Inimicizia è ciò ch’è più prossimo a noi. Non giungono
forse sempre gli amanti, l’uno nell’altro, a confini,
loro che pure si promettevano distese, caccia, dimora.
Per il disegno d’un istante, s’appresta
a fatica uno sfondo a contrasto,
che lo si possa vedere; per noi c’è tanta
chiarezza. Non conosciamo il contorno
del sentimento: solo ciò che da fuori lo informa.
Chi trepido non s’è seduto davanti al sipario del cuore?
Alla fine s’aprì: e di scena era l’addio.
…
Io ancora rimango. Sempre c’è da guardare.
Rainer Maria Rilke: IV.Elegia da Le elegie duinesi.
Nella luce del sentiero Rilke, le falesie impazienti, si gettano a mare. Le vedo, rigate da acqua e vento e minate nelle radici di pietra, che stanno, impavide e dialoganti con arbusti ed erbe di mare.
Simboli sciolti per pensieri : dentro, fuori, luce, mare, dentro, ancora fuori. Così senza limite apparente, pennellate sovrapposte a dare pastosità al colore, senso, …
E mi ritraggo dal pronunciare quella parola così facile ed ostica; sapendola, ormai, imprescindibile ed ultima nel suo duettare con noi.
Il passato sventolava allegro tra bandiere, voci, sorrisi, sangue veloce di speranza. Il presente gigioneggiava mesto, ricamando le parole estratte con fatica. E il futuro? Stava in disparte, finchè una ragazza s’è alzata dicendo: è difficile, ma noi giovani ce la faremo.
Domani sarà passato un anno dalla tragedia della Tyssen.
Non è cambiato nulla ed ogni giorno nei posti di lavoro si muore. Non è il lavoro che uccide, ma la sua modalità, i suoi tempi, le sue regole non scritte ed accettate sotto il vincolo della necessità, del bisogno.
Il lavoro dovrebbe essere equanime tra impegno personale ed impegno sociale, un contratto tra parti eguali, senza monetizzazione della salute e dell’integrità fisica. Invece…
Mi sono chiesto spesso cosa facciano gli ispettori degli uffici del lavoro e dell’Inail e quanto guardino alla sostanza di ciò che avviene oltre l’apparenza delle regole, perchè il problema non è pagare una multa, ma fare in modo che le persone non si facciano male.
Domani è una parola strana, è domani per noi, per gli operai della Tyssen del reparto fonderia e per troppi altri, domani non esiste più.
La Cisl prevede 900.000 nuovi disoccupati nei prossimi mesi, ora il suo problema è come reagire a questo governo e alle sue proposte.
Nei prossimi mesi si giocherà una partita fondamentale per l’economia italiana e ciò che uscirà dalla recessione sarà ben diverso da quello che conosciamo ora. Sparirà una parte del manifatturiero entrato in crisi nella crisi. Ci saranno fenomeni delocalizzativi accentuati dalla ricerca dei bassi salari nei paesi emergenti. Segmenti importanti di tecnologia, che attualmente vendono molto all’estero, saranno ridimensionati dalla crisi dell’auto e del mercato consumer. La crisi trascinerà il terziario e la ricerca finanziata dalle imprese, nel ridimensionamentodelle commesse.
Fin qui, previsioni elementari, ma le domande da porre alla Cisl e agli altri sindacati vengono dall’azione: come si creeranno posti di lavoro nei prossimi mesi, come si sosterrà il reddito attuale, quanto conterà l’unità dei lavoratori per determinare una uscita favorevole dal tunnel?
E se il governo non sta facendo le politiche giuste per recuperare posti di lavoro e redditi sufficienti, perchè a fronte di 900.000 posti di lavoro in caduta libera, la Cisl non partecipa allo sciopero generale del 12 dicembre, indetto dalla Cgil?
Se non arrivano risposte mica mi preoccupo, mi terrò i miei pregiudizi.
Nei momenti di stanchezza, ogni vincolo diviene più pesante. Qualcosa in me si ribella e trova una vena sottile che stride con il resto. Come per un dente appena scalfito, questa asimmetria diviene importante sintomo che qualcosa non funziona. Se ho il navigatore giusto, questa vena porterà alla radice della stanchezza, nella asincronia che scinde corpo e mente.
La ragione è solo il processo formale, ma è la sensazione, il sentire che riconduce a me. Per questo i simboli acquistano una doppia valenza, legati come sono ad un’ idea che si fa materia. Ed oscillo tra simulacro e realtà. Incessantemente, anche se il simbolo non basta più.
Avete mai provato la sensazione di essere osservati? Quel guardarsi attorno per capire da dove viene lo sguardo e poi mettere a posto, inconsapevolmente una piega del vestito, scavallare le gambe. Ma ancora c’è la pressione sulla nuca e voi continuate a fare come niente fosse, tanto siete a posto, in ordine. Solo un poco a disagio e la conversazione prosegue come avesse un interlocutore in più, un convitato di cui tener conto. Ecco, mi è accaduto questo e può accadere a tutti. Esiste tutta una pletora d’atti che un tempo erano difficili e scorretti, ma ora diventano agibili; chessò, leggere la corrispondenza, magari in una memoria di cellulare, alimentare un sospetto attraverso la lettura attenta di un post, seguire le tracce di blog in blog per vedere cosa si è detto, quali confidenze sono in atto, perchè si adoperano toni affettuosi.
Perchè non mi scrivi le stesse cose? perchè non mi parli di ciò che senti?
Provate a farvi la stessa domanda, perchè non raccontate le cose che raccontate in rete a chi vi conosce di più. Forse perchè in rete è più semplice mostrare il lato migliore? Oppure perchè, come tra amanti, mancano le colazioni e gli sbadigli? O forse perchè ci sono argomenti di cui parlate con sconosciuti, ma che annoierebbero gli amici?
Magari avete qualcosa da nascondere. E chi non ha qualcosa da nascondere: una abitudine ridicola, un tratto del carattere da confessare solo a sè stessi, un desiderio difficile da condividere, un ricordo che potrebbe far male. E così, fino ad esaurire la gamma dei motivi per cui si tengono cose per sè ed altre si mettono insieme. Il diritto alla privacy dove finisce nei rapporti umani? Dove scelgo che finisca e cioè nel limite che metto nel dire e mostrare e se tu vuoi vedere di più allora violi ciò che pensavo fosse da mettere assieme. Come dire che raccontare tutto in ogni contesto, non funziona e spesso annoia.
E anche nella comunicazione, una delle pretese più assurde è quella di risolvere i problemi enunciandoli. Chi non ha problemi di comunicazione è un alieno, o un telepata e passa le cose con il pensiero. Il blog, al pari della scrittura, consente di precisare e capire meglio cosa si agita dentro la testa e la sua presunta pubblicità soddisfa al tempo stesso il narcisismo e la percezione dei propri limiti. Se poi aggiungiamo che l’interlocuzione è spesso libera ed educata, ma mai così profonda da sconvolgere un rapporto, una vita, allora è fatta. Questa è la fisiologia del blog che non è immediatamente applicabile ai rapporti fisici, perchè la parola nel blog è netta, priva dell’espressione corporea, del contesto, del vissuto comune. Per questo chi conosce legge diversamente le parole perchè il vissuto è un pregiudizio e i piani di lettura più circoscritti. In questo sta la forza comunicativa di questo strumento che può proseguire nello spazio fisico e in quel caso avrà altre regole e profondità e sorprese. Mi viene spesso da assimilare il blog ad una festa in cui ci si conosce per la prima volta, si agisce al buio e chi ci parla può essere qualsiasi cosa, poi con il tempo si imparerà a conoscerlo. Perchè il fascino è quello del carnevale del medioevo, vestiti e maschere con il mostrarsi quanto si può e vuole, ma poi pronti a disvelarsi. Chè di carnevale non si vive.
p.s. dovrei ringraziare chi mi ha spinto a riflettere sui piani comunicativi, ne è nato un pensiero che si complica perchè l’idea che prevale è quella che i legami deboli debbano essere investigati e che non siano così tanto deboli come pare. Poi penso che i ringraziamenti non sarebbero bene accetti perchè avvertiti come esclusione, anche se è curiosa questa posizione considerando che un amico o un’amica conoscono ben più di quanto non si dica in poche righe e che il vissuto è la migliore prova se esiste o meno il mostro.
Credo che tutti aspirino a sentirsi dire: usciamo stasera, fammi le domande giuste, non essere geloso/a, guardami volare, ti guarderò volare.
Libertà è camminar per strada scegliendo quando voltare, libertà è scrivere senza attendere risposta, libertà è leggere negli occhi e stare zitto, libertà è dire nò quando fa bene dirlo, libertà è chiudere il blog e poi aprirlo, libertà è voler bene ad un’amica che ti racconta com’è il suo thè stasera, libertà è cercare tra le righe quella frase che ti ha rigato il cuore, libertà è piangere al cinema e sapere d’esser fragili, libertà è sapere di non assomigliare, libertà è quella forza che man mano scende dentro, ti rallenta il passo, rizza la schiena e fa guardare negli occhi anche un demonio. Libertà grandi e piccole, libertà da tasca, libertà di dire, fare, baciare. Libertà.
Stanotte la libertà è coccolata, cercata, amata e dormirà con me per camminare assieme; amica libertà.