sulla facilità di dire amore

<<Sì, vero: sono innamorata del comandante Schettino>>

E così irrompe la parola amore nel naufragio. E’ un dettaglio, bisogna dargli il posto che gli spetta e spero scompaia nel privato. Se non è stato causa di qualche dimostrazione d’incoscienza, questo amore è già mutato nell’abbandono della nave. Consumato. E non occorre immaginare troppo per capire che per Schettino nulla sarà come prima, anche nelle sue vicende personali e familiari. Ma ciò che non riguarda i fatti, si copra, è inutile a tutti.

S’ inciampa continuamente nella parola amore, anche nella cronaca, come fosse un badge che permette di aprire chissà quali porte comuni. Invece è questione tra persone, tra cui è già molto difficile che ci sia coincidenza di significati sulla parola, chissà poi con gli altri di cosa davvero si parla con questa parola.

L’amore dei sedici anni è lo stesso del travagliato rapporto maturo? Domanda pleonastica, naturalmente no, in questa parola contenitore si mettono stili di vita, faticosi compromessi, sfrenate voglie, comportamenti non confessabili, languori inattesi, perdite del reale, fantasie sferraglianti, abbandoni, tutto costruito con il vivere e non insieme di dotazione. E nell’enumerare gli effetti dell’amore, ognuno ha la propria interpretazione della parola, proprio nel momento in cui la pronuncia: è questo di cui parliamo, quando parliamo d’amore? Forse per averne confine bisognerebbe chiedersi quale processo investe la testa dell’amante, quando fa un passo indietro, si ritira dall’amore possibile perché avverte la differenza di sentire con l’altro e quindi l’impossibilità di un progetto. Quindi partire dalla fine per trovare il bandolo che porta all’inizio. Fatica mal spesa, farsi domande senza risposta è un esercizio poco utile, e se parliamo d’amore, parliamo della fotografia di noi, noi siamo quello che sentiamo in amore, anche quando questo non c’è, ed è impossibile osservare/ci senza modificare la percezione e quindi è impossibile definire/ci. E’ un’affermazione lapidaria, ma rispettosa che non scompongo, se non per dire che i nostri comportamenti sono quello che deriva da questa immagine. Nulla è così rivelatore quanto la gestione dei sentimenti, il sentimento principe è l’emblema di tutti, vale a dire che ogni storia è a sé, come il ritratto di ciascuno,e  che l’ igiene mentale a volte, serve per preservare l’integrità della persona, e che la morale nella sua generalità, è una norma semplificatrice, ma poco o nulla ha a che fare con quanto uno sente davvero.

Parliamo d’amore, se l’obbiettivo è la collezione di uomini o di donne? come si fa a parlare d’amore senza soggetto che condivide ? Se la pulsione è tutto, se il sesso è il legame prevalente possiamo meravigliarci della noia, dell’assuefazione ? Ecco torno alle domande, e non va bene, nell’educazione ai sentimenti, il sentire ha una sua persistenza. E’ una asserzione semplice, persistere significa accedere al ricordo, persistere significa avere terreno solido per un qualsiasi progetto, persistere significa essere sullo stesso piano della sensazione, dopo che l’uno o l’altra è prevalso, ha attratto l’attenzione, ha usato il fascino del vedere e del mostrare qualcosa che non è percepibile da altri ed ora comunica tra pari. Per questo collego il sentire all’amore, cioè quanto di più individuale vi possa essere, eppure non ne è condizione sufficiente, ma necessaria lo è di certo.

Ci sono frasi, parole che si possono estrarre da un discorso, perché ci definiscono in maniera netta, è quando l’io sono diventa l’importante di noi. La signorina era innamorata, sentiva, il capitano sentiva, era cosa loro, e tale rimanga se non ha provocato un disastro esterno.

Basta il loro personale come problema.

p.s. se Schettino doveva tornare a casa, il comandante De Falco glielo avrebbe detto: Comandante Schettino torni a casa, cazzo!

8 pensieri su “sulla facilità di dire amore

  1. S’ inciampa continuamente nella parola amore, anche nella cronaca, come fosse un badge che permette di aprire chissà quali porte comuni. Invece è questione tra persone, tra cui è già molto difficile che ci sia coincidenza di significati sulla parola, chissà poi con gli altri di cosa davvero si parla con questa parola.

    Oltre ad essere d’accordo con te sulla questione “amore”,
    vorrei aggiungere e sottolineare che è necessario riflettere sul significato delle parole, sull’attenzione indispensabile da utilizzare nella scelta delle stesse, nella cautela da avere per non usarle malamente o frettolosamente.

    In questa società fatta spesso di troppe parole dette a caso, in cui sovente esse vengono travisate e manipolate, è quanto meno indispensabile restituire loro il vero significato e usarle con responsabilità.
    Soprattutto quando in ballo ci sono persone e sentimenti.

    C’è un libro a riguardo che mi sono ripromessa di leggere e che è intitolato “Le parole sono finestre (oppure muri)”. Solo il titolo è tutto un programma.

    Abbi pazienza Will, sono riuscita anche ad andare fuori tema… 😦
    ma è questo che mi hai stimolato 🙂

    Che sia una serena giornata, ciao

  2. veramente nel naufragio sono apparse anche le mutande e lo spazzolino della signora nella cabina del comandante, recuperate come prova. Lei sbandiera amore, come molte donne, lui ai domiciliari dovrà difendersi dalla moglie e dirà che l’altra è caduta dall’oblò dentro la sua cabina, ma neanche lui sa come..Scajola insegna :). Per il resto, mio caro Robertì, il tuo post è come un sasso in piccionaia..grondano i post di amori mai nati, signore abbandonate quando pensavano di essere sul calesse, uomini innamorati di sogni, di parole, di voci e di sms….Mi fanno tenerezza i ragazzi innamorati, come solo lo si può essere a vent’anni, gli adulti dovrebbero fare un minimo di attenzione, di avere una sottile pellicola domopack sul cuore …ma così non è mai, per la grande fortuna dei produttori di kleenex e di mariadefilippi…..

  3. @minnie: per fortuna hanno trovato le mutande, mettiamo che la signorina passasse 15 giorni con un solo paio oppure senza, la cosa avrebbe avuto almeno due puntate da Vespa. Diciamo che sono affari loro, a parte il caso che il capitano non volesse dimostrare quanto bravo era. In realtà la cosa non mi interessa se non per quella parola amore che ognuno coniuga a suo modo. Mi basta sapere che non parliamo delle stesse cose a prima botta quando ci si parla, che ognuno ha una sua via, che nessuno, se non coinvolto, può sindacare nessuno, che i furbi ci sguazzano alla grande, ecc. ecc. Mi piaceva e piace l’amore cantato da Gaber, da Brassens, da De Andrè, dalla Szymborska e dai mille altri che ne hanno parlato come di qualcosa che coinvolge e cambia. Mi piace il mio amore, degli altri non so dire.
    Poi sulla tenerezza dei ragazzi, come non essere d’accordo…

  4. L’impossibilità di un progetto è ciò che appanna il sentimento. Ho idea che sia questa l’unica “certezza” che posso dire sull’amore. Nessun’altra verità, vi prego, sull’amore.

  5. Sono d’accordo Mora, nessuna verità sull’amore, ovvero ognuno ha la sua verità e la cosa migliore è che l’adoperi per star bene e non per dire ad altri cosa e come si dovrebbe fare.
    Un progetto, sia pure impossibile (gli amori sono attrattori del possibile che prima non si sarebbe mai pensato) credo sia indispensabile al sentimento, senza progetto, resta un perenne senso della fine. Poi ognuno si scotta a modo suo, e non impara, ma col tempo capisce di più gli altri. Spesso, non sempre.

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