Le camere d’albergo s’assomiglian tutte.
Anche in quelle a super stelle.
riempite di gentilezza finte,
d’amori di paglia e gadget,
l’odore non va via.
Odorano di polvere,
di moquette intrecciate al tempo
delle vite di chi vi ha respirato
e I muri hanno guardato muti
muoversi le passioni
ma ne conoscevano il tempo
e la pazienza necessaria
a lasciar vivere se stessi.
Quante volte cuori e parole hanno ecceduto,
le solitudini silenti hanno bevuto fino a tardi,
i pensieri sfociati in confusioni
sempre ardue da onorare.
Le passioni hanno l’odore del sapone di Aleppo e di Marsiglia,
è grasso e soda messe a bollire
e poi colate in candidi
parallelepipedi di buono.
Sanno di infanzia senza calcolo,
di pranzo assieme,
dei no pronunciati senza tema,
il resto che si è svolto
è stata vita e stanchezza senza sonno.
Diceva il cameriere al piano,
che nella stanza del solista non mancano mai i fiori,
coprono l’odore delle sale da concerto,
i colpi di tosse nei pianissimo,
la passione costruita pezzo a pezzo
e mai capita per davvero,
ma poi stesi si sente tutto
e il passato strattona ogni presente.
La stanza a fianco celebra allegrie:
è quello che non hanno udito
che odora dentro.
Strana cosa il ricordo
dev’essere Il suo odore a non avere
un luogo.
Un luogo vero,
che lascia stare,
ma non demorde e non si lava via.
Stupendo come cogli l’olfatto, senso più primitivo e più legato alla memoria emotiva, e che attraverso le camere d’albergo, ci conduci tra passioni, solitudine e ricordi che non hanno un luogo dove adagiarsi. Bella! Buongiorno Willy. 🙂
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Grazie Frida, l’olfatto è un senso, assieme al tatto che spesso mi guida. Buon giorno e buon inizio di settimana Frida. 🤗
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