trovare il filo

trovare il filo

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C’è eroismo nel perseguire l’inutile. Concedere alla vita imposta solo il necessario e poi tenere il resto per sé, per seguire un daimon troppo spesso conculcato e vilipeso e così ricondotto ad una dimensione conchiusa, domestica. Non è forse quella la dimensione in cui nascono i segreti, prima personali e poi condivisi dall’evidenza, prima che dalla necessità e dal ragionamento, e che escono a stento? Così sulla parete si allineano un numero imprecisato e impressionante di piccoli barattoli di vetro tappati (Bormioli?), tutti uguali, su stretti scaffali di legno volutamente non verniciato. L’odore che si sente nella stanza è quello del truciolo e della resina mescolato con le abitudini, i riti, e forse i cibi, che certo appartengono ad una sfera  privata. I vasetti hanno contenuti illustrati da etichette scritte a mano con inchiostro stilografico e costringono ad avvicinarsi per leggere. Peccato perché l’effetto d’insieme così sfuma e si perde, ma non si può avere particolare e insieme allo stesso momento, bisogna lasciarsi prendere e basta. Ed è grandiosa la sensazione nella sua indeterminatezza.

Ci sono terra e sabbia di vari colori e provenienze, caratteri di piombo di tipografia, pezzetti di legno con tracce di dipinto e una parte di un viso, insetti vari immersi in un liquido, un pezzo di cemento del muro di Berlino, altri pezzi di altri muri, frammenti azzurri di azulejos, campanellini di argento e bronzo, piccoli animali di vetro, plastica, metallo, molte rocce e minerali classificati per genere e provenienza, cristalli, stoffe colorate diverse, classificate per fibra, raso di seta e damasco, carta scritta e spezzettata a frammenti larghi in cui si leggono pezzi di frase, tabacco in foglia e conciato, vetri multicolori a tasselli, tessere di mosaico, liquidi colorati, conchiglie piccole, semi differenti con l’indicazione della pianta, infiorescenze secche di aromatiche, spighe di cereali vari, piccoli meccanismi, diversi carillon, movimenti di orologi meccanici, quadranti di orologi di varia foggia, componenti elettronici prima della miniaturizzazione divisi tra resistenze, condensatori, diodi, transistor, mine di matite colorate, trucioli di legni diversi divisi per essenza, soldatini di plastica e di piombo, astronavi trovate nelle merendine di fine anni ’50, limature di vari metalli classificate per resistenza e durezza, calamite recuperate da oggetti diversi, calamite a ferro di cavallo, coriandoli di fotografie che rivelano particolari staccati dal contesto, foto ritagliate, celluloide a pezzi, fotogrammi, pellicole arrotolate, lenti di vetro, ditali di varie fogge, materiale e colore, piccoli solidi geometrici di cristallo, pennini, inchiostri, gomme consumate, gessetti, pastelli di cera, numeri di legno della tombola, lego, manine di bambole e burattini, perline da infilare, ruote dentate, piccolissime viti d’ottone d’orologeria, fili colorati e lampadine da presepe, piccoli frutti essiccati rossi, neri, bruni, verdi, pepe in grani multicolori, modellini d’auto, navi, aerei, monete metalliche di vari stati ed epoche, carta moneta, dadi, nodi diversi fatti con funi bianche, scaglie di colore puro, pezzi di domino di avorio (?), petali di fiori essiccati e boccioli, bacche, radici, fili colorati di rame a pezzetti, vasetti vuoti con scritto aria di varie provenienze, foglie secche di alberi diversi classificate per famiglia, piccoli biglietti rettangolari di treno o di tram di cartone spesso, biglietti da visita, fornelli di pipa di terracotta, ceramica, pannocchia, carte da gioco di varie città (solo fanti e cavalli ?), fiammiferi colorati, scatole di fiammiferi, parole ritagliate, molti vasetti di parole e numeri scritti su striscioline di carta sottile arrotolata, caratteri di lingue sconosciute, biglie di vetro con l’interno colorato, tappi corona di birre e bibite strane, tappi di champagne, lampadine per pile, fiocchi di fibre tessili varie. E molto altro ancora.

Bisogna trovare un filo, se c’è un filo, che unisce tutto questo. O una passione, o un’inquietudine che si placa, o una mania. Qualcosa c’è, ed è la cifra di una vita, qualcosa di molto intimo che non ho avuto l’impudenza di chiedere, e così ho detto quello che pensavo: che meraviglia.

2 pensieri su “trovare il filo

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