Io non sono nero per caso.
Così il cav ha esordito nel suo saluto alla nazione.
E’ stata una scelta di campo, e quando gli altri erano rossi io già ero nero. Per la cronaca ogni giorno mi abbronzo, e mi consentano, non si badi alle apparenze, se sono mezzo bianco e mezzo nero, è perchè lo faccio la notte durante le altre attività di governo. Quelle che ogni capo dovrebbe fare per mantenere alto il prestigio del paese.
Guardando l’immensa platea ha aggiunto:
E gioco a minibasket con gli amici. Anche voi dovete giocare a minibasket e fare come me che mi sono comprato tutte le squadre e i giocatori. Adesso tutti mi vogliono bene e mi passano la palla. E quando non me la passano me la porto via, la palla, perchè quelli che non mi fanno giocare come voglio, sono comunisti e guastano il gioco di squadra.
Un ex piazzista di obbligatresh tripla A ha intonato uno spiritual napowaste e come un sol uomo, gli astanti si sono alzati mettendo la mano sul portafoglio (non si sa mai con tutti i comunisti ancora in giro). Sui volti ancora pallidi, lacrime e sorrisi si mescolavano alle parole: Tu sei l’unto, madò come sei unto.
Il coro possente è stato ricamato dalle parole del cav: tutti, dico tutti, cominceremo ad abbronzarci nei campi di cotone, questo è l’orizzonte per questo paese, finalmente affrancato dall’istruzione, dal lavoro, dalla spesa quotidiana. E perchè no, anche dal trasporto aereo. Perchè voi siete già oltre il progresso e non avete un nero al comando, ma un capo che vi farà tutti neri.
Nelle prime file un ministro e un ex ministro applaudivano freneticamente dicendo: è tornato, sì è tornato.