pittsburgh lied

Voci suadenti, ora minacciose, mai convincenti, m’ hanno suggerito d’essere acciaio. Superficie polita in cui far scorrere tutte le lacrime e i sorrisi. E invece ne è nata una vita per pennellate successive, aspettando che la pioggia dell’oblio dilavi e impedisca di essere crosta. Se si mettono in fila tutte le mancanze di coraggio, le  incapacità nate nella broda dell’abitudine, avere la forza e la lucentezza non basta: bisogna uccidere i dubbi come i punti neri.

E tenersi una immagine giusta e segreta di sè.

udite, udite, o rustici

Emergono da vecchie riviste e depliants gli stati dell’arte:  la grafica di Atari, db3 per i data base, mathcad4, programmi di scrittura, modellizzazione, giochi. Tutto è stato insuperabile per pochi mesi, poi cancellato dalle nuove meraviglie e scordato. Penso a chi ha lavorato in questo campo, come in altri, dove la corsa non si ferma ed accelera all’infinito. A come si sono sentiti ogni volta, alle notti insonni, alla soddisfazione o alla delusione del gioco dell’oca dei risultati, poi la consegna al marketing, le presentazioni in pompa magna, i gadgets, la corsa all’acquisto. Tutto esaurito in pochi mesi.

Avete presente uno spruzzo di gas freddo nell’aria? Una nebbiolina che si dissolve e lascia un lieve sentore di fresco. Ecco ciò che resta dello stato dell’arte.

un violino

 

 Un violino italiano, per fattura, foggia, leggerezza, è abbandonato sul panno rosso. La mano sinistra lo prende con delicatezza d’amante. E’ una mano sottile, di donna curata, stupisce che prenda e non accarezzi. E’ una mano ardita con dita forti e morbide, mobili come pupille. Sullo sfondo un televisore silente, mostra un bianco e nero sgranato. La mano sorregge e percorre le corde, l’archetto scivola, maschio come le immagini notturne che scorrono sullo schermo. La musica è onda, avvolge e risucchia, parla d’una terra fredda, dove gli uomini conservano il calore ben sotto la pelle dei pensieri. Gli occhi ora seguono eventi lenti ed incomprensibili: un uomo immerso nella tuta scende una scaletta. Si ferma. La musica dell’ardire umano è in quelle dita, con il calore e il rigore, la consapevolezza e la sventatezza. Un ultimo gradino, l’indecisione e un saltello, poi lo sbuffo d’una polvere che non vuol cadere e d’una nota che non vuol finire.

E il silenzio degli anni che verranno…

 http://tv.repubblica.it/copertina/apollo-11-nuovo-video/35235?video

 

 

pensiero lineare

Avviso ai naviganti: astenetevi dal leggere, fa caldo, ci sono cose importanti che girano per l’aere e se continuate lo stesso non ditemi che non vi avevo avvisati.

Comincia con qualcosa che suona bene, dev’essere un pensiero solido, un pezzo di ossidiana senza dubbi, ad esempio: polemos è padre di tutte le cose…  Messo li, senza oggetto, il pensiero è un soprammobile, carino, ma inefficiente. Cerchiamo allora di appiccicarlo a  qualcosa che accade. Se il pensiero è generico, è come l’elastico del tanga: esiste, ma non c’entra col contenuto, se invece si lavora con un pensiero specifico, allora non tutto va bene. Rapido giro in testa per capire a cosa serve questo pensiero contenitore, finchè s’accende la luce verde: la crisi attuale dell’economia. Qui la cosa si complica, perchè dal retrobottega emergono considerazioni sul pensiero marxista, che aveva previsto la crisi come elemento intrinseco al capitalismo ed aveva mutuato da Smith, il collasso. Fin qui bene, ma da questa crisi, come da quella del ’29, il trionfo del proletariato non emerge ed allora il pensiero lineare caccia queste nubi che oscurano il sole del pensiero madre: Marx non c’entra, ovvero c’entra, ma è meno solido di quanto appariva. Diciamo che il vero che non è uguale a quello che pensava lui per un inezia, e se l’alienazione c’è, la merce e il suo tronfo pure, l’uomo è sempre più economicus e materialista, è il proletariato che si ribella alla possibilità di essere egemone. D’altronde mica mona ‘sto proletariato, è una fatica essere egemoni: meglio servi che padroni.

Polemos, è questo ora il disinfettante della sinistra? Polemos che è una guerra vera, combattuta con altre armi, che non sono gli eserciti e neppure la diplomazia. Polemos che si propone in nuovi teatri dicendo che i conflitti veri dei giornali sono poca cosa rispetto alla sua nuova guerra. Il pensiero sdrucciola sui segnali, ad esempio il pil a -5.5 e i consumi a – 2.5, la vita quotidiana si finanzia con i risparmi precedenti. E’ un’economia di guerra, ma non ci sono morti visibili, nè scontri apparenti. Gli stati stanno finanziando chi ha provocato il disastro con il debito pubblico e stampando moneta, ma chi produce e consuma viene lasciato a se stesso. E’ una economia di guerra. Conta vincere, non contano i debiti, le perdite, chi resterà per strada, pagheranno i nipoti che esisteranno solo se vinciamo  altrimenti saremo preda del disastro. E polemos spazza via tutto, ma a modo suo con cocci di bottiglia disseminati ovunque. Quel poveretto del pensiero lineare ripiega sulla visione di un immenso Maelstrom che inghiotte uomini, navi, pesci e li porta negli abissi per risputarli su una spiaggia della Cina o dell’India. Detriti sulla spiaggia senza vacanze che verranno raccolti e riutilizzati oppure trasformati in concime da mani diverse. E’ in questo l’essere padre di polemos?

E noi?  Noi siamo dove si separa la calma dalla battaglia, l’orlo del caos. Guardiamo polemos che farà nascere un nuovo ordine, dove Marx avrà un poca di ragione, il capitalismo si vestirà di nuovi abiti luccicanti, il consumo e la produzione dialogheranno con parole nuove, le case continueranno a riempirsi di oggetti inutilmente complicati e poco costosi.

Da queste considerazioni il pensiero lineare si rapprende in un grumo di consapevolezza: si salvi chi può, solo chi resterà vivo avrà un futuro.

E sommessamente da un angolo della testa emergerà un’appendice di pensiero: la qualità di quel futuro sarà ancora una volta il prodotto del caso per l’attitudine con il segno conseguente.

mail

Il ministro delle comunicazioni si presenta davanti alle reti unificate. L’annuncio è in quella busta che tiene in mano. Gli operatori lo sanno e mettono a fuoco. La busta viene alzata verso gli obbiettivi, mentre il ministro scuote i capelli tinti azzurro/verde, il colore del partito del governo. Si ferma il chiacchericcio, resta solo il ronzio di fondo dei generatori. Schiarisce la voce, addita la busta, formato legal e mostra l’intestario: è il presidente dell’esecutivo.

” Questa è l’ultima lettera cartacea che sarà consegnata dal servizio pubblico…” racconta i motivi economici, l’esaltazione della tecnica che ha eliminato lo scrivere su carta,  il risparmio energetico conseguente. ” da oggi la parola Poste scomparirà dagli uffici della comunicazione, verranno smantellate le cassette e strutture stradali stradali. Gli immobili non necessari alle attività tecnologicamente evolute saranno ceduti a privati. Il ricavato diminuirà il debito pubblico dei pronipoti. Sorride. Non ci sarà un ultimo postino, perchè io stesso, come officiale di posta dimissionario, consegnerò la lettera al presidente.”

Qualcuno ricorda i francobolli scomparsi da anni, fioccano le domande sul futuro, una prevale: cosa è scritto nella lettera?

“Cari signori questa lettera contiene il decreto di fine del servizio postale e che altro dovrebbe contenere?

Le voci si spengono assieme agli obbiettivi, mentre il ministro va a consegnare la lettera.

Nello stesso giorno, anziani cittadini, giovani indocili danno inizio ad un servizio di posta cittadina con collegamento tra le principali città.

La polizia scheda i partecipanti al servizio, sequestra le lettere che vengono decifrate senza restituzione. La protesta è difficile perchè l’ultima lettera contenendo il decreto che abroga la corrispondenza elimina il diritto alla segretezza della stessa.

Nostante le difficoltà, il servizio continua. Vengono organizzati corsi segreti di scrittura e calligrafia. Una manifestazione con cartelli viene duramente repressa. Il movimento moleskine nato a difesa della comunicazione scritta ritorna in piazza silenzioso, con cartelli bianchi privi di scrittura. I cartelli  sono sequestrati ed affidati agli esperti per la decrittazione.

A seguito delle turbolenze dei facinorosi, il ministro dell’interno, in una conferenza comunicativa, annuncia che per la tutela del diritto di parola è vietata la scrittura, se non in modica quantitità e per stretto uso personale. I servizi di posta privati sono illegali, le pene per i trasgressori sono severe e comminate per direttissima. Le persone malate che manifestano dipendenza dalla scrittura e dalla comunicazione scritta, anche non in flagranza di reato di posta, possono, su autodenuncia personale, ricorrere ai servizi di riabilitazione comunicativa  correttiva. Nei servizi sono attivati, a seconda della gravità dei casi, percorsi individuali e collettivi di pensiero condiviso, ideazione di massa, formazione alla comunicazione fungibile.

La scrittura e il servizio postale passano in clandestinità.

 

nuovi classici

Esiste un nuovo genere che è molte cose assieme: romanzo, saggio, felleiton, satira, vaticinio. Parlo degli articoli dei giornali spesso negletti dalla quotidianità. Non è un genere che si dissolve, anzi dopo una settimana è superata l’attualità ed emerge la società. Naturalmente ciò non vale per tutti, ma c’è molto in un quotidiano e quest’estate  ne porterò con me una quantità dell’ultimo anno. Molti li leggerò per la prima volta, perchè, è giusto si conosca questa perversione, io i giornali li compro , ma non li leggo, riservandone la lettura a quando si potrà. Leggere un giornale con il senno di poi permette libertà di ragionamento impensabili: si sa come andrà a finire. L’autore viene ricondotto in un ambito più umano e fallace ed emergono i migliori, quelli che hanno capito, previsto, agito e sono questi gli autori del romanzo del presente. Provate a pensarci, questi ci raccontano la realtà, quella che vediamo con altri occhi e la uniscono al resto che ci è precluso. Così la loro realtà diventa quella vera, molto più della nostra. E non è questo il pregio delle storie verosimili, cioè quello rappresentare una realtà possibile da lasciar al posto della miseria del reale, fatto di smentite, ritrattazioni, silenzi e parlar d’altro?

la scossa

La scossa venne con uno sciacquio d’acqua, poi sabbia a correre sul muro, e il tempo rallentava con il pavimento che non stava fermo. Mia madre andò nel posto più pericoloso della casa, e comincio ad urlare i bambini, i bambini, abbassando la voce che diventava lamento. La guancia le fece male per giorni, ma non c’era altro modo per smuoverla e neppure vide la mia mano. 

Quella sera mi venne a mente mio padre che  tranquillo diceva, chissà che venga il terremoto. Intendeva per abbattere le superbie, ma non era così. Anche lui lo sapeva. A questo pensavo mentre scendevo gradini instabili e spingevo tutti. Era appena iniziata la notte e sarebbe stata lunga. Mesi e mesi fino ad oltre l’inverno, con l’impotenza di far finta di niente, aspettando finisse.

“il nuovo i nuovi”

http://www.unita.it/news/politica/85927/lingotto_i_giovani_piombini_provano_a_riprendersi_il_pd_chiamparino_io_candidato_valuter_e_poi_decider

http://www.unita.it/news/politica/85933/marino_fuori_quelli_che_non_credono_che_tutti_devono_avere_garantiti_i_propri_diritti_civili

http://www.unita.it/news/politica/85930/sfida_indiretta_tra_bersani_e_franceschini

http://www.unita.it/news/politica/85931/lintervento_della_serracchiani_non_abbiamo_bisogno_di_un_capo

http://www.unita.it/news/politica/85944/una_linea_un_candidato_questo_duello_non_sar_anticamera_di_scissioni

http://concita.blog.unita.it//Il_nostro_Lingotto_499.shtml

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/piombini-lingotto/piombini-lingotto.html

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/piombini-lingotto/piombini-lingotto.html