
Credo alla carezza del vento
che accompagna nell’aria le foglie,
credo all’acqua che canta
mentre gentile riga la terra,
credo alle radici
che abbracciano l’oscuro e la roccia
mentre nutrono il cielo di verde.
Credo alla fossile spirale
innalzata dal mare
per essere pietra di cima,
credo nel respiro della notte stellata
che ristora lo sguardo
stanco del giorno.
Credo negli orizzonti
che mutano al tramonto
e risorgono all’alba
vestiti a festa dalle stagioni.
Credo nel rispetto
che ascolta e che guarda
mentre mormora un canto,
tra labbra che sperano,
ed è quasi una grata preghiera.
È un bel credere. Mi ha colpita.
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Bellissima 🌟
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È una bella poesia ma la poesia, secondo me e sicuramente sbaglio, ha l’obbligo di dire il vero. Il tuo impegno è portare la speranza ma dietro la speranza non si dovrebbe nascondere la verità. Vuoi portare il “bello”, non so se è una cosa che fai spontaneamente o se costruisci per amore dell’altro. So che queste belle poesie rischiano di portare all’indifferenza quelle persone che non vogliono vedere gli orrori di questo mondo. C’è chi parla solo di se stesso, c’è chi vuole imbastire una umanità che sta scomparendo nel cuore dell’uomo, c’è chi scava nel dramma per denunciare che siamo senza soluzioni. Senza una via d’uscita e di conseguenza, senza un ritorno alle cose in cui giustamente crediamo. 🤗 Per questo non ami leggermi e viceversa. 😘 Buona giornata e tutto il bene. (Non fraintendere il commento. È di natura benigna)
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Cio che per me è vero Nadine, può non esserlo per altri. La poesia, quella vera, dovrebbe parlare a tutti. Per questo non considero ciò che scrivo, poesia alta, quella che serve a tutti, ma sguardo esterno e stato di comprensione di me. Le mie scelte di vita mi portano a occuparmi della realtà, di vederla per proporre di mutarla, fare e realizzare o almeno resistere e ci sono i luoghi per farlo, ma per questo dovrei negarmi la percezione di ciò che vedo bello nel mondo? E non è forse questa una motivazione ulteriore ad affrontare la negazione dell’umano e coltivare una speranza? La mia risposta è positiva e personale e conosco bene i miei limiti nel percepire e nel dirlo. Ho bisogno di vedere il bello, come tutti. Leggo molto, e ti leggo con attenzione ammirata per la bellezza di quanto doni con grande generosità. C’è molto di bello nel web che aiuta a capire e le mie scelte cercano ciocche sento affine, come tutti credo. Faccio fatica a commentare oltre a dire che è bello e che mi piace perché non ne sono in grado. Farei perifrasi che non dicono ciò che per me conta, ovvero che ciò che ho letto non solo mi è piaciuto ma mi ha mosso a sentire dentro di me bellezza. Ma questo è un fatto personale, non spiega lo scrivere, ma è sintonia muta e a me da molto perché ciò che è stato detto prosegue in me. Buona giornata Nadine e grazie per l’occasione di dire perché scrivo.
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Accolgo questa tua visione come si accoglie una luce che rende visibili le cose minute, Roby. Qui dentro ci sarebbe bisogno di critica, oltre il solito like. Il mio non era un giudizio, era una critica che approfondiva l’importanza della parola, sperando sempre che sia la poesia a salvare il mondo. E te lo dice una che fino a ieri giocava con i suoi personaggi. Se comunque le parole ti hanno fatto compagnia, anche solo per un tratto, allora hanno compiuto il loro piccolo miracolo. Per me Le parole, quando trovano orecchio e respiro, smettono di essere mie. Diventano un luogo comune nel senso più alto: uno spazio condiviso dove il pensiero può sostare senza difese. (Ti sento, sei già supercorazzato). La scrittura, così, continua a fare il suo lavoro antico: tenere aperta la ferita, e insieme vegliarne la guarigione. C’è sempre qualcosa da guarire, se lo si nasconde in un cielo stellato, come si fa. 🤗 Comunque ognuno scriva quello che sente.
È giuto.
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Penso che la parola ferisce come risana. Addirittura a volte la parola guarisce. Ma tu questo lo sai bene. Dici che sono luogo comune e spazio condiviso, è quello che penso, come penso che cerchiamo nelle parole, ciò che ci esprime. C’è sempre qualcosa da guarire. 😊
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