la memoria dell’acqua

Nella sera un arco rosso
intriso di emozioni,
nel canale gli uccelli,
rompono il ghiaccio davanti ai nidi:
con un suono di vetro, senza echi.
Forse l’acqua ricorda la sua morbidezza,
l’esser stata pioggia sul tetto,
e poi il lento fluire.
Nel meriggio il sole accarezzava l’ombra,
scavava immagini sepolte nel tappeto,
poi cercava tra il bianco del soffitto,
e bussava ai vetri
spargendo polvere nell’aria.
Aveva il suono sommesso,
del ricordo che fatica,
della carezza attesa.
Il tempo è acqua, conchiglia e mare,
onda limpida che trascina,
maceria di vita
e attesa d’essere altro
senza memoria dello sconosciuto nuovo.

7 pensieri su “la memoria dell’acqua

  1. Immergi tutto in un sogno d’acqua,
    dove il mare non è più un luogo,
    ma una creatura che respira accanto a te
    e ti riconosce.
    Trasformi l’onda in una figura che ti somiglia,
    come se il mare avesse preso la tua voce
    e la spingesse avanti,
    in un movimento che non conosce sconfitta.

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