doveva essere un caffè

doveva essere un caffè

Doveva essere un caffè, ne sono uscite tre ore di conversazione fitta, lacrime, sorrisi pochi. Gli è tardi, mi aspettano, ciao, vai pure, ci vediamo presto, si sono susseguiti. Come i se chiamo posso restare un’altra mezzora, vuoi? Sì, devo chiamare anch’io, avevo un appuntamento. Qui mi conoscono, mi chiederanno delle tue lacrime. Non importa, agli uomini viene perdonato anche quello che non fanno. I tuoi mesi mi sono passati davanti, ciò che ti ha conquistato, il bisogno che avevi, la solitudine scoperta improvvisamente. Sembra tutto eccezionale ciò che ci accade, e lo è. Le storie si annodano finché la vita diventa una rete e ci si ritrova dentro. Ma tu non volevi scappare, ti sei però accorta che dentro la rete c’eri solo tu. Basta dire di no. Quante volte ce lo siamo ripetuti al telefono. quando ancora telefonavi. Difficile dire di no quando si sta bene. Poi il silenzio, per mesi, come fossi andata via. E lo eri. Via da te, non ti vedevi più. Mi hai raccontato che lo specchio non ti rifletteva, lì dentro c’era un’altra. I racconti evidenziano le difficoltà, i dolori, le gioie sono sempre un po’ in disparte. Di certo devi essere stata felice, e credo pure molto. Te lo dico e mi guardi stupita, come non avessi colto il tuo star male, poi convieni che ci sono stati momenti così intensi e pieni di possibilità che tutto sembrava fatto. Le vite attuali si combinavano con quelle future, c’era un mettere assieme che stupiva per il suo incastrarsi e fare un tutt’uno. Un puzzle a quattro mani. Sarà per quello che ciò che è chiaro sin dall’inizio viene sparato innanzi nel tempo? Che il vivere il momento ad un certo punto non soddisfa più e si chiede cosa c’è oltre? Una domanda di troppo, trattenuta a lungo, e infine posta. E tutte le fragilità emergono. Poi il dibattersi sulla riva, manca l’acqua per nuotare, manca il mare.

Mettere le cose in fila, parlare, fa bene, non sei meno triste, però le cose, i fatti acquistano un senso. Non sono un osservatore oggettivo, sono sempre stato spudoratamente dalla tua parte, e se ti ricordo che hai visto ciò che ti era necessario, nessuno potrà mai rimproverarti per questo. Anche essere ciechi fa parte dell’innamoramento. Caffè e cioccolata si freddano, tra parole e pezzi di vita messi in comune, fuori è buio, dovevi cercarmi prima, ti dico. Ma capisco che non sarebbe servito, quasi tutto ha un tempo, anche i bisogni e l’urgenza improvvisa di cercare nelle rubriche telefoniche dopo che il pensiero ci ha riportato a qualcuno. 

3 pensieri su “doveva essere un caffè

  1. A volte non si sa neppure se si entra in un bar per un caffè. Si prende invece un calice di Franciacorta. Piace e fa girare anche la testa. Così si desidera un piatto di gnocchi alla sorrentina gustati in tutta semplicità,non al bar,ma a un desco che ricordi un pò quello dei primi tempi antichi quando mani amorose ce lo anticipavano prima con l’odore. Anche qui altra associazione che mi ricorda gambe lunghe di gazzella e magre per il troppo arramicarsi sugli alberi o per fame mai sazia. Mirka

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...