la signora Maria

Stamattina la signora Maria stava innaffiando i fiori del signor Emidio, il suo dirimpettaio assente.  Nell’economia disattenta del vicolo è Lei il nume tutelare, lo spazza da cima a fondo al posto dell’igiene urbana che si limita a farsi pagare senza fare, toglie le cartacce, insomma, mantiene il decoro di tutti.

Al mattino mi ha saluta nel modo antico in cui ci si rivolgeva in città nell’altro secolo:

buon giorno signor, come stalo?

Galo visto che ghe xe el sole, se sta cussì ben co sta arieta.  

Buon giorno signora Maria, no la se staga dar massa da fare, la ghe ne lassa anca pai spassini.

Cossa volo, so da mi sola, cussì passa el tempo e no la xe fadiga far un fià neto.

Finisce con i saluti ripetuti e un sorriso che per me durerà almeno fino alla prima rotatoria con deficiente incorporato.

La signora Maria ha 85 anni, vive da sola, ed è stanca di stare al mondo, ma ha un sorriso e un tono di voce che danno allegria ed è l’unica che mi chiama signor.

Grande Gramellini sulla Stampa

da “la Stampa” del 19/6/2009

Villa spericolata

(Articolo da cantare, stonati compresi)

Voglio una villa maleducata – con la piscina piena di gin – voglio una bionda super truccata – con cui giocare insieme a nascondin – voglio una villa che non è mai tardi – per far scoppiare in spiaggia due petardi – voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.

E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin – a cercar foto sconce sotto i cuscin – ma forse non le troveremo mai – e allora amici cari saranno guai – mia moglie furibonda – la Cia che mi sfonda – e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh. Voglio una villa spericolata – con Smaila al piano e Bondi al clarin – voglio una pillola esagerata – che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn – voglio una villa che non è mai tardi – per travestirsi tutti da ghepardi – voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.

E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli – per mangiar con le amiche pizza e fagioli – ma non la digeriranno mai – vorranno un diamante o una fiction in Rai. Ognuna col suo book – ognuna col procuratore – ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh.

Voglio una villa maleducata – dove sposare una disoccupata – voglio un Paese che se ne frega – e guarda i tiggì senza fare una piega – voglio un Paese che sia pieno di tordi – li voglio ciechi muti e pure un poco sordi – voglio un Paese che di me non si scordi.

(Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).

etologia e uragani

Una farfalla batte le ali in Nuova Zelanda e un uragano si stiracchia dalle parti del golfo del Messico. Un alligatore puttaniere, agita la coda scagliosa in due palmi d’acqua,  l’ occhio si socchiude tra una nuvola di fango: la tempesta s’avvicina. Dove scoppierà ?

Attente agli stagni, marmottine supplì.

frontiera europa

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6064&ID_sezione=&sezione=#

http://www.articolo21.info/8567/notizia/berlinguer-uomo-del-futuro.html

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=241

avviso ai navigati

Alzando il vermentino di Argiolas, tra una colonna e la tua testa, vedo la facciata di pietra rosa scolpita: fasci, mascheroni e grottesche.

Chi c’era, allora, lavorò e non capì.

A nessuno viene insegnato a capire prima del tempo. E’ così che si diventa vecchi senza saperlo, chè quando si capisce, l’orizzonte si spiaccica sulla parete e le congiuntive si inumidiscono per dispetto di ciò che non si è fatto.

Come lo racconti che non è ancora età? Puoi dire che gli anni non sono placide partite a carte, ricordi contraffatti, onestà nuove di zecca e troverai un sacco di persone disposte a crederti.

Solo l’incoscienza ci salva da noi stessi e non è questa il sintomo di un’età che non si chiude. Basta giocare e alzare la posta. Da incoscienza a incoscienza.

Sarà, ma non mi è mai sembrato ieri sufficiente, oggi è ancora un poco stretto: assomiglio al mare, rielaboro disastri e confondo i rottami d’onda con creste di schiuma.( Conosco questo disgraziato da talmente tanto tempo che ogni gesto dovrebbe essere almeno noto ed invece ogni volta è diverso)

In fondo l’esperienza lascia più cicatrici che insegnamenti e se qualche merito abbiamo accumulato è nella plurima natura che ci libera dalla noia.

Beviamo. In questo palazzo di mascheroni e fasci c’è protervia e ossequio: l’allegria dei servi.

Libera nos.

Libera nos.

 

Ciò che accade nel nostro paese riguarda molto una generazione: quella che oggi detiene il potere, il denaro, la cultura. Per chi dissente sarebbe facile rifugiarsi nella lettura, nel bello, nelle capacità acquisite. E’ la tentazione ricorrente per uscire dal maleodorante liquido che ci immerge: privato, critica, autocelebrazione del come eravamo. Questo in una giovinezza senza fine, incurante del bello se non come uso. Gli esempi che riceviamo ci confermano sino all’incapacità di comprendere che comunque gli anni compensano il dileggio solo col denaro o la paura.

In questa consapevolezza di sè e di ciò che sta attorno si consumano i miei discorsi da bar, a volte soliloqui: non ho soluzioni e neppure certezze. Solo la consapevolezza che ciò che accade non è buono. E neppure nuovo. Provate a pensare alla miscela che si è creata tra età, potere, mancanza di ricambio generazionale, stanchezza dei dissenzienti, assenza di linguaggio comune, autoreferenzialità. Una generazione – la mia- afona, sola, con l’alternativa della cultura, ma incapace di comunicare i suoi valori.

Potrei dire non che è più un problema, ad altri la conquista del palazzo d’inverno, ma oscilliamo tra personale e collettivo e la nostra maledizione è che abbiamo gli strumenti per comprendere la nostra sconfitta.

portolano 11

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6040&ID_sezione=&sezione=

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6043&ID_sezione=&sezione=

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6042&ID_sezione=&sezione=

Ti Amo Tax

Contro l’uso sconsiderato della parola amore e per capire cosa si è disposti davvero a spendere per il suo utilizzo, proposta di legge popolare per l’istituzione della T.A.T. i cui ricavati saranno destinati al ripiano del debito pubblico. Lasciamo al ministro Brunetta il compito di fare gli studi di settore con l’attribuzione di un coefficiente minimo di esercizio.

portolano 10

http://download.repubblica.it/pdf/2009/due_giugno_donne.pdf

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200905articoli/44186girata.asp

http://velvet.repubblica.it/dettaglio/ho-sposato-un-deficiente/59375?page=1

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/prof-crocifisso/sospeso-questionario/sospeso-questionario.html

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-4/volto-del-potere/volto-del-potere.html

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6022&ID_sezione=&sezione=

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

http://www.unita.it/rubriche/Travaglio

http://www.unita.it/rubriche/cotroneo

http://concita.blog.unita.it//Assediato_da_se_stesso_440.shtml

http://concita.blog.unita.it//La_macchia_della_vergogna_423.shtml

canto al comunitario

Stasera elevo un canto al comunitario che m’ha fregato lo specchietto retrovisore dall’auto. Abita vicino, italiano, non parcheggia distante e non ha trovato altro modo di rimettere in sesto il suo specchietto se non fregandosi il mio.

Sei stato maldestro, caro mio: hai tranciato un cavo del motorino e quindi metterai a posto un’auto che non sarà mai a posto. Se  ti avessi trovato ti avrei riempito di botte per il tempo che mi farai perdere, ma anche per la tua stupidità.

Ehi dico a te: se rubi almeno fallo bene.  E sai perchè penso che sei italiano come me? Perchè la mia è un’auto aziendale da dirigenti come la tua e se un ladruncolo deve rivendere un pezzo di ricambio per campare, lo toglie senza guastarlo. Ma di una cosa ti devo ringraziare, che questo mi conforta sulla inconsistenza delle chiacchere della liga sulla legalità. La legalità è un problema nostro e se vogliamo che sia regola dovremmo applicarlo anzitutto a noi.

Per i pensieri positivi ti dedico questo canto, comunitario italiano disattento, solo per questi, ma se ti puoi permettere un’auto costosa non fare il pezzente. Domani cambio il pezzo e statte accuorto.

Nico Orengo

Fu di farfalla il battito

leggero, una ferita

che si allargò nell’aria,

un segno di matita

sospeso come un’onda

che s’incanta nel timore

di una riva

Nico Orengo, «Canzonette di mare»

Di Nico Orengo amavo il tratto gentile, la battaglia per gli angoli della Liguria uccisi dall’improvvida ricchezza, gli odori che le parole trasmettevano e il sole che non si negava nel concludere.