dialogo sull’invisibilità

dialogo sull’invisibilità

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“Ieri sera a cena ho provato la sensazione di essere trasparente, come non ci fossi. E non è la prima volta. Parlavo, qualcuno mi pareva rispondesse, si rideva, mangiavamo, si beveva molto vino rosso. Chissà perché c’è questa mania del vino rosso. Poi alla fine mi sono accorto che parlavamo tutti assieme e nessuno mi ascoltava davvero. Così ho riprovato la sensazione che si aveva da adolescenti, ossia che gli altri non ti vedessero proprio.” 

“Credo sia un problema dell’età, ci sono stagioni in cui vorremmo più attenzione, essere ascoltati davvero. Accade anche a me di fermarmi di colpo perché ho la sensazione di parlare al vuoto. Che gli altri stiano pensando ai fatti loro e che sia al più la cortesia a impedire loro di girarsi e mettersi a parlare d’altro. Così cambio gli argomenti, cerco qualcosa di interessante. O almeno mi pare. Ma non è così, in realtà se non dico quello che penso annoio anche me stesso e così sto zitto. O si parla troppo o si sta zitti, non c’è misura. E così si diventa invisibili.”

“Il problema è quando ti accorgi che non ti ascoltano neppure più nei negozi, che i commessi non ti badano…”

“Quando succede a me verrebbe da spaccare qualcosa, tirare un urlo. E’ così priva di rispetto per le persone, la disattenzione…”

“In realtà l’attenzione si concentra tra persone che si cercano, quando la perdi significa che non hai più fascino, quindi puoi non esistere. Sei in più. Mi colpisce questa cosa perché la sento ineluttabile, come avvenisse per una legge di natura, ma non è così. Forse si determina quando si è persa importanza, ruolo, ma quand’è che noi cominciamo a sentire che si perde visibilità? Quando si esce dal lavoro? Quando si deve ancora entrare? Quando vorremmo un amore e non ce l’abbiamo? “

“Sai penso che bisognerebbe condividere uno stato con chi ci sta attorno. Comunicare qualcosa. E invece si comunica sempre meno, non significa avere le stesse idee, ma essere parte di un interesse. Ma se anche le commesse non ti badano, di cosa vuoi far parte…”

“Posso fregarmene, sto bene per conto mio, ma lo so che non è così, ho bisogno di comunicare, scambiare con gli altri. Solo che la cerchia si restringe sempre più e si diventa sempre più esigenti. Introspettivi. Così quelli che conosci ti conoscono a memoria come tu conosci loro e non sorprendi più. In fondo anche loro tu li ascolti meno, perché sai già cosa diranno…”

“Il fatto è che perdiamo sicurezza di noi stessi, come non ce l’avevamo a 18 anni. E questo si sente. Siamo animali negli istinti e il branco sente se conti. Se non conti ti rende invisibile. Bisognerebbe puntare i piedi, lottare per imporsi, ma si diventa ridicoli. Ecco, al ridicolo preferisco essere trasparente. “

“Basta non essere noiosi, in questo dovremmo impegnarci. Non annoiare noi e gli altri. Abbiamo molto che non c’era a 18 anni, una vita, dei percorsi, capacità di giudizio, sicurezze che allora non c’erano. E insicurezze nuove, con quelle dovremmo misurarci.”

“Lo sai che questa dell’invisibilità è una soglia che si sta abbassando? Parlavo con un’amica che ha poco più di 40 anni e si lamentava di non avere più l’attenzione a cui era abituata. Forse pesa l’aspetto fisico, ma non è solo questo, le manca la battuta, il parere richiesto, la cortesia ripetuta. Anche lei mi diceva che a volte le sembra di essere invisibile.”

“E’ il vivere così come l’abbiamo accettato che accentua tutto, ci porta verso competitività esasperate e se non ti imponi non sei nessuno. E a un certo punto vedi che tutto questo è vuoto, non ha nessun premio, solo l’attenzione perché rispondi a qualcosa. E quando lo capisci ti casca il mondo addosso. Diventa tutto relativo. 

“Già e invece le persone hanno bisogno di assoluti o di chi li faccia ridere per scordare chi sono veramente diventati. “

E invece noi gli assoluti li abbiamo persi per strada e per far ridere adoperiamo il paradosso: quello che ti mostra come sei davvero.”

“Forse è meglio approfittare dell’invisibilità e non pagare il conto di un vivere che non appartiene. Selezionare chi può capire davvero e lasciar perdere il resto. Che conta poco. Affrontare il rischio della solitudine, finché non si trova chi ascolta. E’ un buon discrimine per selezionare, per non accontentarsi.”

 

11 pensieri su “dialogo sull’invisibilità

  1. Con la tua frase
    “Forse è meglio approfittare dell’invisibilità e non pagare il conto di un vivere che non appartiene. Selezionare chi può capire davvero e lasciar perdere il resto. Che conta poco. Affrontare il rischio della solitudine, finché non si trova chi ascolta. E’ un buon discrimine per selezionare, per non accontentarsi.”
    ti sei già risposto da solo Will.

    Per cosa siamo importanti?
    Per l’immagine di noi che arriva agli altri (che può corrispondere a noi ma anche no), per il nostro ruolo o per quello che realmente siamo?
    Se l’essere “visibile” comporta il fatto che io non mi riconosca più, preferisco l’invisibilità per la massa e la visibilità e il contare per le poche persone importanti per me.
    Poichè non mi piace questa società dell’apparenza e della visibilità a tutti i costi.
    Non fa per me, forse sono nata nell’epoca sbagliata. 🙂

    Che sia una bella giornata Will
    con un sorriso

  2. A volte l’invisibilità la cerchiamo….forse anche involontariamente, con il nostro atteggiamento, creando muri invisibili ma invalicabili…… Sinceramente non sò cosa sia meglio 🙂

  3. Sono vere entrambe le considerazioni: meglio essere invisibili piuttosto che apparire per apparire ed è pure vero che inconsciamente ci si isola per qualche motivo che solo noi possiamo conoscere.
    Resta il fatto che la disattenzione per gli altri ci circonda e questa è l’invisibilità che fa male.

  4. E’ secondo me, la maleducazione a prescindere…, non si ascolta più, non si ha tempo, si vuole solo apparire… è raro avere l’attenzione se non quei pochi secondi che intercorrono, tra la richiesta e cenno di risposta a tratti sostituto da onomatopee….. Viviamo in una società che non comunica più, se non davanti ad un computer….e neanche tanto, pure li…. Troppo faticoso….!

  5. Qualche volta è capitato anche a me. Terribile. Anche perchè sapevo ch’era intenzionale. Da magone lì. Dopo…l’assoluta indifferenza e distanza. Fisica e interiore. Mirka

  6. Sembra che vi sia un cooperare Annalisa, tra la maleducazione e i presunti valori di una società che si basa sull’indifferenza. Ogni persona viene motivata a perseguire un sé funzionale all’economia e al controllo, il sé libero che si racconta viene visto come deviante. Ascoltare diventa rivoluzionario, come dare attenzione, altri modi di esserci. Grazie per la tua visita e commento, benvenuta.

  7. Chissà se è la visibilità che cerco. Penso di sì. Che siano i miei occhi a svelarmi però, che l’altro arrivi un passo dopo come specchio o lente che m’aiuta.

  8. Vorremmo essere invisibili solo in alcuni momenti, Pass, per il resto del tempo gestire la visibilità che poi significa essere visti, ricevere attenzione. Sarebbe interessante elencare i momenti in cui davvero si vorrebbe essere invisibili 🙂

  9. L’invisibilità, come tanti altri mali del nostro mondo, è causata dall’indifferenza che è ancora peggio della disattenzione (che può essere anche solo momentanea).

    A riguardo, permettimi Will di lasciare qui la seguente frase che mi piace moltissimo ed è assolutamente vera:
    Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
    Antonio Gramsci, Indifferenti, su La Città futura, 1917

  10. Grazie Ondina, è un pensiero che mi onoro di condividere, eppoi viene da una testimonianza, quella di Gramsci, che lasciò la vita a mostrarne la coerenza. Esserci, ascoltare, partecipare, indifferenti mai.

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