il nome cambiato

Dei Lorenzo che apprendevo,

col procedere degli anni,

mi piaceva il nome

prima delle imprese

e il muovere labbra, lingua e bocca

nel dirlo. 

E fosse la gloria della della nascita d’un regno,

oppure il difficile dipingere

tra grandi che offuscavano il grande,

o anche solo il chiamar l’amico,

che d’estate risplendeva al mare,

nei crocchi desiderosi d’altro che d’azzurro,

quel suono l’ associavo al mio

e lo ascoltavo dalla voce 

pronunciarlo prima del cognome, 

ma poi, infine, tornavo sul suono mio usato,

e mi dicevo che al più l’avrei sostituito con Andrea, 

che pur privo di gloria aveva un fascino 

di sensuale attendere, 

come se il riposo oltre l’amore

fosse già inscritto nel nome

e aspettasse d’esser sussurrato piano 

tra i rossori che imperlavano i corpi

dopo l’estasi sognata:

così pensavo sarebbe proseguito il piacere

nel solo essere chiamato con amore.

Erano pensieri di quell’età in cui tutto è possibile

eppure arduo,

dove il giorno ancora non ha abitudini

e il nuovo suscita scontata meraviglia,

e così anche il nome mutava

per diventar davvero mio,

nel gioco serio del riconoscersi, 

tra l’irrompere di nuovi desideri.

 

5 pensieri su “il nome cambiato

  1. Ciao,mai interessata a fossati ma,quel “cambiar di nome”ha un qualcosa di familiare che tocca sempre un pò. Hai scrittura facile e ricco viaggio. Complimenti. Mirka (Bianca 2007)

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