anticamera

L’anticamera dell’assessorato è uno stretto corridoio con 5 sedie, vicino alla fotocopiatrice. Sembra un’ astanteria da medici ad inizio carriera, dove la malattia sopprime l’accoglienza. Ma questa è una regione diversamente opulenta; attenta alla sostanza e all’evidenza dei bisogni, porta le sue attenzioni altrove. Solo che di questi bisogni non ne ho, e forse non ne ho neppure mai avuti e anche l’attenzione non può essere di maniera, perché le idee e la fatica hanno valore.  Mi viene in mente il destino delle pietre scartate, utili da fondamenta, ma inadatte all’apparenza, reggono il peso con una libertà responsabile. Mi piace questa accezione di libertà, ricca di problemi, nell’esserci con aggettivi a larga gamma, imprevedibili per contiguità. Disponibile, riottoso, responsabile, fantasioso, solitario, socievole, comprensivo, caparbio, allegro, meditabondo, consapevole, ecc.ecc.

Insomma un pessimo individuo da anticamera , ma mi piace aspettare, lo considero un regalo a me stesso, ai pensieri liberi.

Alla fine entro, scrivanie d’epoca, qualche bandierina di partito decisamente fuori posto, un quarto d’ora a disposizione.  Capisco che sa chi sono, spiego, non ho problemi, presento opportunità, ragionamenti di crescita. Il risultato non poteva che essere conseguente:  inconcludente, senza alcuna prospettiva, francamente noioso.

Arriva l’inverno del nostro scontento. ma i rapaci quando si stancano di volare alti?

per chi?

Chi sono gli sono gli sconfitti delle lotte e delle vittorie sociali degli anni 50’/70′? Gli operai che votano lega? Gli impiegati e quadri che votano Berlusconi?  Oppure la sinistra attuale con i suoi birignao e l’incapacità di leggere la realtà? Tutti questi e il paese che arretra nei diritti comuni ed eguali. La scuola, la sanità, l’assistenza, il lavoro e i suoi contratti, la stessa funzione del produrre sono oggetto di erosione. Manca un futuro condiviso, il perché si sta assieme. Nella mia testa si fa strada il pensiero che la sinistra come l’ho conosciuta abbia assolto il suo compito più facile e su questo sia collassata. Il compito di affrancare i molti bisognosi, trasformare le lotte in benessere diffuso, accompagnarle con diritti che sembravano inalienabili. Così i braccianti ed i mezzadri sono diventati coltivatori diretti, gli operai, artigiani e poi piccoli imprenditori. Le ‘500 sono diventate medie cilindrate e suv, i figli sono andati all’universatà. Placando il bisogno primario è implosa la solidarietà. Quella sinistra è finita, non il bisogno e l’ingiustizia, ma la sua capacità di renderli problemi comuni, condivisi. Al resto del paese poco importa quello che accade a Pomigliano o a Termini Imerese, questioni locali che se diventano nazionali avranno una attuazione differente a seconda dei territori. Anche la disoccupazione, il non lavoro, la precarietà sono diverse: dipende da dove si nasce o si vive. Leggere la realtà non come snobbettini che hanno comunque il sedere al caldo, ma come parte di una comunità che ha un presente o un futuro. Ha ragione Blair, si parla troppo di Berlusconi e non del progetto del cambiare ciò che non va bene. Ciò che è stato devastato nel senso comune dovrà essere recuperato, ma non come prima. Oggi, in questo paese che è ridicolo solo agli occhi di chi non ha interesse personale, ricostruire una coscienza collettiva sui valori, è impresa immane. Ma bisogna pur farlo, partendo da ciò che c’é, dalle paure e dalle (poche) speranze. Allora era magico dire: le lotte operaie. Si teorizzava il sapere senza università, adesso abbiamo l’università senza sapere. La coscienza di contare era così diffusa che gli operai democristiani discutevano sulle opere pubbliche. Non i comunisti, i democristiani! L’idea di non avere un futuro che cresce per tutti, è questa la vera sconfitta. Poi la deriva è il lasciarsi andare quando il naufragio non ha terra all’orizzonte. Si muore così, ricordando ciò che è stato, ciò che poteva essere e la speranza lascia prima il cervello, poi le abitudini e scivola dalle mani.

 

 

 

la svolta verde della lega

adro

Riporto da: civati.splinder.com/post/23319200/contro-i-cervellimanifesto-epocale, il volantino della lega di Adro.

E se i cittadini di Adro davvero volessero tutto quel verde a scuola, spalmato nel cervello dei loro ragazzi, sarebbe comunque lecito farlo in questo paese? Nel senso che è compatibile con i valori comuni e con la democrazia?

Che ne direbbe l’intestatario della scuola, se fosse al mondo. Quel Gianfranco Miglio, costituzionalista e comunque spirito critico, accantonato in vita per lesa maestà nei confronti di Bossi e reo di essere pensante.

L’opposizione, i cittadini che pensano che le scuole non possano essere verdi, rosse o nere, che sono dalla parte dei genitori e dei cervelli, stanno sottovalutando quanto accade alla luce del sole: non è solo folclore. E non sarebbe giustificato, neppure se lo fosse.

n.b. altre considerazioni che condivido su biblioceca.ilcannocchiale.it

 

 

 

g.b.Vico

 

Giovan Battista Vico.jpg

Giambattista Vico (Napoli, 23 giugno 1668Napoli, 23 gennaio 1744)

« Poiché questo mondo di nazioni egli è stato fatto dagli uomini, vediamo in quali cose hanno con perpetuità convenuto e tuttavia vi convengono tutti gli uomini; poiché tali cose ne potranno dare i principi universali ed eterni, quali devon essere d’ogni scienza, sopra i quali tutte sursero e tutte vi si conservano le nazioni »
 
(Giambattista Vico Ibidem, libro I, sez. 3)

Nel 1994 il cav. Berlusconi, scende in campo. Da poco è passato il referendum Segni, il sistema dei partiti transita dal proporzionale all’uninominale. Più o meno si dovrebbero formare due aree: una di destra e una di sinistra. Si stanno sciogliendo la D.C., il P.S.I., il P.D.S., l’M.S.I., cioè un’area di destra, una di centro, una di centro-sinistra, una di sinistra moderata.

Sono passati 16 anni: Fini sta costruendo un’area di destra, dai rottami del P.d.L. nascerà un’area di centro con Casini, Rutelli, ecc. dall’evoluzione del P.D. si avrà un partito di centro sinistra, con Vendola e S.e L. , ci sarà un ‘area di sinistra moderata. Quasi 20 anni per tornare daccapo. E se si guardano i leader, più o meno, sono gli stessi.

Ma che ci stanno a fare i giovani in questo paese? Emigrate, siamo finiti in un ciclo Vichiano, questo è un paese per vecchi.

processo breve: le domande di La Palice

Perché chi vuole il processo breve continua a non presentarsi davanti ai giudici, allunga i processi usando tutto il codice di procedura, costruisce leggi che fanno rifare i processi?

Se ci fosse una risposta onesta a questa domanda, allora tra un processo in cui per avere giustizia bisogna aspettare 20 anni ed uno che in tre anni dice chi ha ragione, non avrei dubbi sulla scelta.

ehi, dico a te

Le istituzioni sono il nostro patrimonio comune, i partiti si possono mutare, disfare, rigettare, ma le istituzioni ci appartengono.

Ehi, dico a te, che non ti interessi di politica, che tanto tutto è eguale. Pensaci.

Non mi interessa per chi voti, e neppure se lo fai sempre. Certo mi piacerebbe che fossi dalla parte mia, ma tu che non hai parte, oggi sei più importante che mai.

M’hanno cos’è oggi la Patria. Credo di saperlo quando parlo, quando mi muovo per il mondo, quando sono distante. Oggi faccio fatica a riconoscermi qui, ma ciò che fa di questo posto, il mio Paese, sono le regole, le istituzioni, il fatto che almeno il quadro condiviso, non cambi. Ma se mancassero queste certezze, il mio Paese non ci sarebbe più, e sarebbe una tragedia, per me e per te che non ci pensi. Non avrei più un posto dove tornare e anche tu che dici che sono tutti uguali dopo un po’ diventeresti insofferente. Insofferente di essere meno eguale di altri, di non sapere se domani ci sarà ancora quella certezza che hai oggi. Ti sentiresti nelle mani di un potere senza regole che lo bilanciano e limitano.

E’ strano per me parlare così, ho lottato un tempo per cambiare le istituzioni, perchè ci fosse più giustizia ed eguaglianza, più potere al popolo, più democrazia e trasparenza. I benpensanti non mi piacevano e tenevo molto alla mia parte politica, pensavo avesse ragione, magari con qualche dubbio concreto. Ma con i benpensanti condividevo la certezza che i poteri sarebbero rimasti in equilibrio, che l’avversario non avrebbe demolito la casa in cui stavamo tutti, che per fare il nuovo ci sarebbe stato bisogno del suo consenso e a lui del mio. Per questo chi avversavo era avversario e non nemico. Oggi non è più così tranquillo che si pensi che le regole vanno mutate assieme, che chi governa potrà fare la sua politica, ma che potrà essere cambiato se non fa quello che aveva promesso. La costituzione, il parlamento, il presidente della Repubblica e la corte Costituzionale sono servite a questo, per tenere assieme l’Italia e farla crescere, per dire che si può cambiare, ma la casa resterà.

Prova a pensarci quando ti vien da dire che tutto è eguale, dopo non sarà vero.

il ragno d’acqua e la zanzara

Il ragno d’acqua cammina sulla superficie sfruttando la tensione superficiale. Non gli interessa molto che l’acqua sottostante sia inquinata, la sua principale attenzione è non bucare la superficie e finire annegato. Si fa i fatti propri, non partecipa, non punge.  Qualche pesce lo degna d’attenzione e lo divora in un boccone, ma accade imprevedibilmente e di rado.

La zanzara con l’acqua, ha altre attenzioni, nasce e cresce in acque stagnanti, appena può se va e cerca alimenti sottopelle altrui, punge, si ciba di ciò che è inquinato, diffonde la malattia senza esserne toccata. E’ divorata da altri animali, ma si riproduce tanto velocemente da non consentire che la sua presenza venga meno.

 Non mi piace la zanzara e neppure il ragno d’acqua, però penso che, dovendo agire, tra i due si debba togliere l’alimento a chi sta diffondendo la malattia. Una bella applicazione della profilassi per evitare che il paese si ammali.

 

7 luglio 1960

7 luglio 1960. A  Reggio Emilia, ad una manifestazione di protesta per i feriti ed i morti dei giorni precedenti, di Roma e Licata, la polizia spara ripetutamente; vengono uccise 5 persone. Di questi morti di Reggio Emilia resterà traccia nella storia dell’Italia seguente. Il ricordo percorrerà ogni manifestazione di sinistra, ogni festa dell’Unità e manifestazione sindacale, si dirà che quelle morti sconfissero non solo il governo  DC-MSI di Tambroni, ma anche l’involuzione a destra dell’ Italia. La canzone di Fausto Amodei è stata tra le poche canzoni di sinistra, davvero di massa, sia per la musica, ma soprattutto per la sensazione di Resistenza rinnovata che trasmetteva a chi la sentiva o cantava. I giovani, che poi fecero il ’68, la tennero mentre buttavano il PCI. Era l’idea che giovani operai, ex partigiani, studenti erano morti in una piazza di una delle città rosse dell’Emilia, per difendere un principio, un valore di tutti. Era l’idea che dalla morte di chi si opponeva potesse nascere il cambiamento di una società ineguale che si avviava ad essere ancora più ineguale. La piazza, i giovani, la protesta, l’ideologia, le divisioni nette, l’identità: da un lato la destra, dall’altro la sinistra. Con due idee diverse di Paese, con due volontà che si misuravano. C’era una voglia, una passione, un sentirsi molti che era forza possente, ragione ragionante, come se le mani che conoscevano il lavoro duro della fabbrica, dei campi, la precarietà del presente, la povertà dei salari contenessero la carezza del futuro. Lo penso ora, quando il grosso del paese è divenuto corpo molle, fuga nel personale, conto di convenienza. E’ stanchezza, scomparsa delle ideologie, assenza di spirito critico, benessere diffuso? Può essere, assieme ad altro, primo fra tutti l’errore del non sostenere la diversità in politica, l’ identificazione tra azione, programma e uomini. Però quella stagione non è solo storia, è un format che si ripeterà, dove altri, in altro modo, possono scrivere. Non è finito il bisogno, l’ineguaglianza, l’ingiustizia, l’attacco alla libertà. Qualcun altro interpreterà la lettura del presente, offrirà soluzioni, infiammerà le teste e i cuori.

 

considerazioni

Questo è un prosieguo del precedente post, queste parole fanno parte della mia visione del presente. Non mi piace il lamento, preferisco la realtà e cercare di capire cosa sta accadendo, preferirei un’analisi che portasse a conclusioni comuni, poi a ciascuno fare quello che crede. Quello che più m’ impressiona è lo smottamento ideale del paese. Ribadisco del paese, perché nelle teste il frazionismo c’è già e questo per alcuni è un ideale.

E‘ la testa delle persone che è cambiata, che ci fanno gli alpini nella lega? Il nord est era unitario per volontà, la serenissima veniva ricordata, ma non era il futuro e bastava fare una regione a statuto speciale come la Sicilia e tutto si sarebbe risolto, invece se l’italia venisse spaccata in tre, oggi pochi da queste parti, andrebbero in piazza. E’ un vezzo della sinistra essere il primo nemico di se stessa, lamentarsi della scarsa attenzione o delle critiche interne, non preoccuparsi delle ragioni dell’altro. I movimenti sono movimenti, i partiti sono altra cosa, hanno regole e obbiettivi lunghi. La difesa della costituzione si fa in piazza, in parlamento, sui giornali, per strada perché è patrimonio di tutti, non solo di qualcuno. Bossi non lo capisco quando parla, perchè lo applaudono, mi pare dica cose scontate in cui molti vogliono trovare chissà quale saggezza politica. Però un obbiettivo l’ha chiaro, l’ha ripetuto anche oggi, ed è quello dell’ autodeterminazione di una parte dello stato. La lega è al governo per quel motivo, per la separazione. Nessuno si ricorda cosa diceva Bossi a favore della Serbia durante la guerra in Kossovo, ma i Serbi, non sono fratelli, devono restare a casa loro, come tutti gli altri. Questo frazionismo del paese si chiude in un’enclave fatta di Veneto, Lombardia, Piemonte, una potenza economica per l’Italia, ma politicamente nulla. Come al solito lo specchio del paese è dentro di noi, la confusione della sinistra è la nostra confusione, c’è stato un tempo in cui essere assieme era più importante che difendere le proprie posizioni fino alla dissoluzione, in quel tempo, la cultura politica, cioè l’arte del possibile, produsse passi in avanti, fece accettare il diverso in nome di un bene comune che riguardava l’intero paese. Berlinguer è un esempio di moralità dell’agire pubblico, di approccio scomodo all’economia, di capacità di guardare ciò che cambia ed ha pochi riscontri, ma lo stesso potrei dire per altri visionari del dopo guerra, Olivetti ad esempio, Calamandrei. Visionari sta per persone che vedevano innanzi e non avevano interessi personali da difendere. Se i giovani non leggono il passato, non possiedono il presente, non capiscono cosa gli accade, accettano la loro miseria e precarietà. L’altra sera, tra imprenditori, dicevano che il futuro sarà fatto di soli contratti precari, per tutti, che se si vuole il manifatturiero bisogna stare sui mercati, che è una bubbola pensare che l’innovazione risolva tutto. L’innovazione decentra e restano le produzioni compatibili con il mercato, alle condizioni di mercato. Si osservava che in altri anni un allungamento di 18 mesi dell’età pensionabile non sarebbe passato sotto silenzio, il fatto che le donne nel pubblico impiego vadano in pensione 5 anni dopo, avrebbe causato proteste enormi, e così il blocco dei contratti, che il positivo di questi anni di lega e pdl è che la sinistra non c’è più in piazza, nelle proteste, che il paese ha cambiato testa e questa è una grande vittoria. Queste cose il Pd le dice, ma fa la manifestazione nazionale in un palazzetto perchè il paese non è più con lui. Cosa ci guadagna chi sta perdendo diritti, ad isolare chi lo può rappresentare? Non c’è più un’area politicamente stabile a nord; nel Piemonte, la deriva è forte e Chiamparino non sarà il prossimo candidato a Torino, se la lega porta a casa Milano e Torino un passo ulteriore verso la secessione sarà stato fatto.Sono stanco di sentirmi dire dov’è la sinistra, mi chiedo dove sono le persone di sinistra, in quali luoghi si sono ritirati, cosa stanno aspettando. E’ l’inanità del brontolio che mi fa paura, significa che la convenienza è protestare a casa propria e non esserci. La domanda è sempre la stessa: cosa sono disposto io a fare per il mio paese, per la mia idea di presente e di futuro?

divergenze parallele

Non sottovaluto, semplicemente non capisco. Ovvero capisco in parte questa attribuzione oracolare d’intelligenza politica. Nelle frasi di Bossi, c’è una semplicità disarmante, un costante rovesciamento di presupposti, dov’è l’intelligenza politica? Il Moro del centrosinistra, delle convergenze parallele, il Berlinguer del compromesso storico, mettevano in campo aggregazioni nuove per governare mutazioni, cambiamenti collettivi determinanti, ma in questo traccheggiare dov’è la novità politica di cambiamento? Forse si dovrebbe dire che sotto questa muina, ci sta la separazione del nord, la formazione di uno stato non federalista, ma antiunitario. Quelli che condividono la strada di governo, chi, all’opposizione, porta avanti la strategia dell’attenzione, dovrebbero chiedersi se questa prospettiva è accettabile oppure se la dissoluzione del paese non sia il male politicamente assoluto. La lega sta tra la gente, ascolta e risponde, si interessa, questo atteggiamento politicamente nuovo le ha permesso di far transitare messaggi che un tempo erano etichettati sotto il termine di traditore della patria, il massimo del disonore. Accanto a questi messaggi si è accompagnata la blandizie delle paure, governate ed eccitate, che altri neppure sapevano capire, Il mix è oggi devastante e il segnale è nei commentatori politici, i maestri di pensiero che tra parole semplici, giorno dopo giorno, colgono ciò che vorrebbero sentire. Non ciò che viene detto. E così si rinuncia all’analisi del reale, si passa al culto dell’oracolo supportato dalla speranza che sia buono. Che renda possibile il mutamento senza fatica. E perchè dovrebbe farlo? Se ogni cosa ha un prezzo, il prezzo sarà la dissoluzione del paese e la sua separazione in tre pezzi, già molti pensano che non sia troppo grave. Erano gli stessi che pensavano che la lega non fosse un fenomeno serio.