezza. Che può essere anche racchiusa in due parole: e’ finita. Restare e’ il mio modo per testimoniare a se stessi ciò che si è, non aver timori inutili.

  11. @ gipsi: il reale fatto di questo tipo di relazioni non mi piace mica molto eppoi se l’uomo non muta il reale, ovvero non ci mette il suo modo di vederlo, a che serve ?

  12. io collegherei questo tuo post a quello precedente…..a volte quello che manca nei rapporti virtuali è il trovarsi su tre gradini …..

    altre volte come nel mondo delle chat invece è l’opposto contrario….. ci si incontra spesso come si sceglie un prodotto al supermercato… un’ immagine, una descrizione asettica di sè e voilà….

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