Dei Lorenzo che apprendevo,
col procedere degli anni,
mi piaceva il nome
prima delle imprese
e il muovere labbra, lingua e bocca
nel dirlo.
E fosse la gloria della della nascita d’un regno,
oppure il difficile dipingere
tra grandi che offuscavano il grande,
o anche solo il chiamar l’amico,
che d’estate risplendeva al mare,
nei crocchi desiderosi d’altro che d’azzurro,
quel suono l’ associavo al mio
e lo ascoltavo dalla voce
pronunciarlo prima del cognome,
ma poi, infine, tornavo sul suono mio usato,
e mi dicevo che al più l’avrei sostituito con Andrea,
che pur privo di gloria aveva un fascino
di sensuale attendere,
come se il riposo oltre l’amore
fosse già inscritto nel nome
e aspettasse d’esser sussurrato piano
tra i rossori che imperlavano i corpi
dopo l’estasi sognata:
così pensavo sarebbe proseguito il piacere
nel solo essere chiamato con amore.
Erano pensieri di quell’età in cui tutto è possibile
eppure arduo,
dove il giorno ancora non ha abitudini
e il nuovo suscita scontata meraviglia,
e così anche il nome mutava
per diventar davvero mio,
nel gioco serio del riconoscersi,
tra l’irrompere di nuovi desideri.
bello. dolcemente malinconico. la canzone è parte della mia vita. un saluto
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Ciao,mai interessata a fossati ma,quel “cambiar di nome”ha un qualcosa di familiare che tocca sempre un pò. Hai scrittura facile e ricco viaggio. Complimenti. Mirka (Bianca 2007)
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Un grande Fossati
che canta l’amore come solo i cantautori san fare…
e bene accompagna la tua scrittura…
buona giornata
.marta
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buona notte ormai, Marta, grazie 🙂
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condividiamo un pezzetto di vita, grazie Rossella 🙂
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